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Sono presenti 32 poesie. Pagina 2 di 2: dalla 21a posizione alla 32a.
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categoria: poesie
Un sorriso
UN SORRISO
Un sorriso come amore,
come simpatia o attrazione
fisica o morale che sia.
Un sorriso come comunicazione sociale,
preludio di sentimenti piacevoli,
comunicazione di pensieri
intriganti, nascosti e provocanti.
Un sorriso come saluto
al giorno che finisce
o alla notte che comincia.
Un sorriso di ricambio
a chi teneramente ti sorride.
Un bimbo, un giovane,
un anziano solo nella sua solitudine,
un diverso che aspira ad una dignità
che gli è stata ingiustamente sottratta.
Un sorriso al mondo…
Catello Nastro
segnalata da Catello Nastro martedì 12 novembre 2013
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categoria: poesie
sera d'autunno
mentre la fiamma del fuoco, del camino
arde vivace, lampeggia allegramente
e l'odore di legna bruciata è nell'aria
il fumo esce dai comignoli aggrovigliandosi,
l'aria diventa sempre piu fredda, quasi gelida,
profumo di caldarroste, profumo di autunno,
nel buio osservando il camino, i ricordi
si alternano con le immagini lontane,
l'autunno tiene noi tutti, stretto, nell'abbraccio,
nel cielo opaco un rapace vola superbo,
ignora l'autunno e il tempo che passa,
ama la sua libertà, e le sue ali lunghe, per volare veloce,
l'aquila reale, maschio e femmina, così liberi e straordinari,
sono fedeli per la vita, rimangono insieme nelle stesso territorio
facendo figli, nei luoghi più impervi...
dal vetro appannato, della mia finestra, saluto mentalmente
il meraviglioso rapace, prima che le ombre della sera,
oscurino il cielo e la terra.
segnalata da daniela cesta martedì 28 ottobre 2014
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categoria: Poesie
PROCESSIONE NOTTURNA
Il buio si posa, la luce scompare,
la sera s'inchina al ciel stellato,
a Collelongo si muove la gente,
la fede si lega al tempo passato.
Fiaccole ardenti, fiamme tremanti,
luci che squarciano l'oscurità,
un ponte di amore per i nostri cari,
che il tempo non può mai spezzar.
Maria, nel giorno che sale in cielo,
le anime in pena chiede al suo cuore,
e noi preghiamo, in questo rito,
affinché trovino pace e amore.
Davanti al cimitero, l'ultimo saluto,
sostiamo, uniti, in preghiera e silenzio,
la fiamma non entra, ma il cuore sa,
che l'amore per loro non avrà mai fine.
È un rito che unisce passato e presente,
dove l'antica fede si fa potente,
la speranza è un faro che splende,
che illumina anche la notte più buia.
segnalata da daniela cesta mercoledì 3 settembre 2025
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categoria: Poesie
IL SOLE BIANCO
Era il sole bianco
in un prato nel cielo,
in quel raggio dorato
che il mondo ha scaldato..
Luce fresca e sincera
di umana fiera beltà.
Dalla primavera
ammiravano meravigliati
questa splendida serenità..
I bambini volarono via
e l’ inverno, scese con il suo gelo.
Un milioni di fiori
sembravano lanciare saluti
nelle bianche torri.
Piccole campane d’argento.
diede loro l’addio ,
come diamanti nelle rocce brillavano
splendente luce del Sole.
La sfera di mercurio
contenevano magiche conchiglie
dalla voce vellutata..
Mille perle rosa diventarono
parole e poesie
aprendo il cuore
alla musica e alle melodie..
Padroni del mondo
volarono in un bacio toccato,
attraverso le nuvole di malinconie
che hai sempre cercato e mai trovato...
segnalata da Giulia Gabbia lunedì 2 agosto 2010
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categoria: poesie
VORREI....
Vorrei poter lasciare qualcosa di me
agli alberi in primavera quando
si riempiono di gemme colorate.
Vorrei lasciare qualcosa di me
al mare d' estate quando
le stelle cadono ad una ad una
nell'acqua colorandola di argento.
Vorrei lasciare una piccola parte
del mio cuore sulle malinconiche
foglie dorate che
in autunno coprono le soglie
dei marciapiedi delle città.
Vorrei lasciare
un mio piccolo ricordo
al cielo d'inverno
quando il lampo
si scaglia con la sua potenza
di luce sulla terra.
Vorrei lasciare qualcosa
di buono.... magari un sorriso
o un semplice saluto,
un abbraccio furtivo,
una stretta di mano,
una perla bagnata
di lacrime sgorgate.
