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categoria: Poesie

Pensieri di Deola


Deola passa il mattino seduta al caffè
e nessuno la guarda. A quest'ora in città corron tutti
sotto il sole ancor fresco dell'alba. Non cerca nessuno
neanche Deola, ma fuma pacata e respira il mattino.
Fin che è stata in pensione, ha dovuto dormire a quest'ora
per rifarsi le forze: la stuoia sul letto
la sporcavano con le scarpacce soldati e operai,
i clienti che fiaccan la schiena. Ma, sole, è diverso:
si può fare un lavoro più fine, con poca fatica.
Il signore di ieri, svegliandola presto,
l'ha baciata e condotta (mi fermerei, cara,
a Torino con te, se potessi) con sè alla stazione
a augurargli huon viaggio.

E' intontita ma fresca stavolta,
e le piace esser libera, Deola, e bere il suo latte
e mangiare brioches. Stamattina è una mezza signora
e, se guarda i passanti, fa solo per non annoiarsi.
A quesr'ora in pensione si dorme e c'è puzzo di chiuso
- la padrona va a spasso - è da stupide stare lì dentro.
Per girare la sera i locali, ci vuole presenza
e in pensione, a trent'anni, quel po' che ne resta, si è perso.

Deola siede mostrando il profilo a uno specchio
e si guarda nel fresco del vetro. Un po' pallida in faccia:
non è il fumo che stagni. Corruga le ciglia.
Ci vorrebbe la voglia che aveva Marì, per durare
in pensione (perché, cara donna, gli uomini
vengon qui per cavarsi capricci che non glieli toglie
nè la moglie nè l'innamorata) e Marì lavorava
instancabile, piena di brio e godeva salute.
I passanti davanti al caffè non distraggono Deola
che lavora soltanto la sera, con lente conquiste
nella musica del suo locale. Gettando le occhiate
a un cliente o cercandogli il piede, le piaccion le orchestre
che la fanno parere un'attrice alla scena d'amore
con un giovane ricco. Le basta un cliente
ogni sera e ha da vivere. (Forse il signore di ieri
mi portava davvero con sè). Stare sola, se vuole,
al mattino, e sedere al caffè. Non cercare nessuno.

Cesare Pavese

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categoria: Poesie

Simile a un dio mi sembra quell'uomo

Simile a un dio mi sembra quell'uomo
che siede davanti a te, e da vicino
ti ascolta mentre tu parli
con dolcezza
e con incanto sorridi. E questo
fa sobbalzare il mio cuore nel petto.
Se appena ti vedo, sùbito non posso
più parlare:
la lingua si spezza: un fuoco
leggero sotto la pelle mi corre:
nulla vedo con gli occhi e le orecchie
mi rombano:
un sudore freddo mi pervade: un tremore
tutta mi scuote: sono più verde
dell'erba; e poco lontana mi sento
dall'essere morta.
Ma tutto si può sopportare...

Saffo

stelline voti: 25; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Nel portico


Guardavo lassù nel soffitto
del portico, all'imbrunire,
seduto alla base
d'una colonna e riverso
contemplavo quel buio di polvere
indurita in un tartaro di secoli.
Immensi salivano a picco,
immensi in curva ala
i fusti giganti. In alto
s'intrecciavano in nodi fitti e scuri
come il tetto della foresta
che non lascia più scorgere il cielo.

Incastrati nel folto
fogliame delle colonne
erano i nidi e le grandi uova
cilestrine.
Si aprirono,
ne uscirono a volo
con l'uovo della cupola
favolosi uccelli Roch,
in una covata di nuvole bianche.

Giorgio Vigolo - tratto da Fra le due guerre

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categoria: Poesie

L'Infinito

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi

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categoria: Poesie

La morte di Tantalo


Noi sedemmo sull'orlo
della fontana nella vigna d'oro.
Sedemmo lacrimosi in silenzio.
Le palpebre della mia dolce amica
si gonfiavano dietro le lagrime
come due vele
dietro una leggera brezza marina.

Il nostro dolore non era dolore d'amore
ne' dolore di nostalgia
ne' dolore carnale.
Noi morivamo tutti i giorni
cercando una causa divina
il mio dolce bene ed io.

Ma quel giorno già vania
e la causa della nostra morte
non era stata rinvenuta.

E calo' la sera su la vigna d'oro
e tanto essa era oscura
che alle nostre anime apparve
una nevicata di stelle.

Assaporammo tutta la notte
i meravigliosi grappoli.

