Frasi.Net
       

Tu sei qui: Frasi.net » frasi » cerca » triste

Cerca triste nelle poesie

archivio frasi | autori | classifiche | commenti | cerca | scrivi frasi

Sono presenti 188 poesie. Pagina 1 di 10: dalla 1a posizione alla 20a.

Criteri di ricerca



 
categoriapoesie












 
qualsiasi
 
qualsiasi
 
giornoqualsiasi































 
mesequalsiasi












 
annoqualsiasi



























stelline voti: 13; popolarità: 4; 0 commenti

categoria: Poesie

Noi sia'n le triste penne isbigotite


Noi sia'n le triste penne isbigotite,
le cesoiuzze e 'l coltellin dolente,
ch'avemo scritte dolorosamente
quelle parole che vo' avete udite.

Or vi dicia'n perché noi sia'n partite
e sia'n venute a voi qui di presente:
la man che ci movea dice che sente
cose dubbiose nel core apparite;

le quali hanno destrutto si costui
ed hannol posto si presso a la morte,
ch'altro non n'e' rimaso che sospiri.

Or vi preghia'n quanto possia'n più forte
che non sdegn[i]ate di tenerci noi,
tanto ch'un poco di pietà vi miri.

Guido Cavalcanti

stelline voti: 24; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Egle


Stanno nel grigio verno pur d'edra e di lauro
vestite
ne l'Appia trista le ruinose tombe.

Passan pe 'l ciel turchino
che stilla ancor da la pioggia
avanti al sole lucide nubi bianche.

Egle, levato il capo ve'r' quella serena
promessa
di primavera, guarda le nubi e il sole.

Guarda; e innanzi a la bella sua fronte
più ancora che al sole
ridon le nubi sopra le tombe antiche.

Giosue' Carducci

stelline voti: 13; popolarità: 2; 0 commenti

categoria: Poesie

Alla Luna

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l'anno, sovra questo colle
Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l'etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l'affanno duri!

Giacomo Leopardi

stelline voti: 16; popolarità: 2; 0 commenti

categoria: Poesie

Lettera alla madre


"Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d'acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d'amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo." - Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. -
"Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell'Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d'eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell'ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m'ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l'orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima mater."

>

Salvatore Quasimodo

stelline voti: 17; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Passando con pensir per un boschetto


Passando con pensir per un boschetto,
donne per quello givan fior cogliendo,
"To' quel, to' quel" dicendo.
"Eccolo, eccolo!".
"Che e', che e'?".
"E' fior alliso".
"Và là per le viole".
"Ome', che 'l prun mi punge!".
"Quell'altra me' v'agiunge".
"Uh! uh! o che è quel che salta?".
"E' un grillo".
"Venite qua, correte:
raperonzoli cogliete".
"E' non son essi".
"Si, sono".
"Colei,
o colei,
vie' qua,
vie' qua
pe' funghi".
"Costa',
costa',
pel sermolino".
"No' staren troppo,
che' 'l tempo si turba".
"E' balena".
"E' truona".
"E vespero già suona".
"Non è egli ancor nona!".
"Odi, odi,
e' l'usignol che canta:
più bel v'e',
più bel v'e'".
"I' sento... e non so che".
"Ove?".
"Dove?".
"In quel cespuglio".
To'cca, picchia, rito'cca,
mentre che 'l busso cresce,
ed una serpe n'esce.
"Ome' lassa!".
"Ome' trista!".
"Ome'!".
Fugendo tutte di paura piene,
una gran piova viene.
Qual sdrucciola,
qual cade,
qual si punge lo pede.
A terra van ghirlande;
tal ciò ch'ha colto lascia, e tal percuote;
tiensi beata chi più correr puote.

Si fiso stetti il di che lor mirai,
ch'io non m'avidi, e tutto mi bagnai.

Franco Sacchetti

stelline voti: 14; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Il carnevale di Gerti


Se la ruota si impiglia nel groviglio
delle stesse filanti ed il cavallo
s'impenna tra la calca , se ti nevica
fra i capelli e le mani un lungo brivido
d'iridi trascorrenti o alzano i bambini
le flebili ocarine che salutano
il tuo viaggio e i lievi echi si sfaldano
giù dal ponte sul fiume
se si sfolla la strada e ti conduce
in un mondo soffiato entro una tremula
bolla d'aria e di luce dove il sole
saluta la tua grazia-hai ritrovato
forse la strada che tentò un istante
il piombo fuso a mezzanotte quando
finì l'anno tranquillo senza spari.

