Tu sei qui: Frasi.net » frasi » cerca » chi rompe
archivio frasi | autori | classifiche | commenti | cerca | scrivi frasi
Sono presenti 484 frasi. Pagina 11 di 25: dalla 201a posizione alla 220a.
voti: 4; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Barzellette
Il leone, re della foresta, va in giro per la savana. Vede una zebra, la rincorre, la raggiunge e le sibila con tono da essere superiore: "Dimmi Zebra, chi e’ il re della foresta?". E la zebra con un filo di fiato e tutta tremante: "Sei tu mio sire". E il leone con tono da essere superiore: "Va bene Zebra, va pure, la tua fede ti ha salvato". Il leone riprende la sua passeggiata finche' non vede una gazzella; la rincorre, la raggiunge e le sibila: "Dimmi gazzella, chi e’ il re della foresta?". E la Gazzella, con un filo di voce e tremando gli risponde: "Maesta’, sei tu il mio signore". E il leone sempre con tono da essere superiore: "Va bene Gazzella, va pure, il tuo re ti fa grazia della vita". Il leone riprende la sua passeggiata finche’ arriva al fiume dove incontra l'elefante; gli si para davanti e gli fa: "Dimmi elefante, chi e’ il re della foresta?". L'elefante, evidentemente infastidito, lo guarda dall'alto in basso, poi lo afferra con la proboscide e lo scaglia lontano. Il leone si rialza e, zoppicando, gli si rifa sotto e gli grida con tono alterato: "Dimmi elefante, chi e’ il re della foresta?". L'elefante si gira di scatto, lo afferra con la proboscide, e lo scaglia ancora piu’ lontano. Il leone riesce, sempre piu’ a fatica, a rialzarsi con una zampa rotta e qualche costola incrinata, ma si rifa sotto all'elefante e gli grida: "Elefante, ma se non ti ricordi, e’ inutile che ti incazzi tanto!!".
voti: 3; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Barzellette
Un tedesco sta andando con la sua Mercedes nuova fiammante per le strade della campagna delle Marche. Ad un certo punto vede in lontananza un gregge di pecore con il pastore che le accompagna. Viaggia ai 230 e non vuole frenare... inizia quindi a suonare con il clacson. a 300 metri vede che le pecore non si spostano a 200 metri sono ancora lì a 100 metri inizia a frenare ma ormai è fatta le pecore e il pastore vengono investiti. Allora il tedesco esce dalla auto e si avvicina ad una pecora che è senza un gamba, la faccia ce l'ha schiacciata e sta sanguinando; tira fuori la pistola e mentre le spara dice : a me non piacere vedere animale soffrire !!! avanti 2 metri ce n'è un'altra... tutta disfatta; e come prima BUM:a me non piacere vedere animale soffrire !! avanti 3 metri c'è un'altra pecora morente senza gambe: BUM :a me non piacere vedere animale soffrire !!. Ad un certo punto esce il pastore che con un braccio rotto , lo stomaco che gli esce dalla pancia, una gamba spezzata dice: "Oh che bello che non mi sono fatto NIENTE !!!! "
voti: 2; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Barzellette
Un cacciatore di leoni racconta la sua ultima, terribile avventura: "Ero solo nella jungla e senza munizioni. All'improvviso un leone mi salta davanti e mi ringhia contro. Con un balzo lo evito e comincio a correre a perdifiato. La belva non rinuncia, capendo che dovevo essere indifeso, e comincia ad inseguirmi minacciosa. Nella speranza di trovare rifugio da qualche parte prendo un sentiero che non conosco ma dopo qualche metro mi ritrovo in una zona brulla e sassosa, nessun riparo in vista e il leone sempre dietro. Il leone era ormai a pochi metri quando scivola e io riguadagno terreno. Purtroppo dopo un po' mi ritrovai sul ciglio di un burrone senza via di scampo. Mi voltai pronto a morire vendendo cara la pelle, quando mi accorgo che il leone continua a scivolare ad ogni passo. Proprio all'ultimo balzo atterra male e si rompe la testa contro un sasso... una vera fortuna". "Uhh - fa un altro cacciatore - al tuo posto io me la sarei fatta addosso!". "e secondo te, su cosa è scivolato il leone?!".
voti: 3; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Barzellette
Visita inattesa
Londra, ore 9. Casa di Lord Buckbarry. IL maggiordomo entra in camera di Lord Buckbarry con la colazione ed il giornale.