Vorrei.....lasciare
qualcosa di me
perchè la parola fine
non arrivasse mai più.
segnalata da Laura P lunedì 9 settembre 2013
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categoria: Poesie
AUTUNNO
Nel crepuscolo autunnale che s'infiamma,
il cielo è un palco d'addio, mesto e grande,
non rosso estivo né d'oro fiamma.
Aranci bruciati, ruggine che espande,
si fondono con viola cupo e muto,
mentre la luce s'arrende e si nasconde.
Le nubi, strisce scure, un saluto
trattengono l'ultimo bagliore vano,
prima che il giorno sia del tutto caduto.
Ogni sfumatura, un ciclo che si scioglie piano,
di foglie che si staccano e vanno via,
di giorni che si accorciano, mano a mano.
Una nostalgia profonda, melodia
d'un tempo che fu e d'un futuro prossimo,
l'inverno freddo che già s'avvicina.
L'aria si fa pungente, un umido richiamo
di foglie a terra, di terra che respira,
un sentore antico che l'anima infiamma.
Il vento non è gioco, ma un sospiro
freddo, che accarezza gli alberi spogli,
quasi a consolarli del loro martirio.
I contorni netti, contro i bagliori molli,
d'un mondo che al riposo si prepara,
bellezza che il cuore stringe e scioglie.
Non solo vista, ma un'emozione chiara,
un tramonto struggente che risuona,
con la malinconia intrinseca e rara.
Ricorda la vita che a cicli si rinnova,
e la splendida, ineluttabile caducità,
che ogni fine in sé un inizio trova.
segnalata da daniela cesta venerdì 30 maggio 2025
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categoria: Poesie
Incontro
Un istante per non pensare,
eludendo la solitudine,
abbandonati al fascino dell'eresia,
senza mancare di rispetto
all'Infinito.
Questo turbamento sei Tu,
che me lo hai dato,
perché discendi da una stirpe
di fiori selvatici,
profumati di Libertà.
E vai per la tua strada
ancora una volta,
incapace di recepire
il mio tormento,
questo senso di Vuoto
Massimo raggiunto.
"Come è duro calle" ...
senza il viatico della speranza
di rivederTi,
di risentirTi mia,
fra un gemito ed un bacio
dato per distrazione,
come affondassi
in un uragano sconosciuto
ai più, e per questo sì caro:
lagrima d'angelo
anelito di bambino,
tela di ragno
ed opera del Fato.
Non t'accorgi di me,
che non vivo
se non nel Tuo ricordo
immacolato. Ora
mi pare di svenire,
quando le tue braccia
non osano raccogliermi,
per un ultimo saluto.
segnalata da FernyMax mercoledì 12 febbraio 2003
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categoria: Poesie
Cantico d'amore
Quando t'incontrai...fosti come il sole che sorse all'orizzonte!
La luce mi avvolse e inabissai in quell'oceano di chiarore,
tra quei flutti profumati capii l'essenza della mia vita. Così debole, così fragile.
Dove l'aquila forma il suo nido, il capriolo salta su rupi e precipizi,
nel ripido burrone solcato da un torrente spumoso
che scende leggero tra i sassi.
Il volto accarezzato dall'aria frizzante in quel dì così terso,
scosse l'animo da indistinta commozioni, profonde,durature,
aiutando il lume e la ragione nel distinguere il bene dal male.
Fosti come un vulcano in eruzione la lava mi raggiunse e fu salutare,
mi sfiorò il respiro e capii il significato di cibo e bevanda.
Un vago spavento trasparì in quella gioia.
Come un onda improvvisa del mare in burrasca
che coglie di sorpresa, mi trascinò con la sua forza
nel turbinio, rombando e spumeggiando verso riva.
Il canto dell'allodola salutò il nuovo giorno
mentre la luccicante brina scivolò lentamente,
come un vezzo, per strappare baci e carezze.
Un vento impetuoso scosse i rami delle quercie secolari e i faggi
gli occhi tuoi mi coprirono con la sua dorata e trasparente luce,
tra il mormorio del torrente nascosto nell'umbratile bosco romito.
Con sguardi d'amore e cantici di gioiarispecchiavi l'infinito firmamento.
Una grande e malinconica solitudine mi assalì, sforzò l'anima mia immergendola nella tua,
rivelò misteri e l'aprì ad aspirazioni sante.
Nel silenzio della notte ti chiamavo, rispondevi colmando il mio cuore di te.
Discreto e silenzioso, mi raccogliesti dal nulla.