Ed ora vuoi sostare dove un filtro
fa spogli i suoni
e ne deriva i sorridenti ed acri
fumi che ti compongono il domani;
ora chiedi il paese dove gli onagri
mordano quadri di zucchero dalle tue mani
e i tozzi alberi spuntino germogli
miracolosi al becco dei pavoni.

(Oh , il tuo carnevale sarà più triste
stanotte anche del mio , chiusa fra i doni
tu per gli assenti:carri dalle tinte
di rosolio , fantocci ed archibugi,
palle di gomma , arnesi da cucina
lillipuziani:l'urna li segnava
a ognuno dei lontani amici l'ora
che il gennaio si schiuse e nel silenzio
si compì il sortilegio.E' carnevale
o il dicembre s'indugia ancora?Penso
che se muovi la lancetta al piccolo
orologio che rechi al polso , tutto
arretrerà dentro un disfatto prisma
babelico di forme e di colori...)

E il natale verrà e il giorno dell'anno
che sfolla le caserme e ti riporta
gli amici spersi e questo carnevale
pur esso tornerà che ora ci sfugge
tra i muri che si fendono già.Chiedi
tu di fermare il tempo sul paese
che attorno si dilata?Le grandi ali
screziate ti sfiorano , le logge
sospingono all'aperto esili bambole
bionde , vive , le pale dei mulini
rotano fisse sulle pozze garrule.
Chiedi di trattenere le campane
d'argento sopra il borgo e il suono rauco
delle colombe?Chiedi tu i mattini
trepidi delle tue prode lontane?

Come tutto si fa strano e difficile
come tutto è impossibile , tu dici.
La tua vita è quaggiù dove rimbombano
le ruote dei carriaggi senza posa
e nulla torna se non forse
in questi disguidi del possibile.
Ritorna là fra i morti balocchi
ove è negato pur morire;e col tempo che ti batte
al polso e all'esistenza ti ridona,
tra le mura pesanti che non s'aprono
al gorgo degli umani affaticato,
torna alla via dove con te intristisco
quella che mi additò un piombo raggelato
alle mie , alle tue sere:
torna alle primavere che non fioriscono.

Eugenio Montale

stelline voti: 33; popolarità: 1; 0 commenti

categoria: Poesie

Al padre

Dove sull’acque viola
era Messina, tra fili spezzati
e macerie tu vai lungo binari
e scambi col tuo berretto di gallo
isolano. Il terremoto ribolle
da due giorni, è dicembre d’uragani
e mare avvelenato. Le nostre notti cadono
nei carri merci e noi bestiame infantile
contiamo sogni polverosi con i morti
sfondati dai ferri, mordendo mandorle
e mele dissecate a ghirlanda. La scienza
del dolore mise verità e lame
nei giochi dei bassopiani di malaria
gialla e terzana gonfia di fango.

La tua pazienza
triste, delicata, ci rubò la paura,
fu lezione di giorni uniti alla morte
tradita, al vilipendio dei ladroni
presi fra i rottami e giustiziati al buio
dalla fucileria degli sbarchi, un conto
di numeri bassi che tornava esatto
concentrico, un bilancio di vita futura.

Il tuo berretto di sole andava su e giù
nel poco spazio che sempre ti hanno dato.
Anche a me misurarono ogni cosa,
e ho portato il tuo nome
un po’ più in là dell’odio e dell’invidia.
Quel rosso del tuo capo era una mitria,
una corona con le ali d’aquila.
E ora nell’aquila dei tuoi novant’anni
ho voluto parlare con te, coi tuoi segnali
di partenza colorati dalla lanterna
notturna, e qui da una ruota
imperfetta del mondo,
su una piena di muri serrati,
lontano dai gelsomini d’Arabia
dove ancora tu sei, per dirti
ciò che non potevo un tempo - difficile affinità
di pensieri - per dirti, e non ci ascoltano solo
cicale del biviere, agavi lentischi,
come il campiere dice al suo padrone:
"Baciamu li mani". Questo, non altro.
Oscuramente forte è la vita.

Salvatore Quasimodo

stelline voti: 16; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Fumatori di carta


Mi ha condotto a sentir la sua banda. Si siede in un angolo
e imbocca il clarino. Comincia un baccano d'inferno.
Fuori, un vento furioso e gli schiaffi, tra i lampi,
della pioggia fan si che la luce vien tolta,
ogni cinque minuti. Nel buio, le facce
danno dentro stravolte, a suonare a memoria
un ballabile. Energico, il povero amico
tiene tutti, dal fondo. E il clarino si torce,
rompe il chiasso sonoro, s'inoltra, si sfoga
come un'anima sola, in un secco silenzio.