Bevemmo l'acqua d'oro,
e l'alba ci trovo' seduti
sull'orlo della fontana
nella vigna non più d'oro.

O dolce mio amore,
confessa al viandante
che non abbiamo saputo morire
negandoci il frutto saporoso
e l'acqua d'oro, come la luna.

E aggiungi che non morremo piu'
e che andremo per la vita
errando per sempre.

Sergio Corazzini - tratto da La morte di Tantalo

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categoria: Poesie

Via


Palazzeschi, eravamo tre,
Noi due e l'amica ironia,
A braccetto per quella via
Cosi nostra alle ventitre'.

Il nome, chi lo ricorda?
Dalle parti di San Gervasio;
Silvio Pellico o Metastasio;
C'era sull'angolo in blu.

Mi ricordo pero' del resto:
L'ombra d'oro sulle facciate,
Qualche raggio nelle vetrate;
Agiatezza e onorabilita'.

Tutto nuovo, le lastre azzurre
Del marciapiede annaffiato,
Le persiane verdi, il selciato,
I lampioni color caffe';

Giardinetti disinfettati,
Canarini ai secondi piani,
Droghieri, barbieri, ortolani,
Un signore che guardava in su;

Un altro seduto al balcone,
Calvo, che leggeva il giornale,
Tra i gerani del davanzale
Una bambinaia col be'be';

Un fiacchere fermo a una porta
Col fiaccheraio assopito,
Un can barbone fiorito
Di seta, che ci annuso';

Un sottotenente lucente,
Bello sulla bicicletta,
Monocolo e sigaretta,
Due preti, una vecchia, un lacche'.

- Che bella vita - dicesti -
Ammogliati, una decorazione,
Qui tra queste brave persone,
I modelli della citta'.

Che bella vita, fratello! -
E io sarei stato d'accordo;
Ma un organetto un po' sordo
Si mise a cantare: Ohi Mari...

E fummo quattro oramai
A braccetto per quella via.
Peccato! La malinconia
S'era invitata da se'.

Ardengo Soffici - tratto da Intermezzo

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categoria: Poesie

Il tramonto della luna

Quale in notte solinga,
Sovra campagne inargentate ed acque,
Là 've zefiro aleggia,
E mille vaghi aspetti
E ingannevoli obbietti
Fingon l'ombre lontane
Infra l'onde tranquille
E rami e siepi e collinette e ville;
Giunta al confin del cielo,
Dietro Apennino od Alpe, o del Tirreno
Nell'infinito seno
Scende la luna; e si scolora il mondo;
Spariscon l'ombre, ed una
Oscurità la valle e il monte imbruna;
Orba la notte resta,
E cantando, con mesta melodia,
L'estremo albor della fuggente luce,
Che dianzi gli fu duce,
Saluta il carrettier dalla sua via;
Tal si dilegua, e tale
Lascia l'età mortale
La giovinezza. In fuga
Van l'ombre e le sembianze
Dei dilettosi inganni; e vengon meno
Le lontane speranze,
Ove s'appoggia la mortal natura.
Abbandonata, oscura
Resta la vita. In lei porgendo il guardo,
Cerca il confuso viatore invano
Del cammin lungo che avanzar si sente
Meta o ragione; e vede
Che a sé l'umana sede,
Esso a lei veramente è fatto estrano.
Troppo felice e lieta
Nostra misera sorte
Parve lassù, se il giovanile stato,
Dove ogni ben di mille pene è frutto,
Durasse tutto della vita il corso.
Troppo mite decreto
Quel che sentenzia ogni animale a morte,
S'anco mezza la via
Lor non si desse in pria
Della terribil morte assai più dura.
D'intelletti immortali
Degno trovato, estremo
Di tutti i mali, ritrovàr gli eterni
La vecchiezza, ove fosse
Incolume il desio, la speme estinta,
Secche le fonti del piacer, le pene
Maggiori sempre, e non più dato il bene.
Voi, collinette e piagge,
Caduto lo splendor che all'occidente
Inargentava della notte il velo,
Orfane ancor gran tempo
Non resterete; che dall'altra parte
Tosto vedrete il cielo
Imbiancar novamente, e sorger l'alba:
Alla qual poscia seguitando il sole,
E folgorando intorno
Con sue fiamme possenti,
Di lucidi torrenti
Inonderà con voi gli eterei campi.
Ma la vita mortal, poi che la bella
Giovinezza sparì, non si colora
D'altra luce giammai, né d'altra aurora.
Vedova è insino al fine; ed alla notte
Che l'altre etadi oscura,
Segno poser gli Dei la sepoltura.

