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categoria: Poesie

Semplicita'


L'uomo solo - che è stato in prigione -
ritorna in prigione ogni volta che morde
in un pezzo di pane.
In prigione sognava le lepri che fuggono
sul terriccio invernale. Nella nebbia d'inverno
l'uomo vive tra muri di strade, bevendo
acqua fredda e mordendo in un pezzo di pane.

Uno crede che dopo rinasca la vita,
che il respiro si calmi, che ritorni l'inverno
con l'odore del vino nella calda osteria,
e il buon fuoco, la stalla, e le cene. Uno crede,
fin che è dentro uno crede. Si esce fuori una sera,
e le lepri le han prese e le mangiano al caldo
gli altri, allegri. Bisogna guardarli dai vetri.

L'uomo solo osa entrare per bere un bicchiere
quando proprio si gela, e contempla il suo vino:
il colore fumoso, il sapore pesante.
Morde il pezzo di pane, che sapeva di lepre
in prigione, ma adesso non sa più di pane
ne' di nulla. E anche il vino non sa che di nebbia.

L'uomo solo ripensa a quei campi, contento
di saperli già arati. Nella sala deserta
sottovoce si prova a cantare. Rivede
lungo l'argine il ciuffo di rovi spogliati
che in agosto fu verde. Dà un fischio alla cagna.
E compare la lepre e non hanno più freddo.

Cesare Pavese - tratto da Lavorare stanca

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categoria: Poesie

Rime, LIX

Quelle lagrime calde e quei sospiri,
che vedete ch'io spargo sì cocenti
da poter arrestar il mar co' venti,
quando avien ch'ei più frema e più s'adiri,
come potete voi coi vostri giri
rimirar non pur queti, ma contenti?
O cor di fère tigri e di serpenti,
che vive sol de' duri miei martìri!
Deh prolungate almen per alcun'ore
questa vostra ostinata dipartita,
fin che m'usi a portar tanto dolore;
perciò ch'a così sùbita sparita
io potrei de la vita restar fuore,
sol per servir a voi da me gradita.

Gaspara Stampa

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categoria: Poesie

Le sei del mattino


Tutto, si sa, la morte dissigilla.
E infatti, tornavo,
malchiusa era la porta
appena accostato il battente.
E spento infatti ero da poco,
disfatto in poche ore.
Ma quello vidi che certo
non vedono i defunti:
la casa visitata dalla mia fresca morte,
solo un poco smarrita
calda ancora di me che più non ero,
spezzata la sbarra
inane il chiavistello
e grande un'aria e popolosa attorno
a me piccino nella morte,
i corsi l'uno dopo l'altro desti
di Milano dentro tutto quel vento.

Vittorio Sereni - tratto da Gli strumenti umani. Uno sguardo di rimando

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categoria: Poesie

Natale

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Giuseppe Ungaretti

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categoria: Poesie

Moka


Nero. Più nero. Troppo nero.
Moka.
Il sonno ruzzola giù dalle scale
della stanchezza.
Una voglia pazza d'intorno
ai nervi,
gira, gira, gira.
Il desiderio - ginnasta incomparabile -
a salti mortali nel cervello.
Le idee: mazzi di fiori,
grandi, grandi,
senza gambo,
pigiati nel vaso del cranio.
Gli occhi smisurati in ridda
dietro profili di cose strane.
Benessere.
Strappo acuto.
Forse vertigine.
Subitaneo smarrimento.
Ripresa al galoppo, per ogni fibra,
dei turbini del caldo eccitante.
Infine massaggio di mani
di negre bruttissime
su tutta la pelle,
ilarità del passaggio leggero
di una mammella floscia lungo la schiena
Moka.
Nero nero.

Luciano Folgore - tratto da Ponti sull'Oceano

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categoria: Poesie

Sapro' annodarmi la cravatta a farfalla?


Sapro' annodarmi la cravatta a farfalla?
bilanciare d'un sol colpo le bretelle
dietro le spalle? questo non altro
diceva il me stesso turbato quando
il mattino saltavo piedi nudi sul loro letto
e assistevo al rito
accucciato nello stampo ancora caldo
ignorando la mamma cui stavo accanto
per il papà riflesso nello specchio
col rasoio a mano libera
su una guancia insaponata -
stranamente quel gesto veloce
mi ridava la stessa fiducia
della volta che mi tenne ben saldo tra le gambe
che mi tolse in due colpi le tonsille
e un fiotto del mio sangue
si rovescio' sullo specchio frontale
per un attimo accecandolo

Nelo Risi - tratto da Amica mia nemica

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categoria: Poesie

La melanconia


Fonti e colline
chiesi agli Dei:
m'udiro alfine,
pago io vivro'.
Ne' mai quel fonte
co' desir miei,
ne' mai quel monte
trapassero'.