Questi poveri ottoni son troppo sovente ammaccati:
contadine le mani che stringono i tasti,
e le fronti, caparbie, che guardano appena da terra.
Miserabile sangue fiaccato, estenuato
dalle troppe fatiche, si sente muggire
nelle note e l'amico li guida a fatica,
lui che ha mani indurite a picchiare una mazza,
a menare una pialla, a strapparsi la vita.

Li ebbe un tempo i compagni e non ha che trent'anni.
Fu di quelli di dopo la guerra, cresciuti alla fame.
Venne anch'egli a Torino, cercando una vita,
e trovò le ingiustizie. Imparò a lavorare
nelle fabbriche senza un sorriso. Imparò a misurare
sulla propria fatica la fame degli altri,
e trovò dappertutto ingiustizie. Tentò darsi pace
camminando, assonnato, le vie interminabili
nella notte, ma vide soltanto a migliaia i lampioni
lucidissimi, su iniquità: donne rauche, ubriachi,
traballanti fantocci sperduti. Era giunto a Torino
un inverno, tra lampi di fabbriche e scone di fumo;
e sapeva cos'era lavoro. Accettava il lavoro
come un duro destino dell'uomo. Ma tutti gli uomini
lo accertassero e al mondo ci fosse giustizia.
Ma si fece i compagni. Soffriva le lunghe parole
e dovette ascoltarne, aspettando la fine.
Se li fece i compagni. Ogni casa ne aveva famiglie.
La città ne era tutta accerchiata. E la faccia del mondo
ne era tutta coperta. Sentivano in sè
tanta disperazione da vincere il mondo.

Suona secco stasera, malgrado la banda
che ha istruito a uno a uno. Non bada al frastuono
della pioggia e alla luce. La faccia severa
fissa attenta un dolore, mordendo il clarino.
Gli ho veduto questi occhi una sera, che soli,
col fratello, più triste di lui di dieci anni,
vegliavamo a una luce mancante. Ii fratello studiava
su un inutile tornio costruito da lui.
E il mio povero amico accusava il destino
che li tiene inchiodati alla pialla e alla mazza
a nutrire due vecchi, non chiesti.

D'un tratto gridò
che non era il destino se il mondo soffriva,
se la luce del sole strappava bestemmie:
era l'uomo, colpevole. Almeno potercene andare,
far la libera fame, rispondere no
a una vita che adopera amore e pietà,
la famiglia, il pezzetto di terra, a legarci le mani.

Cesare Pavese

stelline voti: 12; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

La lacrima caduta dai tuoi occhi non si è asciugata,
mentre era appoggiata ancora sul tuo viso
un raggio di sole l'ha baciata
salendo spinta da un tiepido soffio
ha assunto tutti i colori della vita
perdendo quel sapore di tristezza per cui era nata.

Il dolore di quel ricordo gli ha donato
il colore dei suoi occhi
il ricordo di quelle carezze l'ha resa dolce come non mai
persino il suo profumo diventa il suo odore,
e la malinconia di mille ricordi
la riempie di storia, le dona vita
la musica di una canzone cara la fa vibrare.

Quanti sentimenti racchiusi in quella goccia di te
il ricordo di quanti sorrisi
l'hanno fatta stillare dai tuoi occhi
poi è un attimo
un temporale improvviso
ed ecco la goccia di nuovo sul tuo volto
comincia a piovere
la raccogli con un dito
e la posi sulle tue labbra
ne cogli il sapore e lo senti scendere fino al cuore
guardi il cielo
per un attimo avverti la presenza
nasce un sorriso.
Lo stesso ricordo che la fece nascere
oggi rivive grazie a lei.

