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categoria: Poesie

Vertigini in volo

Lo sguardo si perde lontano laggiù
insieme al pensiero in cerca di aiuto,
ma sotto di me nient'altro rimane
che una folla in delirio
e la ia speranza è vana.

Volo in alto fino a raggiungere la mente
scavalcando ogni sorta di criterio
che mi porterebbe a dei ripensamenti
ed a tornare indietro sui miei passi.

ma proseguo la scalata,
avanzo menando calci al mondo
mentre sommerso da malinconici ricordi
mi accoltello l'anima
e tristemente affondo.

E mi arrampico più in alto
verso quella soluzione
che ho deciso di affrontare
perchè altro io non vedo.

Circondato di amicizie mi sentivo solo,
gridavo aiuto nel vuoto più assoluto
perchè il peggior sordo è chi non vuol sentire
ed il peggior cieco è chi non vuol vedere.

Mi hanno detto di prendere questa vita
guardandola più dall'alto e dall'esterno
perchè così si analizza meglio
senza farci travolgere dalle emozioni.

Allora io salgo e fra un po' sarò fuori
ma già da qui comincio a capire
che l'altezza mi dà alla testa
e le emozioni non le trattengo.

Fatevi avanti voi sconosciuti,
osservate il pazzo che grida distruzione
e se qualcuno ha un po' di cuore
me lo porga dalla sua mano,
Altrimenti aiutatemi a salire
per vedere me dall'alto
e se uno di voi è senza peccato
mi aiuterà a scagliare le mie pietre.

Sono arrivato! L'aria qui è più fresca,
ridona vita,tanta leggerezza
e vedo il mondo così piccolo e lontano........
....in verità sta ad un passo da me....
devo solo chiudere gli occhi e camminare.....
.....sperando poi di volare........

memmedesimo

segnalata da Daniele lunedì 30 marzo 2009

stelline voti: 5; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

LI VECCHIARIEDDI

LI VECCHIARIEDDI

Li vecchiarieddi vuardano luntano.
A li vuerre, a la famma, a li stiendi,a
lu surore re la fronta pe’ affà esse
‘na vrancata re raurinio ra’ int’à la terra,
certi vvoti avara, certi vvoti pure matregna.
Vuardano a li figli crisciuti
‘ntiempi re’ vuerra cum’a li puorci
magnanno la farina re li gliandi,
li mmeli ancora acevere
ca cariano ‘nterra ra l’arbero
‘nzecculluto annanzi a lu purtone re la casa.
S’allicordano ca’ puri quanno murìa
‘na jaddina vicchiaredda
ca’ nun servìa mango a fare l’ ova la matina,
era ‘na festa pe’ tutta la casa.
Ardia lu’ ffuoco rint’à lu’ fucone
e se mettìa a volle pe’ tutta la jurnata.
La sera se facia festa.
‘Nu tuozzo re pane niuro,
‘nzuppato rint’à la vrora caura,
nu’ pezzettudo re carni tuosto cum’à na preta
e iddo ca’ se rusucava, chianu chiano,
cu’ chiri quatto rienti trumulianti,
li pieri arrappuliati re la jaddina.
Lu vecchiarieddo vuardava li niputi,
assettati a circhio annanzi a lu’ fucone,
aizava ll’uocchi a lu suffitto affummuchiati
e po’ ringrazziava a Dio!

Catello Nastro

TRADUZIONE
(dal dialetto cilentano)

I vecchi guardano lontano. Ricordano le guerre, la fame, gli stenti, il sudore della fronte per cavare dal terreno, certe volte avaro, certe volte addirittura malvagio, una manciata di granoturco. Guardano i figli cresciuti in tempo di guerra mangiando pane fatto con la farina con aggiunta di ghiande macinate, come i maiali, e le mele ancora acerbe cadute prematuramente da un albero poco produttivo davanti casa. Ricordano che quando moriva una gallina vecchia, che non serviva nemmeno a fare le uova ogni giorno, era gran festa. Si attizzava il fuoco nel camino, si poneva la carne con le ossa e le frattaglie in un paiolo di rame stagnato e si metteva a bollire per tutta la giornata. La sera era gran festa. Un tozzo di pane nero inzuppato nel brodo e qualche pezzo di carne duro come una pietra. Al nonni toccavano le zampe della gallina, la testa, il collo e le parti meno prelibate. Le parti migliori venivano date ai bambini. Il vecchietto guardava i nipoti che crescevano, alzava gli occhi al soffitto pieno di fumo e poi ringraziava Iddio.

