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Per Francis Scott Fitzgerald - 1920
Guardo lungo il sentiero e ti vedo arrivare – dalla foschia e dalla nebbia i tuoi cari pantaloni stazzonati si affrettano verso di me – Senza di te, caro, carissimo non potrei vedere, né udire, né sentire, né pensare – o vivere – ti amo cosi tanto e, per tutta la nostra vita, non permetterò che passiamo un’altra notte separati. Senza di te è come chiedere pietà a un temporale o uccidere la bellezza o diventare vecchi. Ho una tale voglia di baciarti – e dietro sull’attaccatura dei tuoi cari capelli e sul petto – ti amo – e non posso dirti quanto. Pensare che morirei se tu non lo sapessi – sciocco – devi tentar di capire quanto ti amo – come sono senza vita quando tu non ci sei – non posso neppure odiare queste dannate persone – Nessuno ha il diritto di vivere se non noi – e loro stanno insozzando il nostro mondo e non posso odiarli per il fatto che ti voglio – Vieni in fretta – Vieni in fretta da me – non potrei fare a meno di te neppure se tu mi odiassi e fossi coperto di piaghe come un lebbroso – se fuggissi via con un’altra donna e mi facessi morir di fame e mi picchiassi – ancora ti vorrei, lo so – Amore, Amore, Caro –
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Per Louise de Coligny-Chatillon - 28 Settembre 1914
Avendovi detto questa mattina che vi amavo, mia vicina di ieri sera, provo ora meno vergogna a scrivervelo. L'avevo già capito quel giorno a colazione a Nizza nella città vecchia, quando i vostri grandi e begli occhi di cerbiatta mi avevano cosi turbato che me ne ero andato al più presto per evitare la vertigine che mi procuravano. E quello sguardo che rivedo dovunque, piuttosto che i vostri occhi di questa notte di cui il mio ricordo ritrova soprattutto la forma e non lo sguardo. Di questa notte benedetta ho soprattutto conservato davanti agli occhi il ricordo dell’arco teso della bocca semiaperta di giovane fanciulla, di una bocca fresca e ridente, che proferiva le cose più ragionevoli e più spirituali con un suono di voce cosi incantatore che, con lo spavento e il dispiacere in cui ci gettano i desideri impossibili, sognavo che vicino a una Luisa come voi, non avrei voluto essere nient'altro che il Taciturno*. Potessi ancora tuttavia udire una voce il cui fascino procura illusioni cosi meravigliose! Sono passate solo ventiquattro ore da questi avvenimenti e già l'amore mi prostra e mi esalta di volta in volta cosi in alto e cosi in basso che mi domando se ho già veramente amato. E io vi amo con un brivido così deliziosamente puro che ogni volta che io mi immagino il vostro sorriso, la vostra voce, il vostro sguardo tenero e malizioso mi sembra che, non dovessi più vedervi di persona, la vostra cara apparizione legata al mio cervello non smetterà mai di accompagnarmi. Come potete vedere, ho preso, ma senza volerlo, delle precauzioni da disperato, perché dopo un minuto vertiginoso di speranza non spero più, se non che voi permettiate a un poeta che vi ama più della vita di eleggervi sua signora e di dirsi, mia vicina di ieri sera a cui bacio, le adorabili mani, il vostro appassionato servitore.
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Per Teresa Guiccioli - 25 Agosto 1819
Mia carissima Teresa, ho letto questo libro nel tuo giardino; amore mio, tu non c'eri, o io non avrei potuto leggerlo. E' uno dei tuoi favoriti e lo scrittore era un amico mio. Tu non capirai queste parole inglesi, e altri non le capiranno, ecco la ragione per cui non le ho scarabocchiate in italiano. Ma riconoscerai la calligrafia di colui che ti amò appassionatamente, e capirai che, su un libro che era tuo, poteva solo pensare all'amore. In questa parola, bellissima in tutte le lingue, ma soprattutto nella tua - Amor mio - è compresa la mia esistenza qui e dopo. Io sento che esisto qui, e sento che esisterò dopo, per quale scopo lo deciderai tu; il mio destino riposa con te, e tu sei una donna di diciotto anni, che ha lasciato il convento due anni fa. Desidererei che fossi rimasta lì, con tutto il mio cuore, o, almeno, che non ti avessi incontrata nel tuo stato di donna sposata. Ma per questo è troppo tardi. Io ti amo e tu mi ami o almeno, cosi dici, e agisci come se mi amassi, il che comunque è una grande consolazione. Ma io ancor più ti amo e non posso cessare di amarti. Pensa a me qualche volta, quando le Alpi e l'oceano ci divideranno, ma non sarà cosi a meno che tu non voglia. Lord Byron
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Per Anna Bolena
Riflettendo sul contenuto delle vostre lettere, mi sono procurato una grande agonia; non sapendo come interpretarle, se a mio svantaggio, come si può vedere in alcune righe, o a mio vantaggio in altre. Vi scongiuro con tutto il mio cuore di Lasciarmi conoscere appieno le vostre intenzioni sul nostro amore; la necessità mi costringe a pietire da voi una risposta, essendo stato colpito da più di un anno dal dardo dell'amore, e non sapendo se ho fallito oppure ho trovato un posto nel vostro cuore e nei vostri affetti, il che mi ha certamente trattenuto per un periodo dal chiamarvi mia amante, dal momento che se VOI mi amate solo di un amore comune questo termine non vi si addice, visto che rappresenta una posizione eccezionale; ma se vi piace assolvere al dovere di una vera, leale amante e amica, e darvi anima e corpo a me, che sono stato, e sempre sarò, il vostro servitore leale (se il vostro rigore non me lo impedirà), vi prometto che non solo il nome vi sarà dovuto, ma anche che vi prenderò come mia unica amante, allontanando tutte le altre salvo voi stessa dal mio cuore e dalla mia mente, che servirà voi sola; vi prego di dare una risposta completa a questa goffa lettera, di dirmi fino a che punto e in che cosa posso sperare; e se non vi piacesse rispondermi per iscritto, di indicarmi qualche luogo dove io possa avere una risposta a voce, luogo che io cercherò con tutto il mio cuore. Non vado oltre per paura di annoiarvi. Scritto dalla mano di colui che vorrebbe rimanere il vostro.
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Per Dino Campana - 8 agosto 1916
Notte -- Possa tu riposare, mentre io ardo così nel pensiero di te e non trovo più il sonno, e sono felice. M’hai promesso di farti rivedere ancor più bello, mia bella belva bionda. Come passerai questi giorni e queste notti? Mi senti nella mia sciarpa azzurra, speranza, grazia? Riposa, riposa. Ci siamo meritati il miracolo. Lo vivremo tutto. E avrai tanta dolcezza anche dal dimenticarti in me, qualche momento, dall’avermi dinanzi come qualcosa a cui la tua dedizione sia sacra, fertile e sacra. Ho tanta fede, Dino. Mi sento ancora così forte, per questo scambio del nostro sangue.
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