Ragazzo Triste

segnalata da Ragazzo Triste martedì 9 settembre 2003

stelline voti: 14; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Non

Non mi serve nessuno quando sto male, perché nessuno mi vuole aiutare.
Non voglio alcuna consolazione da parte di coloro che mi hanno ferito, perché non mi avrebbero consolato.
Non mi piace sentirmi dire che sono tutt’uno con la bellezza, perché non me lo direbbe nessuno.
Non ho bisogno di piacere a qualcun altro, perché nessuno mi ritiene bello.
Vorrei stare da solo a contemplare ciò che non ho fatto o che ho fatto malamente, per poter capire come riuscire ad andare avanti.
Non ho tempo a sufficienza per potermi permettermi un momento di pausa, sono troppo occupato ad avercela con le persone che amo per potermi accorgere di quello che gli altri pensano di me.
Forse è meglio così, o forse no perché se non mi interesso non potrò mai capire che cosa pensa la gente di me.
In fondo non m’interessa poi tanto, non ho voglia di litigare con qualcuno che mi giudica solo dall’aspetto.
È una peridita di tempo.
D’altornde la vita è così: piena di odio, rabbia, rancore, tristezza e allo stesso tempo amore e gioia.
Ma che ci vuoi fare?!
Niente…
Non ci si può fare niente, perché in questo mondo siamo solo di passaggio come nuvole nell’aria.

Io da triste

segnalata da Fabio giovedì 5 ottobre 2006

stelline voti: 14; popolarità: 1; 0 commenti

categoria: Poesie

momenti tristi

E me ne sto qua,
rinchiusa tra quattro mura
fissando quelle goccioline
di rugiada sulle foglie tremolanti
degli alberi illuminate dal sole.

mi ricordano le lacrime
uscite dai miei occhi
nei momenti più tristi
della mia adolescenza.

E mi ritrovo qua
fra queste quattro mura
a fantasticare sul mio futuro
mentre vorrei essere
altrove...
in un luogo isolato dal resto del mondo
ed urlare in silenzio la mia sofferenza
=Gre=

Greta87

segnalata da greta martedì 23 settembre 2003

stelline voti: 26; popolarità: 6; 0 commenti

categoria: Poesie

Posso scrivere i versi più tristi questa notte (lei non è con me)

Posso scrivere i versi più tristi questa notte.

Scrivere, ad esempio : La notte è stellata,
e tremolano, azzurri, gli astri in lontananza.

Il vento della notte gira nel cielo e canta.

Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Io l'amai , e a volte anche lei mi amò .

Nelle notti come questa la tenni tra le mie braccia.
La baciai tante volte sotto il cielo infinito.

Lei mi amò, a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Pensare che non l'ho. Sentire che l'ho perduta.

Udire la notte immensa, più immensa senza lei.
E il verso cade sull'anima come sull'erba in rugiada.

Che importa che il mio amore non potesse conservarla.
La notte è stellata e lei non è con me.

E' tutto. In lontananza qualcuno canta. In lontananza.
La mia anima non si rassegna ad averla perduta.

Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca. Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.
Noi quelli di allora, più non siamo gli stessi.

Più non l'amo, è certo, ma quanto l'amai.
La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.

D'altro. Sarà d'altro. Come prima dei suoi baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro . I suoi occhi infiniti.

Più non l'amo, è certo, ma forse l'amo .
E' così breve l'amore, ed è sì lungo l'oblio.

Perché in notti come questa la tenni tra le mie braccia,
la mia anima non si rassegna ad averla perduta.

Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.

Pablo Neruda

segnalata da Marco sabato 11 ottobre 2003

stelline voti: 5; popolarità: 0; 1 commenti

categoria: Poesie

Nell’epoca delle passioni tristi …

Inesistenti rughe di un autoritratto sbiadito
ritraggono impenetrabili geroglifici
nel volto chiuso della sera,
confondendo in espressioni svanite
acri pensieri di pane
inghiottiti come dolci veleni.
Sol così l’urlo improvviso di un sole d’inverno
solleverà da tergo
parole mai uscite gettate nel vento,
dando voce al gelante silenzio …

Coperte le distanze dentro sé
scopriamo quel che veramente si è,
soffocando il respiro
nella nostra più comune indifferenza
e guardando sempre più lontano dalla finestra …
per non guardarci mai dentro.

Capaci di reagire perché incapaci d’agire
lasciamo che tutto scivoli via in fretta,
come sabbia tagliente tra le dita.
E come pigne sospese su un ramo
in attesa che il soffio di un bimbo lo spezzi
viviamo soli nell’epoca delle passioni tristi,
confidando che anche Dio si addormenti …

GASPARE SERRA - tratto da http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/NELL-EPO

segnalata da Gaspare110 lunedì 20 aprile 2009

voti: 0; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: poesie

quando sono triste

quando, sono triste io mi aggrappo alla luce,
e cerco di pensare a belle sensazioni,

sogni irragiungibili che fanno piangere
ma che ammorbidiscono il cuore,

le lacrime lavano, gli occhi e l'anima,
rigano il volto che cerca, l'aiuto nel silenzio del dolore,

varca il firmamento, passa tra le stelle,
oltre le galassie, oltre nebulose piene di colori,

oltre l'inimmaginabile, entra nel cuore di Dio.
Lui è subito accanto a noi,

ma non lo sentiamo, perchè siamo pieni di rancore
rabbia e molto di piu.