"Buongiorno, Signore, ho con me il solito e debbo riferirle una notizia appresa ora dalla BBC"
"Ditemi, caro"
"Il Tamigi ha rotto gli argini"
"Va bene, caro, ho da fare. Grazie"
Alle ore 10 il maggiordomo bussa e rientra in camera.
"Signore, Vi prego di scusare il disturbo, ma il Tamigi ha invaso parecchi scantinati anche nella nostra zona"
"Oh, Jason, non si preocupi, qui siamo al terzo piano. Non distubatemi, vi prego, con queste piccolezze!"
Ore 11. Il maggiordomo entra piuttosto trafelato.
"Signore, ascoltatemi: il Tamigi ha allagato le cantine e sta invadendo il primo piano"
"Suvvia, Jason, le botti sono ben sigillate, al pari delle bottiglie. Vi prego di non importunarmi"
Ore 12. Il Maggiordomo, dopo avere leggermente bussato, entra ed annuncia:
"Una visita, Signore"
"Oh, non ne avevo in programma; di chi si tratta?"
"Del Tamigi, Signore"
voti: 20; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Poesie
Della testa di morto
L'Acherontia frequenta le campagne,
i giardini degli uomini, le ville;
di giorno giace contro i muri e i tronchi,
nei corridoi più cupi, nei solai
più desolati, sotto le grondaie,
dorme con l'ali ripiegate a tetto.
E n'esce a sera. Nelle sere illuni
fredde stellate di settembre, quando
il crepuscolo già cede alla notte
e le farfalle della luce sono
scomparse, l'Acherontia lamentosa
si libra solitaria nelle tenebre
tra i camerops, le tuje, sulle ajole
dove dianzi scherzavano i fanciulli,
le Vanesse, le Arginnidi, i Papili.
L'Acherontia s'aggira: il pipistrello
l'evita con un guizzo repentino.
L'Acherontia s'aggira. Alto è il silenzio
comentato, non rotto, dalle strigi,
dallo stridio monotono dei grilli.
La villa è immersa nella notte. Solo
spiccano le finestre della sala
da pranzo dove la famiglia cena.
L'Acherontia s'appressa esita spia
numera i commensali ad uno ad uno,
sibila un nome, cozza contro i vetri
tre quattro volte come nocca ossuta.
La giovinetta più pallida s'alza
con un sussulto, come ad un richiamo.
"Chi c'e'?" Socchiude la finestra, esplora
il giardino invisibile, protende
il capo d'oro nella notte illune.
"Chi c'e'? Chi c'e'?" "Non c'è nessuno, Mamma!"
Richiude i vetri, con un primo brivido,
risiede a mensa, tra le sue sorelle.
Ma già s'ode il garrito dei fanciulli
giubilanti per l'ospite improvvisa,
per l'ospite guizzata non veduta.
Intorno al lume turbina ronzando
la cupa messaggiera funeraria.
Guido Gozzano - tratto da Le farfalle. Epistole entomologiche
voti: 18; popolarità: 3; 0 commenti
categoria: Poesie
La quiete dopo la tempesta
assata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passeggier che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo à suoi studi intende?
O torna all'opre? o cosa nova imprende?
Quando de' mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.
voti: 16; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Poesie
Fumatori di carta
Mi ha condotto a sentir la sua banda. Si siede in un angolo
e imbocca il clarino. Comincia un baccano d'inferno.
Fuori, un vento furioso e gli schiaffi, tra i lampi,
della pioggia fan si che la luce vien tolta,
ogni cinque minuti. Nel buio, le facce
danno dentro stravolte, a suonare a memoria
un ballabile. Energico, il povero amico
tiene tutti, dal fondo. E il clarino si torce,
rompe il chiasso sonoro, s'inoltra, si sfoga
come un'anima sola, in un secco silenzio.
Questi poveri ottoni son troppo sovente ammaccati:
contadine le mani che stringono i tasti,
e le fronti, caparbie, che guardano appena da terra.
Miserabile sangue fiaccato, estenuato
dalle troppe fatiche, si sente muggire
nelle note e l'amico li guida a fatica,
lui che ha mani indurite a picchiare una mazza,
a menare una pialla, a strapparsi la vita.
