Frasi.Net
       

Tu sei qui: Frasi.net » frasi » cerca » sera

Cerca Sera nelle poesie

archivio frasi | autori | classifiche | commenti | cerca | scrivi frasi

Sono presenti 101 poesie. Pagina 2 di 6: dalla 21a posizione alla 40a.

Criteri di ricerca



 
categoriapoesie












 
qualsiasi
 
qualsiasi
 
giornoqualsiasi































 
mesequalsiasi












 
annoqualsiasi





















stelline voti: 24; popolarità: 4; 0 commenti

categoria: Poesie

Zingari


Forse è la vita vera.
Il carro dipinto,
i cavalli salvatici e docili, ebbri di vento,
le belle figlie in cenci,
la mensa a bivacco furtiva sotto gli astri,
la strada bianca del mondo.
Io tornero' nella prigione potente
dove comando
e sono comandato:
io sfrenero', di rabbia, i miei puledri ideali
sulla pista del sogno, a cuore morto,
a stanca sera:
e per l'amore
mendichero' la mendicante mia
a qualche buio di strada.
Io pago la carne con mano che sembra
chiedere anzi donare elemosina.
E la mia via
e' una rete di fogne
dove altro non luce che l'occhio del sorcio.
O Zingari, scoiatemi vivo,
allo spiedo arrostitemi
fra due tronchi di selva!
Sono un poverissimo figlio di civili
che adora la barbarie.

Paolo Buzzi - tratto da Aeroplani

stelline voti: 24; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Arsenio

I turbini sollevano la polvere
sui tetti, a mulinelli, e sugli spiazzi
deserti, ove i cavalli incappucciati
annusano la terra, fermi innanzi
ai vetri luccicanti degli alberghi.
Sul corso, in faccia al mare, tu discendi
in questo giorno
or piovorno ora acceso, in cui par scatti
a sconvolgerne l'ore
uguali, strette in trama, un ritornello
di castagnette.
E' il segno d'un'altra orbita: tu seguilo.
Discendi all'orizzonte che sovrasta
una tromba di piombo, alta sui gorghi,
più d'essi vagabonda: salso nembo
vorticante, soffiato dal ribelle
elemento alle nubi; fa che il passo
su la ghiaia ti scricchioli e t'inciampi
il viluppo dell'alghe: quell'istante
è forse, molto atteso, che ti scampi
dal finire il tuo viaggio, anello d'una
catena, immoto andare, oh troppo noto
delirio, Arsenio, d'immobilità...
Ascolta tra i palmizi il getto tremulo
dei violini, spento quando rotola
il tuono con un fremer di lamiera
percossa; la tempesta è dolce quando
sgorga bianca la stella di Canicola
nel cielo azzurro e lunge par la sera
ch'è prossima: se il fulmine la incide
dirama come un albero prezioso
entro la luce che s'arrosa: e il timpano
degli tzigani è il rombo silenzioso
Discendi in mezzo al buio che precipita
e muta il mezzogiorno in una notte
di globi accesi, dondolanti a riva, -
e fuori, dove un'ombra sola tiene
mare e cielo, dai gozzi sparsi palpita
l'acetilene -
finché goccia trepido
il cielo, fuma il suolo che t'abbevera,
tutto d'accanto ti sciaborda, sbattono
le tende molli, un fruscio immenso rade
la terra, giù s'afflosciano stridendo
le lanterne di carta sulle strade.
Così sperso tra i vimini e le stuoie
grondanti, giunco tu che le radici
con sé trascina, viscide, non mai
svelte, tremi di vita e ti protendi
a un vuoto risonante di lamenti
soffocati, la tesa ti ringhiotte
dell'onda antica che ti volge; e ancora
tutto che ti riprende, strada portico
mura specchi ti figge in una sola
ghiacciata moltitudine di morti,
e se un gesto ti sfiora, una parola
ti cade accanto, quello è forse, Arsenio,
nell'ora che si scioglie, il cenno d'una
vita strozzata per te sorta, e il vento
la porta con la cenere degli astri.