Catello Nastro - tratto da POESIE CILENTANE

segnalata da Catello Nastro lunedì 30 marzo 2009

stelline voti: 1; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Aforismi » vita

IL PERDONO
1. Da sempre si dibatte sull'utilità del perdono. C'è chi sostiene di perdonare quasi istantaneamente, e chi invece dice - quasi con vanto –
2. che mai perdona e mai perdonerebbe.
Io sono convinto che il perdono serva, sempre.
3. Nel migliore dei casi esso ha il potere di liberare due persone
4. (o almeno una)da una prigione,
5. perché da quel momento sarà libero da quel sentimento che divora l'anima giorno dopo giorno e che va' sotto il nome di rancore.
Sì, io credo che si possa perdonare, sempre.
6. Lo hanno fatto i prigionieri dei campi di concentramento
7. non dite "No, come è possibile perdonare questo?
8. Mai!"
9. : il perdono non è "assoluzione",
10. non confondetelo con l'annullamento della colpa;
11. se c'è una pena da scontare, essa va' scontata.
12. Il perdono non è "subire" e nemmeno necessariamente
13. "tornare indietro".
Semplicemente... non c'è bisogno di covare risentimento per staccare,
14. quando è necessario farlo.
L'uomo, nelle sue azioni piu' immediate, e' spinto molto piu' dai suoi moti inconsci e irrazionali - che solitamente affondano le radici in un passato distante
15. piuttosto che sulla base della fredda logica.
Sì, si puo' perdonare chiunque.
16. Ma c'è un tempo per il perdono, un tempo che non puo' essere affrettato,
17. o sarà un perdono a parole, ma falso nei fatti e nel proprio sentire,
18. che è poi cio' che davvero conta.
19. Non si deve soffocare il motto di ribellione quando si subisce un sopruso, questo non è "perdonare".
20. Anche l'ira e la rabbia, se ci sono state date, hanno una loro funzione: esse servono a staccare più facilmente da situazioni o da persone dalle quali altrimenti non riusciremmo –
21. a freddo - ad allontanarci, fisicamente o mentalmente che sia.
22. L'ira e la rabbia, come il perdono, hanno un loro giusto tempo.
23. Molto tempo fa' lessi su un libro di Yoga che esistono tre tipi di ira:
24. c'è l'ira d'acqua che, come arriva, subito sparisce;
25. l'ira di sabbia, quella più comune, che arriva e perdura finché
26. il vento non ha compiuto il suo lavoro;
27. e c'è l'ira di pietra, che mai passa, che sarà un eterno macigno nel nostro cuore e nella nostra anima...
Ci vuole solo tempo e comprensione.
28. Non si è "cattivi" o "incapaci" perché ancora non si è riusciti a perdonare.
29. Peggio sarebbe, aver concesso un falso perdono:
30. il risentimento che cova sotto la superficie della coscienza,
31. farebbe presto o tardi capolino, rovinando tutto.
Come perdonare? Il perdono passa da una solo cosa: la comprensione. Comprensione

segnalata da MARINES sabato 23 ottobre 2010

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categoria: Aforismi » vita

Le pagine della vita scorrono veloci
sotto i tuoi occhi
vuoi acchiapparle e ti accorgi che corrono
via trasportate dal tempo
ti supera e non riesci a stargli dietro
questo tempo ha il primo posto
sul podio e tu?
Lo insegui? È fiato sprecato
Non si torna indietro e non restano
che sottili ricordi vividi,
a volte, sono sfocati, ma rimangono fermi?
Già te lo chiedi... peccato che
risposta non ce n'è.
Vivi alla giornata, credi, spera, ama.
E nel peggiore dei casi,
urla ciò che senti.
Solo così potrai uscirne viva.. viva dalla vita stessa.
A volte, si rimane intrappolati
dentro un ragnatela
e rimani ferma senza sapere perché
aspetti qualcuno che venga a salvarti
chissà chi arriverà
il cuore di pietra ce l'hanno in pochi
il tuo è di cera, si scioglie subito
non buttarti giù, attenta!
I sogni sono ancora li, nessuno
è riuscito a cancellarli.
L'idea c'è sempre stata, lo sai.
È dentro di te.
Tranquilla, è tutto a posto adesso.
Curati e vedrai, sotto le bende, le cicatrici,
a poco, a poco, guariranno.
Non temere. Non temere.
Se un giorno, bruceranno ancora,
vuol dire che nulla ti è stato regalato,
hai sudato e sei cresciuta.
Calma.. le stelle son ben disposte in cielo,
non sono spente, brillano ancora.
Cercali i sogni
aspettano solo te!