nesuno può aiutarci, solo L'Eterno Padre.

daniela cesta

segnalata da daniela cesta mercoledì 30 aprile 2014

voti: 0; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

quando siamo tristi

quando ci sentiamo tristi e soli
l'anima sembra nascondersi in un meandro profondo,
tutto sembra estraneo, non abbiamo voglia di parlare,

il sole sembra oscuro e le stelle sono come smorte, opache,
non usciamo di casa perché nulla ci attira,
il nostro sorriso è come morto sulle nostre labbra,

l'unica cosa da fare è fuggire in un bosco
sederci sotto una quercia e ascoltare il silenzio,
il gorgoglio del ruscello, mormora a noi dolcemente,

i cardellini cantano, il fruscio del vento scuote le foglie
e asciuga le nostre lacrime, alcune farfalle volano allegre
sembrano giocare, mentre un piccolo cerbiatto

gusta germogli verdi e invitanti, i raggi del sole scintillano
tra i rami ondeggianti, tutto improvvisamente diventa melodia,
che entra dentro di noi accarezza l'anima, rincuora lo spirito,

abbraccia il nostro intimo, capiamo che nulla più ci angoscia,
la pace la serenità regna in noi e intorno a noi,
perché capisci che noi siamo molto importanti nel pensiero di Dio,

su questa terra tutto ci può accadere, ma angosce, dispiaceri,
malattie, delusioni, ognuno di noi passa
ma non ci annienteranno mai, perché noi

stiamo andando verso l'eternità, un altra esistenza ci attende
la vera vita, la sola e potremo finalmente ripetere
le parole di Dio:".....Il Padre tergerà ogni lacrima,

perché le cose di prima, sono passate.."

daniela cesta

segnalata da DANIELA CESTA sabato 14 maggio 2016

stelline voti: 2; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

.... solo tu hai il potere di rendermi triste o donarmi gioia e conforto....

(Eloisa ad Abelardo)

segnalata da sweetchica domenica 23 ottobre 2005

stelline voti: 1; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

E' triste aspettare un segnale che arriverà soltanto nel momento in cui lo andrai a mendicare.

Vassago

segnalata da Vassago martedì 28 aprile 2009

voti: 0; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: poesie

Richiesta

Non essere triste/se io sono triste/affinche' le tue lacrime/non si uniscono alle mie/ed io vi anneghi/ma regalami un sorriso/affinche'io vi appoggi il cuore

segnalata da Marino mercoledì 8 aprile 2015

stelline voti: 8; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Sognare

I sogni a volte sono tristi pezzetti di carta stropicciata.Abitudini passate che non torneranno più,puntualità persa davanti ad un televisore allegro con daventi agli occhi un periodo triste:senza saperlo.Nel tuo piatto la minestra. Sul divano accoccolata a sognare e il giorno dopo ancora a sognare e dopo una vita non ci credi più in quel sogno che una volta sembrava così possibile perchè lo accarezzavi nella tua puntualità persa davanti ad un televisore...

Sarina - tratto da Sarina

segnalata da Sara mercoledì 7 luglio 2004

stelline voti: 11; popolarità: 1; 0 commenti

categoria: Poesie

Silenzio

Il Silenzio pesa, permette alla fantasia di viaggiare, lascia pensare, aiuta in certi casi, ed alimenta la disperazione in altri, è bello di notte quando ti fa rendere conto che tutto intorno ti parla ed è triste quando sei triste, il silenzio si ama e si odia e come ogni certezza nn è una certezza è come il dubbio o una scelta sempre presente, sempre fondamentale x i nostri stati d animo e x le nostre decisioni......il silenzio è silenzio e in certi casi fa piu rumore e piu male di qls altra parola, accompagna l indifferenza e fa soffrire, ma nei momenti magici è dolce e si accompagna al piacere....il Silenzio è tutto.....

Al3x

segnalata da Al3x lunedì 19 novembre 2007


◄ indietro
1 2 3 4 5 ... 10

 


Puoi eseguire la ricerca nel sito anche tramite Google:

Ricerca personalizzata


© 2000-2026 Frasi.net
Per contattarci o saperne di più sul sito vieni al CENTRO INFORMAZIONI

78 ms 00:56 26 082026 fbotz1