Eugenio Montale

stelline voti: 14; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Il carnevale di Gerti


Se la ruota si impiglia nel groviglio
delle stesse filanti ed il cavallo
s'impenna tra la calca , se ti nevica
fra i capelli e le mani un lungo brivido
d'iridi trascorrenti o alzano i bambini
le flebili ocarine che salutano
il tuo viaggio e i lievi echi si sfaldano
giù dal ponte sul fiume
se si sfolla la strada e ti conduce
in un mondo soffiato entro una tremula
bolla d'aria e di luce dove il sole
saluta la tua grazia-hai ritrovato
forse la strada che tentò un istante
il piombo fuso a mezzanotte quando
finì l'anno tranquillo senza spari.

Ed ora vuoi sostare dove un filtro
fa spogli i suoni
e ne deriva i sorridenti ed acri
fumi che ti compongono il domani;
ora chiedi il paese dove gli onagri
mordano quadri di zucchero dalle tue mani
e i tozzi alberi spuntino germogli
miracolosi al becco dei pavoni.

(Oh , il tuo carnevale sarà più triste
stanotte anche del mio , chiusa fra i doni
tu per gli assenti:carri dalle tinte
di rosolio , fantocci ed archibugi,
palle di gomma , arnesi da cucina
lillipuziani:l'urna li segnava
a ognuno dei lontani amici l'ora
che il gennaio si schiuse e nel silenzio
si compì il sortilegio.E' carnevale
o il dicembre s'indugia ancora?Penso
che se muovi la lancetta al piccolo
orologio che rechi al polso , tutto
arretrerà dentro un disfatto prisma
babelico di forme e di colori...)

E il natale verrà e il giorno dell'anno
che sfolla le caserme e ti riporta
gli amici spersi e questo carnevale
pur esso tornerà che ora ci sfugge
tra i muri che si fendono già.Chiedi
tu di fermare il tempo sul paese
che attorno si dilata?Le grandi ali
screziate ti sfiorano , le logge
sospingono all'aperto esili bambole
bionde , vive , le pale dei mulini
rotano fisse sulle pozze garrule.
Chiedi di trattenere le campane
d'argento sopra il borgo e il suono rauco
delle colombe?Chiedi tu i mattini
trepidi delle tue prode lontane?

Come tutto si fa strano e difficile
come tutto è impossibile , tu dici.
La tua vita è quaggiù dove rimbombano
le ruote dei carriaggi senza posa
e nulla torna se non forse
in questi disguidi del possibile.
Ritorna là fra i morti balocchi
ove è negato pur morire;e col tempo che ti batte
al polso e all'esistenza ti ridona,
tra le mura pesanti che non s'aprono
al gorgo degli umani affaticato,
torna alla via dove con te intristisco
quella che mi additò un piombo raggelato
alle mie , alle tue sere:
torna alle primavere che non fioriscono.

Eugenio Montale

stelline voti: 9; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Frammenti


Talvolta quando al tramonto
passeggio stanco pel Corso
(ch'e' vuoto), uno che incontro dice, forte,
il mio nome e fa: "buona sera!"

Allora d'un tratto, li sul Corso ch'e' vuoto,
m'imbatto stupito alle cose d'ieri
e sono pur io una cosa col nome.

Quando ti stringo la mano e tu ripigli
sicuro
il discorso di ieri,
non so qual riverbero giallo di ambigua
impostura
colori di dentro l'atto di me che t'ascolto.
Fingo d'essere con te e non ho cuore a dirti
d'un tratto: "Non so chi tu sia!" Amico, in verita',
non so chi tu sia.
E come tu vuoi ch'io rinsaldi l'oggi all'ieri
labbra d'abisso,
ferita divaricata dell'infinito?

Mi fermi per via chiamandomi a nome,
col mio nome di ieri.
Ora cos'è questo spettro che torna
(l'ieri nell'oggi)
e questa immobile tomba del nome?

Tepido letto del nome, sicura casa dell'ieri!
Soffice lana dei sofferti dolori,
sosta ombrosa delle gioie lontane.
Nave sul mare.
Zattera di naufraghi.
Ma l'oggi e', via, come una cateratta aperta.
Nubi cangianti nell'abissale cavo del cielo.

Non v'e' altro eterno che l'attimo.

Pietosamente mascheri alla mia
disperazione la tua felicita'.

Sei chiuso nella tua gioia com'io
nel mio dolore.

Dallo scoppio della mia gioia,
come una ferita, il tuo soffrire.
Compiuto il mio desiderio, con stupefazione,
ecco il tuo pianto.

Ma ciascuno si dibatta nel suo oggi,
carcerato nella cella.