Giusy Liberti

segnalata da marines domenica 12 febbraio 2012

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categoria: poesie

ricordi di infanzia

da bambina io toglievo le mie scarpe
odiavo le scarpe e le gettavo nei torrenti
oppure le nascondevo tra i cespugli
o nel mezzo dei campi di grano,
mettevo i miei piedi nell'acqua
nel torrente ghiacciato di primavera
inseguita da un cane randagio e
da un gatto spelacchiato,
con loro varcavo i confini
della mia immaginazione,
il ruscello diveniva un oceano
dove noi scoprivamo nuovi mondi,
gli alberi sorridevano
e io ascoltavo la loro gioia,
catturavo i grilli e osservavo incuriosita
la loro bocca, nella speranza
di sentire il loro canto,
inseguivo cavallette e lucertole
con il cane che abbaiava vivace,
avevo un carrellino per poggiare
le piccole pietre che trovavo e
portavo a casa.
Una volta mia madre trovò una biscia
nel suo portafoglio
io l'avevo poggiata la dentro e
io dimenticai di she...
oh me misera!
l'urlo di mia madre fece eco per tutto il rione.
Correvo nei prati, facevo capriole,
salivo dirupi e scivolavo tra i sassi e terra,
quando penso a questo
io credo che, il mio angelo custode
abbia faticato molto
per proteggere me.

daniela cesta

segnalata da Daniela cesta lunedì 19 novembre 2012

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categoria: poesie

storia di autunno!

conoscevo un grande cervo!
potente, con le sue corna intrecciate
davano a lui uno splendore regale,
lui conosceva le immense foreste
e tutte le cime dei monti,
amava l'alba e il tramonto
adorava lo sconvolgente selvaggio
di ogni pietra, pianta, fiore,
aveva avuto molti cuccioli,
alcuni erano riusciti a crescere
altri li aveva visti morire,
breve vita di piccoli cerbiatti,
il mio vecchio cervo conosceva l'uomo,
la sua crudeltà, la sua fame di carne,
ma lui era sempre riuscito a salvare se stesso.
Adesso era ormi vecchio e quel tramonto
illuminava i suoi occhi stanchi,
quante volte aveva osservato
il sole sorgere e il sole tramontare,
ed era sempre come la prima volta,
amico del vento che lo accarezzava
d'inverno e d'estate,
la fresca acqua del ruscello dove lui beveva,
le roccie scivolose e il pendio scosceso
di ogni montagna.
Un giorno d'autunno vide un cacciatore
guardingo osservò l'uomo,
poco piu in la due piccoli cerbiatti giocavano allegri,
il vecchio cervo uscì allo scoperto con il suo bramito
"uccidi me! lascia stare i cuccioli!"
sembrava dire, con il suo lungo bramito,
uscendo allo scoperto di fronte al cacciatore,
l'uomo si girò e guardò sorpreso
il grande cervo carico di carne!
un grande lampo e rumore
per tutta la foresta, i piccoli cerbiatti fuggirono e...
tutto era ormai
finito.

daniela cesta

segnalata da daniela cesta venerdì 15 novembre 2013

voti: 0; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: poesie

sogno

correvo nel bosco umido,
frusciando su foglie morte e fango,
sentivo il freddo, penetrare, dentro le mie ossa

folletti e gnomi incuriositi guardavano me,
il lupo seguiva le mie orme, e la volpe
era attaccata alla mia lunga gonna, svolazzante,

sussurrava l'intera foresta, al mio passaggio,
quando stanca gridai:"dove sta il fiume?"
il piccolo gnomo alzò la sua mano e fece un cenno,

corsi con tutte le mie forze, fino a quando sentii
lo scorrere pigro e rilassante dell'acqua del fiume,
mentre iniziò a piovere, ascoltai il tintinnio, della pioggia sulle foglie morte,