Li ebbe un tempo i compagni e non ha che trent'anni.
Fu di quelli di dopo la guerra, cresciuti alla fame.
Venne anch'egli a Torino, cercando una vita,
e trovò le ingiustizie. Imparò a lavorare
nelle fabbriche senza un sorriso. Imparò a misurare
sulla propria fatica la fame degli altri,
e trovò dappertutto ingiustizie. Tentò darsi pace
camminando, assonnato, le vie interminabili
nella notte, ma vide soltanto a migliaia i lampioni
lucidissimi, su iniquità: donne rauche, ubriachi,
traballanti fantocci sperduti. Era giunto a Torino
un inverno, tra lampi di fabbriche e scone di fumo;
e sapeva cos'era lavoro. Accettava il lavoro
come un duro destino dell'uomo. Ma tutti gli uomini
lo accertassero e al mondo ci fosse giustizia.
Ma si fece i compagni. Soffriva le lunghe parole
e dovette ascoltarne, aspettando la fine.
Se li fece i compagni. Ogni casa ne aveva famiglie.
La città ne era tutta accerchiata. E la faccia del mondo
ne era tutta coperta. Sentivano in sè
tanta disperazione da vincere il mondo.
Suona secco stasera, malgrado la banda
che ha istruito a uno a uno. Non bada al frastuono
della pioggia e alla luce. La faccia severa
fissa attenta un dolore, mordendo il clarino.
Gli ho veduto questi occhi una sera, che soli,
col fratello, più triste di lui di dieci anni,
vegliavamo a una luce mancante. Ii fratello studiava
su un inutile tornio costruito da lui.
E il mio povero amico accusava il destino
che li tiene inchiodati alla pialla e alla mazza
a nutrire due vecchi, non chiesti.
D'un tratto gridò
che non era il destino se il mondo soffriva,
se la luce del sole strappava bestemmie:
era l'uomo, colpevole. Almeno potercene andare,
far la libera fame, rispondere no
a una vita che adopera amore e pietà,
la famiglia, il pezzetto di terra, a legarci le mani.
voti: 23; popolarità: 1; 0 commenti
categoria: Barzellette
Un uomo aveva la passione per i fagioli. Li amava talmente anche se questi avevano su di lui dei terribili effetti secondari. Un giorno incontro' la donna della sua vita e decise di non mangiare piu' fagioli per la sua salvezza. Un giorno lui stava tornando a casa dal lavoro quando la macchina si ruppe. Scese e ando' a chiamare il soccorso stradale da una cabina ma, lungo la strada per arrivare al telefono pubblico c'era un ristorante da cui uscivano dei profumi da stordire. Dopo aver fatto la telefonata penso' tra se' e se':
- Questi ci metteranno un po' di tempo ad arrivare, io intanto
mi potrei fermare a mangiare qualcosa in questo ristorante.
Entrato nel ristorante scopri' che il piatto del giorno erano proprio dei fagioli particolari, e purtroppo non pote' fare a meno di mangiarne ben cinque porzioni!
Quando arrivo' finalmente a casa, la moglie lo accolse tutta agitata ed eccitata dicendogli:
- Caro, ho una grossa sorpresa per cena stasera!!!
Detto questo, gli mise una benda e lo condusse alla sua sedia a capotavola.
Lui si mise seduto e, non appena lei era li' li' per rimuovere la benda, squillo' il telefono. La moglie ando' a rispondere:
- Caro, vado io! Tu intanto non ti togliere la benda per nessun motivo!
Essendo da solo, colse l'opportunita' di liberarsi dagli abbondanti gas che infestavano il suo intestino. Si sposto' su un fianco, alzo' una gamba e mollo' una scoreggia tonante. Non solo fu rumorosissima, ma sapeva anche di uovo marcio. A tastoni prese il tovagliolo e comincio' a sventolare l'aria davanti a se'. La situazione stava tornando alla normalita' quando senti' un'altra impellente spinta provenire dal basso ventre. Alzo' l'altra gamba e sparo' un'altra bomba nucleare. Questa supero' di gran lunga la prima per rumore e puzza. Intanto sentiva che la conversazione telefonica della moglie stava andando avanti, fino a che i saluti finali gli fecero capire che la moglie sarebbe tornata di li' a breve. Ripiego il tovagliolo e se lo mise sulle gambe, assumendo una espressione innocente al ritorno della moglie:
- Caro, hai sbirciato da sotto la benda?