Giovanni Boine

stelline voti: 10; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Lavorare stanca

I due, stesi sull'erba, vestiti, si guardano in faccia
tra gli steli sottili: la donna gli morde i capelli
e poi morde nell'erba. Sorride scomposta, tra l'erba.
L'uomo afferra la mano sottile e la morde
e s'addossa col corpo. La donna gli rotola via.
Mezza l'erba del prato è così scompigliata.
La ragazza, seduta, s'aggiusta i capelli
e non guarda il compagno, occhi aperti, disteso.

Tutti e due, a un tavolino, si guardano in faccia
nella sera, e i passanti non cessano mai.
Ogni tanto un colore più gaio li distrae.
Ogni tanto lui pensa all'inutile giorno
di riposo, trascorso a inseguire costei,
che è felice di stargli vicina e guardarlo negli occhi.
Se le tocca col piede la gamba, sa bene
che si danno a vicenda uno sguardo sorpreso
e un sorriso, e la donna è felice. Altre donne che passano
non lo guardano in faccia, ma almeno si spogliano
con un uomo stanotte. O che forse ogni donna
ama solo chi perde il suo tempo per nulla.

Tutto il giorno si sono inseguiti e la donna è ancor rossa
alle guance, dal sole. Nel cuore ha per lui gratitudine.
Lei ricorda un baciozzo rabbioso scambiato in un bosco,
interrotto a un rumore di passi, e che ancora la brucia.
Stringe a sè il mazzo verde - raccolto sul sasso
di una grotta - di bel capevenere e volge al compagno
un'occhiata struggente. Lui fissa il groviglio
degli steli nericci tra il verde tremante
e ripensa alla voglia di un altro groviglio,
presentito nel grembo dell'abito chiaro,
che la donna gli ignora. Nemmeno la furia
non gli vale, perché la ragazza, che lo ama, riduce
ogni assalto in un bacio c gli prende le mani.

Ma stanotte, lasciatala, sa dove andrà:
tornerà a casa rotto di schiena e intontito,
ma assaporerà almeno nel corpo saziato
la dolcezza del sonno sul letto deserto.
Solamente, e quest'è la vendetta, s'immaginerà
che quel corpo di donna, che avrà come suo, sia,
senza pudori, in libidine, quello di lei.

Cesare Pavese

stelline voti: 14; popolarità: 3; 0 commenti

categoria: Poesie

Semplicita'


L'uomo solo - che è stato in prigione -
ritorna in prigione ogni volta che morde
in un pezzo di pane.
In prigione sognava le lepri che fuggono
sul terriccio invernale. Nella nebbia d'inverno
l'uomo vive tra muri di strade, bevendo
acqua fredda e mordendo in un pezzo di pane.

Uno crede che dopo rinasca la vita,
che il respiro si calmi, che ritorni l'inverno
con l'odore del vino nella calda osteria,
e il buon fuoco, la stalla, e le cene. Uno crede,
fin che è dentro uno crede. Si esce fuori una sera,
e le lepri le han prese e le mangiano al caldo
gli altri, allegri. Bisogna guardarli dai vetri.

L'uomo solo osa entrare per bere un bicchiere
quando proprio si gela, e contempla il suo vino:
il colore fumoso, il sapore pesante.
Morde il pezzo di pane, che sapeva di lepre
in prigione, ma adesso non sa più di pane
ne' di nulla. E anche il vino non sa che di nebbia.

L'uomo solo ripensa a quei campi, contento
di saperli già arati. Nella sala deserta
sottovoce si prova a cantare. Rivede
lungo l'argine il ciuffo di rovi spogliati
che in agosto fu verde. Dà un fischio alla cagna.
E compare la lepre e non hanno più freddo.

Cesare Pavese - tratto da Lavorare stanca

stelline voti: 9; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

il mio io è come questo mare...irrequieto..vorrebbe spingersi oltre i limiti..oltre l'infinito..mi rifugio allora nell'antefatto del mio cuore..dove ci sei tu..mi assale così una tranquillità infinita.

sere

segnalata da sere venerdì 15 aprile 2005

stelline voti: 4; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Dal giorno alla notte.