rilassava la mia mente e il mio spirito, in quell'ora crepuscolare,
continuai a camminare lungo la sponda, osservando le anatre,
scivolare leggere, ignorando la pioggia, felici della loro libertà,

i folletti, gli elfi e piccoli spiriti della foresta, seguivano me taciti
e le volpi, gli uccellini colorati, scoiattoli dispettosi,
qualche farfalla infreddolita, lepri, un piccolo orsacchiotto,

aleggiava nell'aria una luce brillante, la luce della semplicità,
che arricchisce ogni animo, dona letizia, pace, serenità,
e io iniziai cantare una melodia armoniosa e allegra,

quando finalmente io vidi il bellissimo ponte,
di pietra, formato da piccoli archi massicci, reso spento
dal grigiore del cielo, ma vivo dalla semplice luce d'amore

al di la del ponte c'era il paese delle fiabe antiche,
e sul ponte il principe guerriero che attendeva me!
leoche starnazzavano forte, e tutti gli animali erano gioiosi,

io corsi sul ponte e tutto era così familiare,
il guerriero prese la mia mano sorridendo
e insieme ci allontanammo verso il regno delle fiabe,

dietro di noi gli animali, elfi, gnomi, piccoli spiriti della foresta
cantavano la mia melodiosa musica del cuore.

Daniela Cesta

segnalata da DANIELA CESTA sabato 3 gennaio 2015

stelline voti: 4; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

io

Il tuo sorriso

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

io - tratto da IO

segnalata da Ciclistinooooo venerdì 11 luglio 2003

stelline voti: 29; popolarità: 7; 0 commenti

categoria: Poesie

IL SORRISO

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

Pablo Neruda

pablo neruda

segnalata da sole38 giovedì 29 gennaio 2004

stelline voti: 12; popolarità: 4; 0 commenti

categoria: Poesie

CHIARE FRESCHE E DOLCI ACQUE

Chiare fresche e dolci acque
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo, ove piacque,
(con sospir mi rimembra)
a lei di fare al bel fianco colonna;
erba e fior che la gonna
leggiadra ricoverse con l'angelico seno;
aere sacro sereno
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse:
date udienza insieme
a le dolenti mie parole estreme.

S'egli è pur mio destino,
e 'l cielo in ciò s'adopra,
ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda,
qualche grazia il meschino
corpo fra voi ricopra,
e torni l'alma al proprio albergo ignuda;
la morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo,
ché lo spirito lasso
non poria mai più riposato porto
né in più tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata e l'ossa.

Tempo verrà ancor forse
ch'a l'usato soggiorno
torni la fera bella e mansueta,
e là 'v'ella mi scorse
nel benedetto giorno,
volga la vista disiosa e lieta,
cercandomi; ed o pietà!
già terra infra le pietre
vedendo, Amor l'inspiri
in guisa che sospiri
sì dolcemente che mercé m'impetre,
e faccia forza al cielo
asciugandosi gli occhi col bel velo.

Da' be' rami scendea,
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior sovra 'l suo grembo;
ed ella si sedea
umile in tanta gloria,
coverta già de l'amoroso nembo;
qual fior cadea sul lembo,
qual su le treccie bionde,
ch'oro forbito e perle
eran quel dì a vederle;
qual si posava in terra e qual su l'onde,
qual con un vago errore
girando perea dir: "Qui regna Amore".

Quante volte diss'io
allor pien di spavento:
"Costei per fermo nacque in paradiso!".
Così carco d'oblio
il divin portamento
e 'l volto e le parole e'l dolce riso
m'aveano, e sì diviso
da l'imagine vera,
ch'i' dicea sospirando:
"Qui come venn'io o quando?"
credendo esser in ciel, non là dov'era.
Da indi in qua mi piace
quest'erba sì ch'altrove non ho pace.

PETRARCA

segnalata da basilicom martedì 13 aprile 2004

stelline voti: 3; popolarità: 1; 0 commenti

categoria: Poesie

Canzone : Il ricordo di un amore

Sentirsi infondo un po' cambiati
difronte alle persone che s'incontra
difronte ai problemi di questo mondo
trovare un nuovo sguardo per il futuro.

Avere un progetto per la vita
un hobby o, che ne so,una passione
un po' di coraggio per realizzarlo
trasformare i sogni in realtà.