Gli onor che sono?
che val ricchezza?
Di miglior dono
vommene altier:
d'un'alma pura,
che la bellezza
della natura
gusta e del ver.

Ne' può di tempre
cangiar mio fato:
dipinto sempre
il ciel sara'.
Ritorneranno
i fior nel prato
sin che a me l'anno
ritornera'.

Melanconia,
ninfa gentile,
la vita mia
consegno a te.
I tuoi piaceri
chi tiene a vile,
ai piacer veri
nato non e'.

O sotto un faggio
io ti ritrovi
al caldo raggio
di bianco ciel,
mentre il pensoso
occhio non movi
dal frettoloso
noto ruscel;

o che ti piaccia
di dolce luna
l'argentea faccia
amoreggiar,
quando nel petto
la notte bruna
stilla il diletto
del meditar;

non rimarrai,
no, tutta sola:
me ti vedrai
sempre vicin.
Oh come è bello
quel di viola
tuo manto, e quello
sparso tuo crin!

Più dell'attorta
chioma e del manto,
che roseo porta
la dea d'amor;
e del vivace
suo sguardo, o quanto
più il tuo mi piace
contemplator!

Mi guardi amica
la tua pupilla
sempre, o pudica
ninfa gentil;
e a te, soave
ninfa tranquilla,
fia sacro il grave
nuovo mio stil.

Ippolito Pindemonte

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categoria: Poesie

Alla primavera

Perché i celesti danni
Ristori il sole, e perché l'aure inferme
Zefiro avvivi, onde fugata e sparta
Delle nubi la grave ombra s'avvalla;
Credano il petto inerme
Gli augelli al vento, e la diurna luce
Novo d'amor desio, nova speranza
Ne' penetrati boschi e fra le sciolte
Pruine induca alle commosse belve;
Forse alle stanche e nel dolor sepolte
Umane menti riede
La bella età, cui la sciagura e l'atra
Face del ver consunse
Innanzi tempo? Ottenebrati e spenti
Di febo i raggi al misero non sono
In sempiterno? ed anco,
Primavera odorata, inspiri e tenti
Questo gelido cor, questo ch'amara
Nel fior degli anni suoi vecchiezza impara?
Vivi tu, vivi, o santa
Natura? vivi e il dissueto orecchio
Della materna voce il suono accoglie?
Già di candide ninfe i rivi albergo,
Placido albergo e specchio
Furo i liquidi fonti. Arcane danze
D'immortal piede i ruinosi gioghi
Scossero e l'ardue selve (oggi romito
Nido de' venti): e il pastorel ch'all'ombre
Meridiane incerte ed al fiorito
Margo adducea de' fiumi
Le sitibonde agnelle, arguto carme
Sonar d'agresti Pani
Udì lungo le ripe; e tremar l'onda
Vide, e stupì, che non palese al guardo
La faretrata Diva
Scendea ne' caldi flutti, e dall'immonda
Polve tergea della sanguigna caccia
Il niveo lato e le verginee braccia.
Vissero i fiori e l'erbe,
Vissero i boschi un dì. Conscie le molli
Aure, le nubi e la titania lampa
Fur dell'umana gente, allor che ignuda
Te per le piagge e i colli,
Ciprigna luce, alla deserta notte
Con gli occhi intenti il viator seguendo,
Te compagna alla via, te de' mortali
Pensosa immaginò. Che se gl'impuri
Cittadini consorzi e le fatali
Ire fuggendo e l'onte,
Gl'ispidi tronchi al petto altri nell'ime
Selve remoto accolse,
Viva fiamma agitar l'esangui vene,
Spirar le foglie, e palpitar segreta
Nel doloroso amplesso

Giacomo Leopardi

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categoria: Poesie

Il Rinato

Non videro la stella d'oriente
i magi, non andava innanzi a loro
ella per scorta su le nevi ardente;

non improvviso udiron elli il coro
dei Messaggeri in Betleem di Giuda
prostrandosi; non mirra, incenso ed oro

offersero alla creatura ignuda
sopra la paglia della mangiatoia
calda di fiati nella notte cruda;
né, curvi in calca sotto la tettoia
radiosa, i pastori di Giudea
intonarono cantico di gioia.