Quell’attimo la mattina per vedere il tuo giorno, l’irripetibile insieme al consueto, e vedere chi ce’, come e quando, per capire il solito giorno, un altro; l’uomo scopre, ciò che il giorno conserva, adesso piangi, oppure fino a qui si ride. E poi la calura del pomeriggio, dove il tempo sembra fermarsi, per la sera che arriva improvvisa. La sera e’ la tenerezza che ha lasciato il giorno, la sera e’ qualcosa da decidere, mentre essa va, la sera e’ guardarsi intorno, per capire domani, e non vuoi immaginare ciò che hai deciso, la sera e’ il resto, mentre il resto continua. Ce’ sempre una festa in giro, di gente che gira, tra un saluto mancato e un incontro perfetto, di un uomo solo, in disparte, che ha capito con una frase, la sua, il perche della vita, e l’incertezza del domani. E’ difficile afferrare il domani, come non vuoi smuovere gli attimi della sera, quasi per non toccare il mistero; ma il mistero della vita non e’ oggi e domani, e’ uno solo, e si può capire soltanto alla sera della vita.

Antonio

segnalata da Antonio Paladini domenica 22 maggio 2011

stelline voti: 16; popolarità: 1; 0 commenti

categoria: Poesie

Ed è subito sera

Ognuno sta solo
sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole
ed è subito sera

Salvatore Quasimodo

segnalata da Pite domenica 26 maggio 2002

stelline voti: 21; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

E' sera

è sera, pur con la luna è sempre nera
e un moto di tristezza il core adombra
al pensier di ritornar nell'ombra

Chico

segnalata da Chico venerdì 28 febbraio 2003

stelline voti: 10; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

La sera sulla spiaggia

La spiaggia è deserta,
alla sera,
ma una luce
rischiara di Luna
la coltre
di morbida sabbia.

Ed altre...
rispondono a mare,
con voce roca
di pescatore,
scoprendo i riflessi
del cupo salato:

scintille scherzose
su iridescenti
misteri...
E tu, Mare,
in amore,
chiami la tua sabbia

... e ancora l'attiri
invocando,
con umidi baci,
il suo sapore
d’asciutto
tormento di sole.

FernyMax - tratto da fine '74

segnalata da FernyMax domenica 8 giugno 2003

stelline voti: 15; popolarità: 2; 0 commenti

categoria: Poesie

OGNI SERA...

Ogni sera mi addormento...
pensando al mare.
Ogni sera mi addormento...
pensando alla terra.
Ogni sera mi addormento...
pensando al fuoco che brucia nella vita di chi soffre.
Pensando a chi non ha mai potuto stare...
come me.
A chi non è riuscito mai a difendersi
e ha parlato col silenzio.
A un ragazzo che piange...
A una madre che soffre...
Ai problemi che distruggono una vita
conquistata con fatica...
fatta di tempi belli e brutti.
Ogni sera penso alla mia vita...
Penso a chi mi vuole bene, con la paura
di perdere chi ho amato e odiato.
Con la paura della gente, del mondo e di cio
che mi appartiene, ma non avrò mai...
Ogni sera mi chiedo cosa sta facendo il mondo e
cosa la vita mi chiederà domani...
Mi chiederà un giorno...
Ancora un giorno...

Cinzia

segnalata da Cinzia sabato 27 marzo 2004

stelline voti: 39; popolarità: 11; 0 commenti

categoria: Poesie

ED E' SUBITO SERA

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

QUASIMODO

segnalata da basilicom martedì 13 aprile 2004

stelline voti: 21; popolarità: 8; 0 commenti

categoria: Poesie

ALLA SERA

Forse perché della fatal quiete
tu sei l'immago a me sì cara vieni
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe all'universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensieri su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirito guerrier ch'entro mi rugge.

FOSCOLO

segnalata da basilicom martedì 13 aprile 2004

stelline voti: 4; popolarità: 1; 0 commenti

categoria: Poesie

Quella sera

Sola...
rileggendo tra vecchi diari...
ho visto un nome che mi risuonava familiare...
si era proprio il suo... il nome
di quel ragazzo che mi aveva illusa
e mi ha strappato via il cuore
senza neanche il mio consenso...
sola...
guardando quel film
che avevamo visto insieme alla prima uscita...
sola...
guardando le stelle
come avevamo fatto la sera prima che tu sparissi...
sola...
ma pur sempre con TE!