Ma io che volevo un sorriso
e parole di conforto
l'aiuto da un po' d'amore
per condividere la mia libertà,

e tu che sorrisi già ne avevi
e parole di conforto quante ne vuoi
l'eterna lotta fra terra e paradiso
ci ha portato solo un po' di guai.

Ricordo quando ci consolavamo
un viaggio all'avventura e poi l'amore
nudi sopra il nostro letto
sul divano o sul tavolo di sala.

Forse facevamo del peccato
ma per me era peggio non vederti
pensarti con quell'altro uomo
che fa il duro con i soldi di papà.

Ma un giorno tornasti con un addìo
"..è giunto il momento di partire
il mio matrimonio è ormai vicino..
..smettiamola dài,ognuno per la sua via..."

Ma tu scoppiasti in un pianto
ed io che non smettevo di imprecare
"..QUELL'UOMO PIENO D' ORGOGLIO SENZA FANTASIA
NELLA VITA COSA MAI TI POTRA' DARE!"

Da quel giorno sono passati dieci anni
e solo ora me ne rendo conto
che quell'addìo era persempre
e chissà mai se la rivedrò.

Ma ora che infondo son cambiato
ma i pensieri in testa ancora ne ho
con la voglia di riprovare amore
quello vero pieno di felicità!

E adesso che mi trovo solo
in riva al mare o in cima ad un monte
a scrutare l'orizzonte
rivedendo te e il tuo sorriso,

e adesso che mi trovo solo
testardo e duro come pietra
pronto a sgretolarmi al sol pensiero
di poterti amare ancora un po'.

memmedesimo

segnalata da Daniele mercoledì 27 febbraio 2008

stelline voti: 1; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: aforismi » amore

Guardando Oltre...

141.
L'amore eterno è come pura luce.
È un sole che risplende al mezzogiorno:
ignaro del calore che produce,
non conscio dei pianeti che ha d'intorno.

142.
Se è amore non potrai manipolarlo
piegandolo a terreni desideri
né mai sarà possibile invischiarlo
nell' ego-ragnatela dei pensieri.

143.
L'amore è luce e nella sua purezza
rimane fresca fonte di sorgente
sebbene l'uomo, di avida stoltezza,
vorrebbe aver per sé l'acqua corrente.

144.
Attingi a lui ma non lo travisare
per farne solo un semplice garzone.
Nel dare amore e nel lasciarti amare
non ritagliarti il ruolo di “padrone”.

145.
L'amore che supponi ti sostenga
è solo bramosia di dare o avere.
Non c’è un amore vero che appartenga
a un essere soltanto, per dovere.

146.
Amore è tutto ciò che nel creato
infonde vita e irradia il suo calore.
Colui che nella mente ti ha pensato
lo ha fatto solamente per amore.

147.
Sei libero di sceglierti un destino
che fugga dal concetto di possesso.
Il desiderio è un bieco clandestino
e nell'oblio lo stai portando appresso.

148.
Se è amore non esiste lontananza
che possa farti mai sentire solo.
L'amore assume autentica sembianza
soltanto se hai coscienza del suo ruolo.

149.
Sebbene l'esistenza ti confonda,
cercando di coinvolgerti nel dramma,
la tua passione è sempre moribonda
se il vero amore il cuore non infiamma.

150.
Terrai la luce e getterai il diamante:
la pietra è spenta nella notte illune.
Che sia il bagliore il più prezioso amante
se dal dolore vuoi restare immune.

Jader - tratto da http://www.jnanayoga.it

segnalata da Jader venerdì 18 settembre 2009

stelline voti: 4; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: poesie

The times they are a-changin'

Venite a riunirvi intorno gente, ovunque voi vagate
E ammettete che le acque intorno a voi sono salite
E accettate che presto sarete bagnati fino all’osso
Se il vostro tempo per voi ha valore
Allora fareste meglio a cominciare a nuotare
O affonderete come una pietra…
Perchè i tempi stanno cambiando

Venite scrittori e critici
Che fate profezie con la vostra penna
E tenete i vostri occhi aperti
La possibilità non tornerà
E non parlate troppo presto
Perchè la ruota sta ancora girando
E non viene detto chi è
Colui che sta designando
Perchè il perdente di oggi
Sarà il vincitore di domani
Perchè i tempi stanno cambiando