Giacomo Leopardi

stelline voti: 10; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Lavorare stanca

I due, stesi sull'erba, vestiti, si guardano in faccia
tra gli steli sottili: la donna gli morde i capelli
e poi morde nell'erba. Sorride scomposta, tra l'erba.
L'uomo afferra la mano sottile e la morde
e s'addossa col corpo. La donna gli rotola via.
Mezza l'erba del prato è così scompigliata.
La ragazza, seduta, s'aggiusta i capelli
e non guarda il compagno, occhi aperti, disteso.

Tutti e due, a un tavolino, si guardano in faccia
nella sera, e i passanti non cessano mai.
Ogni tanto un colore più gaio li distrae.
Ogni tanto lui pensa all'inutile giorno
di riposo, trascorso a inseguire costei,
che è felice di stargli vicina e guardarlo negli occhi.
Se le tocca col piede la gamba, sa bene
che si danno a vicenda uno sguardo sorpreso
e un sorriso, e la donna è felice. Altre donne che passano
non lo guardano in faccia, ma almeno si spogliano
con un uomo stanotte. O che forse ogni donna
ama solo chi perde il suo tempo per nulla.

Tutto il giorno si sono inseguiti e la donna è ancor rossa
alle guance, dal sole. Nel cuore ha per lui gratitudine.
Lei ricorda un baciozzo rabbioso scambiato in un bosco,
interrotto a un rumore di passi, e che ancora la brucia.
Stringe a sè il mazzo verde - raccolto sul sasso
di una grotta - di bel capevenere e volge al compagno
un'occhiata struggente. Lui fissa il groviglio
degli steli nericci tra il verde tremante
e ripensa alla voglia di un altro groviglio,
presentito nel grembo dell'abito chiaro,
che la donna gli ignora. Nemmeno la furia
non gli vale, perché la ragazza, che lo ama, riduce
ogni assalto in un bacio c gli prende le mani.

Ma stanotte, lasciatala, sa dove andrà:
tornerà a casa rotto di schiena e intontito,
ma assaporerà almeno nel corpo saziato
la dolcezza del sonno sul letto deserto.
Solamente, e quest'è la vendetta, s'immaginerà
che quel corpo di donna, che avrà come suo, sia,
senza pudori, in libidine, quello di lei.

Cesare Pavese

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categoria: Poesie

Fumatori di carta


Mi ha condotto a sentir la sua banda. Si siede in un angolo
e imbocca il clarino. Comincia un baccano d'inferno.
Fuori, un vento furioso e gli schiaffi, tra i lampi,
della pioggia fan si che la luce vien tolta,
ogni cinque minuti. Nel buio, le facce
danno dentro stravolte, a suonare a memoria
un ballabile. Energico, il povero amico
tiene tutti, dal fondo. E il clarino si torce,
rompe il chiasso sonoro, s'inoltra, si sfoga
come un'anima sola, in un secco silenzio.

Questi poveri ottoni son troppo sovente ammaccati:
contadine le mani che stringono i tasti,
e le fronti, caparbie, che guardano appena da terra.
Miserabile sangue fiaccato, estenuato
dalle troppe fatiche, si sente muggire
nelle note e l'amico li guida a fatica,
lui che ha mani indurite a picchiare una mazza,
a menare una pialla, a strapparsi la vita.

Li ebbe un tempo i compagni e non ha che trent'anni.
Fu di quelli di dopo la guerra, cresciuti alla fame.
Venne anch'egli a Torino, cercando una vita,
e trovò le ingiustizie. Imparò a lavorare
nelle fabbriche senza un sorriso. Imparò a misurare
sulla propria fatica la fame degli altri,
e trovò dappertutto ingiustizie. Tentò darsi pace
camminando, assonnato, le vie interminabili
nella notte, ma vide soltanto a migliaia i lampioni
lucidissimi, su iniquità: donne rauche, ubriachi,
traballanti fantocci sperduti. Era giunto a Torino
un inverno, tra lampi di fabbriche e scone di fumo;
e sapeva cos'era lavoro. Accettava il lavoro
come un duro destino dell'uomo. Ma tutti gli uomini
lo accertassero e al mondo ci fosse giustizia.
Ma si fece i compagni. Soffriva le lunghe parole
e dovette ascoltarne, aspettando la fine.
Se li fece i compagni. Ogni casa ne aveva famiglie.
La città ne era tutta accerchiata. E la faccia del mondo
ne era tutta coperta. Sentivano in sè
tanta disperazione da vincere il mondo.