S'ebbe natività nella trincea cava il Figliuol dell'uomo; e solo quivi,
messo in fasce da piaghe, si giacea.

Fasciato di tristezza era tra i vivi
e i morti, solo; e il ferro e il sangue e il loto
erano innanzi a lui doni votivi.

E non piangea, ma intento era ed immoto.
Laude gli era il rimbombo senza fine
per il silenzio delle nevi ignoto;

cantico gli era il croscio delle mine
occulto; gli era aròmato il fetore
ventato su dalle carneficine.

E sanguinava in fasce; ed il rossore
Si dilatava come immenso raggio,
sicché tutti i ghiacciai parvero aurore,

tutte le nevi parvero il messaggio
dei dì prossimi, l'ombra fu promessa
di luce, il buio fu di luce ostaggio.

Ed intendemmo la parola stessa
del suo profeta: "Un grido è stato udito
in Rama, un mugolio di leonessa,

un lamento, un rammarico infinito:
Rachele piange i suoi figliuoli che non sono più.
Una cosa novella, ecco, è creata.

Il Signore ha creata una virtù
nella carne. Quel ch'apre la matrice
Ei farà santo. Ei semina quaggiù

una semenza d'uomini". Ora dicembre una voce: "Io farò rigermogliare
in carne i tuoi germogli, o genitrice.

Ritieni gli occhi tuoi di lacrimare,
ritieni la tua gioia del lamento;
perché come la rena del tuo mare

t'accrescerò, come la rena al vento
ti spanderò. Eccoti i tuoi figliuoli
moltiplicati dal combattimento.

Senza sudarii tu, senza lenzuoli,
li seppellisci ed io li dissotterro.
Rifioriranno ai tuoi novelli soli,

alla nova stagione ch'io disserro".
E quivi il Figliuol d'uomo era, il Rinato;
e quivi erano il loto e il sangue e il ferro.

E con fasce da piaghe era fasciato;
e sanguinava senza croce, come
per il colpo di lancia nel costato.

Ma "Colui ch'è il più forte" era il suo nome.

Gabriele D'Annunzio

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categoria: Poesie

caldo freddo d'inverno

Avverto nell'aria il freddo gelido
che pungente scalda le mie vene
un freddo dal calore tenero
un tenero cuore gelido caldo di pensieri
un pensiero senza vita che sfida
le dure leggi del surreale
e manifesto qui il mio amore
rinnegando parte di un dolore
che affligge una vita di rimpianti
in cui la fine sarà l'inizio dei miei giorni.

alberto fertillo - tratto da il mio libro " overniente oltre il limite "

segnalata da alberto fertillo sabato 28 agosto 2004

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categoria: Poesie

caldo

il caldo di un giorno di sole,fra le dune e le rocce,vettori di te ...lo sciabodio infinito ,luce opaca e cielo,nel giorno la caluria silente atmosfera tua sulla sabbia intorno che immobile ti riverba .

alinasolare

segnalata da alinasolare mercoledì 15 giugno 2005

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categoria: Poesie

Mani calde

Mani calde sul tuo viso
battere come antico suono
cuore di rubino..
Lacrime d'amore sul gelido petto
di coloro che pensandoti
vivono di follia..
Rischiara l'alba del tuo giorno
fra la fitta nebbia dei tuoi pensieri
guardando da un vetro
la donna che sarai
nascosta fra la gente.

Marilin

segnalata da Marilin mercoledì 1 febbraio 2006

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categoria: Poesie

calda e frenetica

tutto ciò che è parola sentita ed espressa in termini nostri ..
è poesia..
là dove quella voce si fa sentire
che solo noi sentiamo..è nostra!!
così calda e frenetica
ci segue e ci guida.