Alessia - tratto da Alessia

segnalata da Alessia martedì 22 giugno 2004

stelline voti: 4; popolarità: 1; 0 commenti

categoria: Poesie

Fotografie della sera

Mentre il sole accarezza lento e parco la pelle,
ascolto i placidi respiri che una tavola blu profonda m'offre:
un andare ed un venire di onde basse, leggere,
tra le quali i miei occhi senza alcuna resistenza,
sempre si perdono. Il gioco delle luci sull' acqua,
infestata dai soliti rifiuti umani, inebrianti gemme,
laddove non v'è più confine con il cielo, poichè ora,
solo una strada verso l'oltre eterno mi induce a vegliare,
a voler tornare al giorno prima, per attendere, forse,
un'inaspettata sensazione serena. Si fa tardi
eppure lascio i capelli alla brezza calda della prima sera.

EL11100568 - tratto da EL

segnalata da EL11100568 giovedì 22 luglio 2004

stelline voti: 13; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: poesie

UN SABATO SERA

Ci sono sere che non capisco
Se preferisco andare in disco
O finire in un chiosco
E poi come sempre finisco
Al solito posto.
Oppure non sapere dove
In una sera che piove
In una città dove tutto si muove
E lasciare che tutto diventi una sorpresa
Cosicchè la serata tanto attesa
Non ci farà venir voglia di tornare a casa.

Ci sono certe sere
Dove non puoi sapere
Se finirai a bere o vedere
Cosa alle quali non potevi credere.
E così un sabato sera
Può diventare un sogno che si avvera
Con quell’atmosfera
Di gioia e amicizia.

Il tragitto non è corto
Se vuoi ti ci porto
Col mio mezzo di trasporto
E vedrai ne avrai un ricordo
Che inizierà da quando salirai a bordo.
E se mi sforzo
Potrei farti divertire un mondo
In un secondo ti farei fare il giro del mondo
A due passi da qui.

Non te l’ho mai detto
Quanto è perfetto
Questo mondo che ci sta stretto
Quando sono con te.
In questo sabato sera
Di qualcosa che non c’era
Ma ora è qui con noi.

Fammi compagnia
Non andare via
Spero tu voglia restare a casa mia.
Ora finisco questa poesia
E poi scivoleremo via
Tra la realtà e la nostra fantasia
Di questa magia che ti ha fatta diventare mia.

LucaG - tratto da MyLyrics

segnalata da LucaG domenica 3 giugno 2007

stelline voti: 5; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: poesie

La Sera

E' sera,
lamentan fioche le luci sui cigli,
indicando al mondo la strada,
per non incontrar ostili
le anime dei tuoi sogni.

AP

Aldo

segnalata da Aldo venerdì 15 giugno 2007

stelline voti: 4; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

sera

Stò con te,
ma è già tardi,
la stanchezza mi prende,
gli occhi
si fanno pesanti,
la testa greve,
mi sforzo di ascoltarti,
ma parlo poco,
ed anche tu,
stai in silenzio,
ed hai dei momenti di mutismo;
non c’è molto da dire,
forse
non abbiamo voglia di pensare;
mi accontento di starti vicino,
di sentire
il tuo calore,
la tua voce,
di guardare il tuo profilo,
ed ho voglia di te,
di amarti;
e non vorrei andarmene,
per quanto sia stanco,
e un po’ provato,
le ore volano,
notte;
fuori è buio,
nebbia novembrina,
fa freddo,
e non si vede un anima;
stiamo vicini,
lottando contro il sonno;
vorrei dirti mille cose,
vorrei farti capire
cento cose;
convincerti,
ma non mi viene in mente
niente,
e la sera passa così..

stefano medel

segnalata da stefano medel martedì 24 novembre 2009

stelline voti: 2; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

La Sera

Al calar del sole rimiriamo i colori della sera

I nostri volti si distinguono a fatica ma non nascondono un sorriso
Siamo stati segnati dal viaggio ma non abbiamo perduto la speranza
I nostri cuori hanno sofferto ma son stati medicati dall’Amore

E ora che il giorno finisce
riusciamo a vedere con occhi nuovi
Ciò che abbiamo conosciuto e che siamo stati

Orsù leviamo lo sguardo
perché di fronte a questa bellezza
Non ci resta che abbracciarci e goderci l’infinito

segnalata da Anonimo mercoledì 13 ottobre 2010


1 2 3 4 5 6

 


Puoi eseguire la ricerca nel sito anche tramite Google:

Ricerca personalizzata


© 2000-2020 copyright
Per contattarci o saperne di più sul sito vieni al CENTRO INFORMAZIONI

63 ms 15:14 29 092020 fbotz1