Suona secco stasera, malgrado la banda
che ha istruito a uno a uno. Non bada al frastuono
della pioggia e alla luce. La faccia severa
fissa attenta un dolore, mordendo il clarino.
Gli ho veduto questi occhi una sera, che soli,
col fratello, più triste di lui di dieci anni,
vegliavamo a una luce mancante. Ii fratello studiava
su un inutile tornio costruito da lui.
E il mio povero amico accusava il destino
che li tiene inchiodati alla pialla e alla mazza
a nutrire due vecchi, non chiesti.

D'un tratto gridò
che non era il destino se il mondo soffriva,
se la luce del sole strappava bestemmie:
era l'uomo, colpevole. Almeno potercene andare,
far la libera fame, rispondere no
a una vita che adopera amore e pietà,
la famiglia, il pezzetto di terra, a legarci le mani.

Cesare Pavese

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categoria: Poesie

seduta sotto la quercia

sorreggi me quercia,
nel tramonto invernale,

fai entrare dentro di me
la tua energia brillante

circonda il mio corpo di luce stellare,
seduta ai tuoi piedi io respiro

ascolto i tuoi sospiri di gioia,
appoggiata alla tua corteccia morbida,

nel tuo melodioso silenzio
avvolgi me, con tutto il tuo amore

daniela cesta

segnalata da daniela cesta mercoledì 15 gennaio 2014

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categoria: Poesie

genco giuseppe

ora qui seduto ascolto il vento che mi porta il messagio di te perche sei ogni mia aspirazione

genco giuseppe

segnalata da avatar giovedì 5 ottobre 2006

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categoria: Poesie

Una Lettera Mai Scritta

Ehy Fabry..ti ricordi? Tu vivevi cn la nonna e unavolta mi6venuto a trovare e mi hai portato come regalo il tempio di Sailor Mars..sapevi ke Sailor moon era il mio cartone animato preferito.. Ti ricordi? quando io pizzicavo il gomito di mamma tu pizzichellavi il suo orekkio?..Ti ricordi?qnd la mattina ti svegliavo xkè volevo andare al mare e tu anke se eri così stanco a avevi sonno, sorridendo mi ci portavi?...Ti ricordi qnd papà si è arrabbiato cn te xkè avevi fatto arrivare il megabollettone del telefono e siccome avevi 25anni ha detto ke era meglio se te ne andavi di casa? e io mi sdraiai affianco a te sul letto e piansi tanto xkè nn volevo ke te ne andassi?...Ti ricordi qnd tornasti da Roma..drogato..ma i tenevi lontano cn dolcezza x paura di potermi far male?...Ti ricordi qnd poi, qualke giorno dopo mi dissi ke ti drogavi x VEDERE..e ke tutta intorno a me avevi visto l'Aura..la luce ke solo poke xsone possiedono..e mi dissi ke eri così contento xkè la xsona ke aveva l'Aura ero io..Tua Sorella. Ti Ricordi?..qnd l'ambulanza ti venì a prendere e tu nn volevi andarci...la zia m portò sotto casa a fare1passeggiata x nn farmi vedere la scena.Ti ricordi ke qnd tu uscisti dal'ospedale andasti avivere in quel lurido appartamento trovato da papà x te?..ke skifo..Ti ricordi?qnd mi venivi a trovare una volta a settimana..anke x prendere i soldi ke mamma ti dava?..T ricordi qnd un giorno pioveva..mamma nn era ancora tornata e noi stavamo seduti sul muretto sotto casa..e mi parlavi della Vita..mi dicevi ke x imparare a Vivere x davvero la separazione del Bene e del Male nn doveva esistere..bensì si doveva trovare l'Equilibrio tra il Bene e il Male?..Ti ricordi?Eri seduto sulla poltrona davanti la mia..e mi leggevi quel libro ke io ti dissi ke non riuscivo a capire..e scoprimmo ke era un libro ke parlava di una ragazza cn l'Aura..ke coincidenza strana..Ti ricordi?qnd tua zia telefonò e disse ke tuo padre era morto...sì eravamo fratellastri ma alla fine sia tu ke io ci siamo sempre comsiderati fratelli carnali..Ti Ricordi?Qnd di tua spontanea volontà te ne andasti all'ospedale?..mamma piangeva così tanto. Ti Ricordi? io entrai nella tua stanza in ospedale..sai io nn ci potevo entrare nel reparto infettivo ma dato le circostanze.. Ti Ricordi?Ero seduta sulla sedia e ti guardavo..dicevi ke nn riuscivi a respirare e mi hai fatto alzare lo skiena del letto..."Grazie Sorellina"...Ti Ricordi?qnd mamma ti posò sul tavolo la spilla d'oro della madonnina?..Ti Ricordi qnd io invece venni da te in silenzioe ti posai nella mano la mia collanina cn il Pentacolo?..e qnd mamma lo vide e kiese cosa fosse tu risposi : "E' un segreto mio e di Susanna."..Ti Ricordi? ke quel giorno l'unica parola ke dissi fu "Ciao Fabrì!"qnd mamma mi portò via.. "Ciao Susy!!" urlasti sorridente...Ti Ricordi?..ma cosa? ..io da lì nn ti vidi più.
Ciao Ciao Fratellone Ti vorrò x sempre bene,GRAZIE DI TUTTO.
La Tua Sorellina,Susanna
Fabrizio 04.06.76 - 18.12.03