francesca - tratto da me

segnalata da francesca sabato 7 agosto 2010

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categoria: Poesie

estate calda

ESTATE cakda
Di calore potente
BRILLA AL MATTINO
dentro i miei occhi e nel mio corpo,
SULLA MIA PELLE,
TRA i campi ei boschi,
sulle cime dei monti
Nel cielo azzurro terso,
oltre l'orizzonte
fino al mare MARE,
Scivola sulle acque tiepide,
E TORNA nel mio cuore

daniela cesta

segnalata da Daniela cesta sabato 14 luglio 2012

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categoria: Poesie

calda estate

l'estate avvolge questo tempo,
i colori della natura, nel pieno del suo vigore,
brillano nella intensa luce, sotto il cielo azzurro,

sfavillano i fiori e i campi, inondati dal sole,
mentre la vita, sembra sfuggire, con i pensieri,
mentre gli amori estivi, svolazzano insieme alle farfalle,

grandi amori che fanno battere il cuore,
si sbriciolano al tramonto, sorridere e divertirsi,
è il motto dell'estate calda e scatenante,

mentre nella notte, i baci volano
otto i tremuli luccichii delle stelle lontane,
ma, poi, l'estate porta via con se, ogni storia.

daniela cesta

segnalata da DANIELA CESTA lunedì 10 agosto 2015

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categoria: Poesie

poesie d'amore

Impazienti le gocce scendono, poco a poco la pioggia copre le strade, deserti e polvere che si sciolgono. Vedo ombre, poche ombre che sembrano scivolare sorprese, cercano di scappare, è ancora estate e l'acqua si mescola all'afa, allo scirocco. Il caldo brucia dentro e asciuga l'inaspettato bagnato. Il cielo è vita, si prende gioco di noi: caldo, pioggia bene, male vita, morte sei qui, vai via.. La pioggia diventa fitta, la salita faticosa, ti vedo sembri lontano come quell'estate, impossibile come l'improvviso ritorno del cado che tutti soffrivano che a tutti manca. La pioggia cessa, il sole torna, ti raggiungo, afferro la tua mano, portami ovunque..... con te.

flo95 - tratto da floriana lombardo

segnalata da flo95 lunedì 25 marzo 2013

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categoria: Poesie

L'Alba

Dopo la calda notte estiva, trasuda l'aria di rugiada mattutina che vellutata, sa scoprire i primi bagliori, di un sole sorgente, a questo giorno, ormai nato.

bertini eugenio

segnalata da eugenio bertini venerdì 5 luglio 2013

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categoria: Poesie

Semplice

.......la cosa più bella secondo me è a vere un letto caldo e accogliente dove dormire la notte...........

Shy81

segnalata da Alessio domenica 21 luglio 2002

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categoria: Poesie

per un addio

La sofferenza sa nuotare bene nell' acqua, ma annega nel vino. Gaetana partiva, se ne andava per sempre, e d'improvviso tutto il vuoto che la sua assenza aveva scavato in un anno si colmò di dolore. Tanto leggero, silenzioso, discreto era il vuoto, quanto pesante, violento, da togliere il fiato irruppe il dolore. No non è vero, la sofferenza non muore nel vino, si addormenta. Il vino la coccola, nella notte buia e fredda l'accarezza e riscalda, le racconta tante belle cose, sempre belle, sempre troppo belle. Storie di viaggi, storie di sguardi e sorrisi, storie di amici fedeli, storie di liti, storie di abbracci, storie di baci. Storie di luci del mattino. Favole incantate, nate e svanite, incastrate per sempre tra sogno e realtà. E così lei, come un bambino, abbracciato dal sussurro caldo e dolce della sua mamma, pur immerso nel buio spaventoso e cattivo, si addormenta. Sorridendo. Era vero, terribilmente vero, ed era freddo, come da un anno non era più stato. Era la fine dell'estate, l'estate più calda della loro vita. Gaetana partiva, se ne andava per sempre, e in un mare, un oceano di vino, fluttuava placido e quieto tutto il dolore del mondo.

segnalata da marco aurelio martedì 4 settembre 2012

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categoria: Poesie

mare estivo

Mare lucente che profumi di gioia
tocchi la mia pelle con il salato abbraccio
mentre giochi con gocce brillanti

nel principio di un estate calda e luminosa
dall'orizzonte che splende con il sole caldo
e tu acqua sei affascinante e misteriosa, come sempre

rimbombante, rotolante, spumeggiante, schiumosa, effervescente
il mare leggerissimo, brillante, vivace, dona gioia e freschezza
in un estate calda e appena iniziata.

DANIELA CESTA

segnalata da DANIELA CESTA giovedì 15 giugno 2017


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