E le gioie della creazione si riflessero come in una sorgente.
Il dolce tocco di una campana pareva scendere dall'alto, come un celeste prodigio abbracciò cielo e terra.
Mentre nell'empireo con festa solenne, gli angeli con tranquilla ebbrezza, contemplavano
l'ente supremo, che alitava su di loro la sua splendente intelligenza.
Quando tutto pare grave e misterioso è tenero osservare la neve che cade a larghe falde,
fiocchi candidi e puri, coprono ogni cosa, nascondendo i peccati di tutti.
Non senti più opprimere il cuore da una mano di ghiaccio.
Mio soccorso, mio rifugio, fascino dolce, penetrante, sfibrante,
più dell'incanto di un tramonto d'autunno, virtù eletta dello spirito,
immacolato velo che avvlge il creato: Jesus.
segnalata da Daniela cesta venerdì 28 ottobre 2011
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categoria: Poesie
FELICITà
FELICITÀ
Stage di 6 mesi, dopo colloqui:
colloquio tecnico, conoscitivo, test di logica e cultura generale, colloquio motivazionale, prova di inglese, colloqui online,
intanto fai altri colloqui per altre aziende, cerchi di apparire interessato anche se sai che il tuo sogno è ancora lì, a portata di mano e stai facendo di tutto per raggiungerlo.
Poi agosto di mezzo, le aziende chiudono, e tu sei li, in attesa, intanto cerchi di trovarti un lavoretto, per tirare avanti, intanto il tempo passa, i soldi sempre meno, l’ansia aumenta, intanto altri colloqui ma la tua mente è sempre li.
Poi un giorno, fine agosto, arriva una telefonata, quella che hai sperato per troppe notti,
le risorse umane, sempre vaghe, cominciano a parlare di contratto, di lavoro, la tua voce perde tonalità, non hai nemmeno il fiato per respirare ma ti sforzi comunque di rimanere normale.
L’ultimo step, ti dicono: “Le visite mediche sono domani mattina presto nel paese xxx” (ebbene si, anche le visite mediche),
tu sei al verde, ma con gli ultimi euri prendi il primo treno per raggiungere il posto,
lo studio di medicina del lavoro è lontanissimo dalla stazione ma non ti importa,
3 chilometri forse 4 a piedi alle 7 di mattina per le analisi mediche,
sei stanco ma sai in cuor tuo che non sarà di certo questo che ti fermerà dall’obiettivo.
Finalmente dopo qualche giorno sei li, in azienda,
senza neanche una moneta in tasca, la notte prima hai ricucito con ago e filo lo strappo al pantalone elegante, l’unico che hai, comprato per la laurea;
stai per firmare il contratto, dentro di te piangi dalla felicità,
poco prima di poggiare la penna sul foglio ti fermi, un sospiro,
e ti passano davanti gli ultimi 5/6 anni della tua vita,
le giornate sui libri, gli esami, quelli andati bene quelli no,
i sacrifici per arrivare a fine mese, i sacrifici dei tuoi genitori per permetterti di continuare a sognare,
tutto insieme, un treno di ricordi, in un attimo.
Firmi, incontenibile una lacrima viene fuori dai tuoi occhi,
la asciughi immediatamente per non farla notare.
Alla fine i saluti: “Comincerà tra una settimana”.
Sinceramente è strano che in un periodo come questo trovare un lavoro sia quasi un punto di arrivo che di partenza, farò comunque in modo che sia un punto di partenza;
ad ogni modo posso dire che in quell’attimo,
in quell’infinitesimo istante prima di poggiare la penna e firmare,
ho sentito qualcosa, un brivido, un lampo:
FELICITÀ.
Firmato
Un lavoratore
segnalata da Un lavoratore domenica 12 luglio 2015
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categoria: Poesie
Pecos Bill
Indiana pellerossa:
in un primo momento
non avrei mai creduto,
che Sogno di Luna
potesse materializzarsi
come d'incanto
davanti ai miei occhi,
per un dolcissimo
saluto. Eppure...
la tensione carnale
colava a picco
dalle sue labbra,
e da ogni parte
del suo corpo,
come il canto
delle Sirene d'Ulisse,
portando la mia estasi
a livelli sovrumani.
Allora, con slancio
e passione devota,
la presi al laccio
trascinandola a me,
in un vortice di voluttà
e di sensazioni,
mentre il Lago
bagnava le sue membra
rassegnate a un godimento
senza fine, e puro
come la saetta
di Giove Pluvio.