Susanna - tratto da me

segnalata da Ombra lunedì 12 luglio 2004

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categoria: Poesie

Riflessioni di un Paramedico!

.....Aspettano e... aspettano...che qualcuno si sieda al loro fianco, che qualcuno rivolga loro una parola,anche se non riescono a capire e qualcuno neanche a sentire,ma per loro è tanto avere qualcuno accanto. Si guardano intorno con occhi spaventati e cercano qualcuno che li aiuti a ricordare un pò dei loro anni passati, purtroppo inutilmente si può riuscire a capire e farsi capire da una persona mentalmente disabile. Si spera almeno che riescano a recepire il calore umano di chi amorevolmente gli si siede accanto..

segnalata da Roberto Ciminera lunedì 26 gennaio 2015

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categoria: Poesie

fine

10 anni sono passati e oggi seduta qui' sento soltanto un vuoto incolmabile.Come e' potuto succedere proprio a noi che mai nessuno ci avrebbe potuto dividere....tu lo dicevi sempre "amiche per sempre",come due sorelle senza segreti....c'eri sempre per me ed io per te ...e poi .........vuoto!Adesso c'e' lui a cui io non piccio perche' ti consiglio cio' che lui non vuole.Ed eccomi qua' a fissare questo maledetto telefono,no non posso chiamarti un'altra volta,non per orgoglio ma perche' non voglio piu' soffrire.Ed e' la FINE.

segnalata da Daniela martedì 26 luglio 2011

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categoria: poesie

hassan

piacere hassan ..scusa se ti do la sinistra
ti parlo un po di me ..da dove vengo io..del nome del mio dio...ho 20 anni 21 a novembre se tutto va bene..non ho un padre...per fortuna ho mamma ..salva.. sta sempre involontariamente seduta... e tre fratelli ..tra cui un fenicottero..di 4 anni....si vengo da lì quel pezzo di terra..dove già c'era la fame ora c'è pure la guera.....

mario cesarano - tratto da me

segnalata da mario cesarano martedì 16 ottobre 2007

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categoria: poesie

MARE MIO

Sono qui in alto seduta a guardare te di sotto mentre ti agiti sbattendo sulle grosse pietre che ti ostacolano il percorso...se ti guardo e sorrido è perchè il lieve e soave suono che emetti mi placa l'anima ormai da tempo tormentata da grossi dispiaceri...
Oh! Mare mio, quanto sei bello, quante emozioni mi hai fatto provare, adesso invece è tutto diverso, non sono piu' una bambina , i miei fratelli non si rincorrono sghizzandosi , è tutto finito!Le risate , i giochi , le marachelle , niente è rimasto tale....solo ricordi,ricordi che spero un giorno diventeranno realta'!!!