Venite senatori e membri del Congresso
Per favore ascoltate il richiamo
Non state alla porta
Non bloccate il corridoio
Perchè colui che viene ferito
Sarà colui che si ferma
C’è una battaglia là fuori
E sta infuriando
Presto scuoterà le vostre finestre
E farà tremare i vostri muri
Perchè i tempi stanno cambiando

Venite madri e padri
Da tutto il paese
E non criticate
Ciò che non potete capire
I vostri figli e le vostre figlie
Non li potete comandare
La vostra vecchia strada
Sta rapidamente invecchiando
Per favore allontanatevi da quella nuova
Se non potete anche voi dare una mano
Perchè i tempi stanno cambiando

La linea è tracciata
La maledizione è scagliata
E l’uomo lento di adesso
Sarà l’uomo veloce di domani
Come il presente di oggi
Sarà il passato di domani
L’ordine sta lentamente scomparendo
E il primo di adesso
Sarà l’ultimo di domani
Perché i tempi stanno cambiando

Bob Dylan

segnalata da marco mercoledì 14 ottobre 2009

stelline voti: 3; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Aforismi » società » giustizia

L’IMPOSSIBILE NON ACCETTATO

Chi ama veramente
vorrebbe risolvere
tutti i problemi dell’umanità.

Non accetta che ci sia la fame,
la guerra, il malato non curato,
bambini e bambine violentati,
popoli interi in esodo forzato.

E’ un’esigenza d’amore
desiderare che tutti vivano la pace.
Ed è un’esigenza d’amore
non arrendersi a queste evidenze
volute solo dall’egoismo.

Quest’amore si aspetta
Che i politici dicano idealmente di sì alla giustizia
e non all’interesse di parte o privato,
che diventino i servitori della gente.

Che ci siano sacerdoti
che solo a vederli vivere
ci indichino la strada della bontà
e della trascendenza.

Che ci siano industriali
che non dormono la notte
per inventare posti di lavoro.

Che scienziati e ricercatori
entrino nei misteri della natura
per aiutare realmente l’uomo
ad affrontare mali oggi incurabili,
e non mettano la loro intelligenza
al servizio di ricerche che non aiutano
l’uomo a vivere meglio.

Che filosofi e uomini di pensiero
non abbiano paura di trasmettere
pensieri in cui Dio sia al centro.

Che nessuno pensi di aver chiuso
con la vita, con la ricerca della verità.

Che tutti gli uomini, le donne,
possano scoprire che Dio li ama.

Che l’uomo creda realmente
che si può vivere da disarmati,
senza bisogno di pietre, di frecce,
di pistole e missili
per far valere le proprie idee e difendere la pace.

Che nessun uomo si senta inutile
e che ognuno scopra il talento
che custodisce dentro di sè.

Ernesto Olivero

segnalata da marines lunedì 18 giugno 2012

stelline voti: 2; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Per te...

Tu
tu sola
Mi hai insegnato il significato del mondo visibile
Quando mi fa restare stupefatto
e dentro di me una voce sussurra “Che bello”
e qualcosa di grande entra nel mio animo.

Oh, per tutta la vita
Vissi ignaro della causa
Troppe volte in ammirazione
Dinanzi ad un paesaggio
A un monumento
Ad una piazza
A una rupe
A un viottolo
Ad un deserto
Senza capire il segreto.

Ma ora
Ora
il segreto si è svelato: l’Amore.
I boschi
Le pianure
I fiumi
Le montagne
I mari
Le valli
Le stelle
Di più, di più
Le città
I palazzi
Le pietre
Il cielo
I tramonti
Di più, di più
Le tempeste
La neve
La notte
Il vento
Di più
Il mare
È tutto abbracciato da un presentimento
D’Amore
Il tuo Amore
Presentimento di te.

Dovunque il pensiero di te
Gioca a nascondino.
Mi sovviene la finestra solitaria illuminata
Nella sera d’inverno
E tu ci sei
Ricordo la spiaggia sotto le rocce bianche
E tu ci sei
Ripenso ai caminetti accesi
E tu ci sei
Mi culla il barlume dell’alba
E tu ci sei
Mi rapisce il volo degli uccelli
E tu ci sei
Guardo il debole splendore
Delle montagne solitarie
E tu ci sei.
Mi perdo nel giro immenso
Delle onde sulla sabbia
Sulle conchiglie
E tu ci sei.

Vorrei abbracciarti.

MareVento - tratto da ...il mio cuore...

segnalata da MareVento lunedì 29 dicembre 2003


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