Quando ella ebbe succhiato
fino all'ultima goccia
il piacere,
e si rivolse a me
col suo candido viso
di bambina scherzosa,
non potei che trasalire
sconvolto dalle sue
contraddizioni.
Capii tutta la forza
del desiderio selvaggio,
e il limpido torrente
ch'ella estraeva
dalle mie viscere
era solo il tributo,
dell'uomo che sa morire,
per l'unica donna
che abbia mai amato...
Firmato: Pecos Bill
segnalata da FernyMax martedì 12 marzo 2002
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categoria: Poesie
L'amore non è
Scende una lacrima sul tuo dolce viso,
guardo i tuoi occhi dispersi nel vuoto
vedo passare un ricordo remoto
sento le voci del pianto e del riso.
Non è pazienza l’amore di un uomo,
non è costanza il suo mormorio
non è un saluto il suo cenno d’addio
non è vergogna cambiare il suo duomo
Sepolto da un freno di luci e tormento
L’amore si frange intorno ai dolori
Né pace nè vento, ma solo sentori :
Rumori pacati e nemmeno un lamento
Non vedo più baci , carezze non sento
Nessuno che gridi una dolce parola
Non è finzione restare da sola,
Non è paura un triste commento.
L’amore non è nemmeno un’aurora
Di un mese di luce sfruttato nel fuoco.
Né un bimbo lasciato che chiede il suo gioco
Né un dolce lambirti che il volto ti sfiora .
Non è un messaggero di pace sperata
Nemmeno un amico distrutto dal male
Non è un pensiero fornito di sale
Nemmeno una sola parola pensata.
Allora cos’è questo strano signore
Che sempre ci guarda dai punti più arditi?
Chi é questo gioco di tempi finiti,
Che lascia la luce di notte e nel cuore?
Nessuno può dire chi sia il sentimento
Che ogni mattina ci lascia intontiti,
Se mentre ci alziamo noi siamo straniti…….
La colpa stai sicuro è del vento.
Ci porta i ricordi più dolci e più amari
I pensieri di un’ora ci lascia sfruttare
Non è mare mosso ma neanche sperare
Di un cenno di aiuto agli amici più cari .
Sai dirmi lasciato dai tuoi desideri,
Se riesci a capire l’amor cosa sia?
Se senza dolore e senza follia
Ti restano ancora dei dolci pensieri?
Se trovi nel tempo una sola impressione
Di piccoli abbracci al tuo verde cuore
Io dico : sei bravo, hai trovato l’amore,
non farlo fuggire in ogni canzone.
segnalata da gab venerdì 1 febbraio 2008
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categoria: Poesie
Io... ragazzo del '49, II parte (I falsi miti)
(che l'orizzonte s'infiammava
allora improvvisamente...)
di figure luccicanti
dalle splendide uniformi
in parate suggestive,
con riferimenti storici
e ambiziosi traguardi,
capaci di rendere
noi giovani le prede
designate di propagandisti
di falsi miti di gloria
col saluto romano...
Cui s'aggiunse pure
la suggestione
di quei militi perfetti
al passo dell'oca,
con la svastica al braccio
in campo bianco e rosso...
dominati da una volontà
di assoluta grandezza
per la patria e l'onore,
fino al sacrificio estremo,
con il culto del sangue
reso alla terra madre,
"eroi" incuranti di sé,
nel dono più totale...
Un paradiso guerriero
di membri senza macchia,
ove gli organi coesi
dell'intera nazione
potevano collaborare
al sommo bene comune.
Il singolo attraverso
il valore del cameratismo
ritrovava in sé stesso
la forza delle legioni,
senza la frattura di classi,
o conflitti intestini...
Io ancora mi guardo
dentro... come allucinato,
e forse inconsapevole
di essere arrivato
quasi molto vicino
a perdere la ragione,
a causa, probabilmente,
solo delle più banali
esplosioni ormonali,
da cui è così normale
vengano presi i giovani...
senza alcuna distinzione
di schieramento ideale,
perché l'estremismo
è sempre fine a sé stesso
e in fondo non è il colore,
ma la violenza di per sé
la cosa da condannare...
Ne sono uscito, grazie a Dio.
Spero di essere un adulto
e che tutto sia passato...
nulla di più e nulla meno
di come ve lo abbiamo
appena raccontato...
io & la mia anima,
che ora ci rallegriamo,
così, semplicemente...
del pericolo scampato.
Fine della seconda parte.
FernyMax - tratto da riflessioni d'ora & allora
segnalata da FernyMax martedì 13 giugno 2006
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