daniela 83 - tratto da "la mia vita"

segnalata da daniela 83 sabato 7 giugno 2008

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categoria: Poesie

...questa notte

..QUESTA NOTTE NON RIESCO A DORMIRE PERCHE' IL TUO PENSIERO MI FA IMPAZZIRE.. TU INVECE DORMI E CHISSA' COSA SOGNI!! QUI INTORNO A ME C'E' UN GRAN SILENZIO, NON C'E' NESSUN RUMORE MENTRE TI PENSO, SENTO SOLO PIANGERE IL MIO CUORE, CHE STA LENTAMENTE MORENDO PER AVERE UN PO' DEL TUO AMORE.. IO TI AMO DA IMPAZZIRE, PERCHE' NON LO VUOI CAPIRE?? VORREI CHE INSIEME SEDUTA SULLA RIVA DEL MARE, STRINGENDOMI A TE MI DICESSI:"SEI TU COLEI CHE VOGLIO SPOSARE!!" MA QUESTO E' SOLO UN SOGNO AD OCCHI APERTI, PERCHE' TU NON PROVERAI MAI I MIEI STESSI SENTIMENTI, E MENTRE INTORNO A ME C'E' SILENZIO, CHIUDO GLI OCCHI E MI ADDORMENTO, SPERANDO DI SOGNARE CHE QUEL GIORNO SI POSSA AVVERARE!!! .......

Valerynvalentina

segnalata da valeryn valentina venerdì 6 maggio 2011

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categoria: Poesie

...X OKKI AZZURRI...

Seduta nella mia stanza ad ascoltare il cd della mia vita, contenta scrivo sul mio diario il tuo ultimo messaggio,mentre quel filo di luce pian piano muore...Si,è arrivata la sera...in 1dolce attimo tutto si spegne kon lei,le luci,i rumori...non c'è +niente..continuo a scrivere e spengo la radio..all'improvviso sento 1rumore lento,strano kome 1moneta gettata nel mare profondo..ma kos'è??..è il mio cuore ke palpita ,ke kon la sera spegne i miei dolori,le mie fantasie,la mia felicità...Allora mi alzo,guardo fuori dalla finestra,è tutto buio attorno a me,nessuna stella neanke la luna riesco a vedere..vedo solo due punti azzurri in quel niente,ke danno 1 tocco di magia a questa sera...Ti amo dolce angelo dagli okki azzurri...e dal nome GAETANO.....GIUSY...

Giusy - tratto da giusy

segnalata da Giusy giovedì 27 ottobre 2005

stelline voti: 11; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Metti un solo messaggio in quelle due bottiglie d'ambra che sono i tuoi occhi.Non saranno scritti forbiti o graffiti rimati,solo segnali appena sussurrati per impedire al frastuono di sbriciolarli.Mi metterò seduta qui su questa panchina triste della stazione.In mezzo a tanti altri occhi che passano,scivolano,volano,scorrono leggeri ma non posano.Mi basta una carezza delicata e calda per capire.Soltanto una carezza che proviene da quegli occhi.Non parole,se non vuoi e non riesci.I gesti aiutano a ricostruire un dialogo che non è mai stato chiaro,di cui io sono cosciente di essere stata complice crudele.Spietata assassina dei miei sentimenti!Bisbiglia piano,paziente,dolce come sei,anche una di quelle carezze silenziose di cui sai.Ma ormai è tardi,il treno è passato,il momento di estasi si è asciugato,come l'oasi svaporata al sole.Dimmi con un tuo gesto che invece si può ancora provare,voglio sapere se è stato un abbaglio,come altri milioni di abbagli.Oppure...un magico e maldestro inizio!Non è il pericolo che incute paura,ma il mistero.E' forse troppo tardi?

segnalata da michela domenica 10 settembre 2006

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categoria: Poesie

Ci si arrende a volte...

Immobile. Spenta. Soffocata dal buio della stanza. Questo sei! Ora…

Non vivi più, lo sguardo si è perso nell’immobilità opaca del pavimento. Niente ormai sarà, può essere solo il passato ed è questo che ti uccide.

Eri una piccola stella che con il suo sorriso cancellava le tenebre; adesso le tenebre annientano la tua luce.

Perché è così fragile l’animo umano? Perché non possiamo fare a meno di frantumare quello altrui?

L’amore da vita. L’amore… uccide!

Cos’altro ha più importanza? Cosa ha importanza!

Ed ora tu indifesa creatura del mondo rimani seduta, gli occhi vuoti, un nodo alla gola ed il cuore spaccato. Il trucco del tuo viso si è sciolto dal dolore e lunghe scie nere si staccano dalle ciglia per scivolare sulle guance; allo stesso modo sgorga dai tuoi polsi lacerati il sangue, che scivola lento sulla poltrona in cui sei seduta, formando un lago rosso ai tuoi piedi, e subito l’ultima lacrima scende dagli occhi e con essa cade la tua ultima scintilla di vita, che sgretolandosi a terra si dissolve bianca nel sangue. Non ci sei più…

Alemiz

segnalata da Alemiz martedì 13 aprile 2004


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