- No, ti giuro che non l'ho fatto!
A quel punto la moglie tolse la benda e lui si trovo' davanti la sorpresa:
DODICI INVITATI A CENA, SEDUTI ATTORNO A LUI, CHE GLI AUGURAVANO BUON
COMPLEANNO!
voti: 25; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Barzellette
Un uomo aveva la passione per i fagioli. Li amava talmente anche se questi avevano su di lui dei terribili effetti secondari. Un giorno incontro' la donna della sua vita e decise di non mangiare piu' fagioli per la sua salvezza. Un giorno lui stava tornando a casa dal lavoro quando la macchina si ruppe. Scese e ando' a chiamare il soccorso stradale da una cabina ma, lungo la strada per arrivare al telefono pubblico c'era un ristorante da cui uscivano dei profumi da stordire. Dopo aver fatto la telefonata penso' tra sé e sé: "Questi ci metteranno un po' di tempo ad arrivare, io intanto mi potrei fermare a mangiare qualcosa in questo ristorante." Entrato nel ristorante scopri' che il piatto del giorno erano proprio dei fagioli particolari, e purtroppo non pote' fare a meno di mangiarne ben cinque porzioni! Quando arrivo' finalmente a casa, la moglie lo accolse tutta agitata ed eccitata dicendogli: - Caro, ho una grossa sorpresa per cena stasera!!! Detto questo, gli mise una benda e lo condusse alla sua sedia a capotavola. Lui si mise seduto e, non appena lei era li' li' per rimuovere la benda, squillo' il telefono. La moglie ando' a rispondere: - Caro, vado io! Tu intanto non ti togliere la benda per nessun motivo! Essendo da solo, colse l'opportunita' di liberarsi dagli abbondanti gas che infestavano il suo intestino. Si sposto' su un fianco, alzo' una gamba e mollo' una scoreggia tonante. Non solo fu rumorosissima, ma sapeva anche di uovo marcio. A tastoni prese il tovagliolo e comincio' a sventolare l'aria davanti a sé. La situazione stava tornando alla normalita' quando senti' un'altra impellente spinta provenire dal basso ventre. Alzo' l'altra gamba e sparo' un'altra bomba nucleare. Questa supero' di gran lunga la prima per rumore e puzza. Intanto sentiva che la conversazione telefonica della moglie stava andando avanti, fino a che i saluti finali gli fecero capire che la moglie sarebbe tornata di li' a breve. Ripiego il tovagliolo e se lo mise sulle gambe, assumendo una espressione innocente al ritorno della moglie: - Caro, hai sbirciato da sotto la benda? - No, ti giuro che non l'ho fatto! A quel punto la moglie tolse la benda e lui si trovo' davanti la sorpresa: DODICI INVITATI A CENA, SEDUTI ATTORNO A LUI, CHE GLI AUGURAVANO BUON COMPLEANNO
voti: 46; popolarità: 1; 0 commenti
categoria: poesie
Infinite rotte
Talvolta rimescolo il vento
frugando con gli occhi il cielo.
Vibrano corde stonate
riverberi e specchi di stelle
annegano nel mare.
Schiantano sui miei occhi
stanchi bagliori nuovi
antichi suoni
nell'infinito oceano
mi mostrano le infinite rotte.
Lacero in brandelli di seta e pianto
il pensiero fugace.
Non odo alcun suono
se non il pensiero
d'un uomo che si pente
d'aver intessuto di passato
il suo presente.
Guardo il suo sguardo
che nell'infinito oceano
mi mostra le infinite rotte.
Sono solo io
questa notte
e mille altre.
Spigoli ruvidi di stelle
di sensi alterati
finge calma la notte
fitta di gridi spenti di gioia.
Ascolto solo l'urlo
che mi accompagna
mi consola
questa notte sola
o mille altre
e altre ancora.
segnalata da fanny venerdì 30 novembre 2007
voti: 6; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Poesie
PENSIERI IN ROTTA
Languidi e feroci
indolenti e trasognati.
Lasciti di brezza
vie di mare
occhi di rena.
Ricordi
a fior di labbra
sussurrati
nel vuoto
come anemoni
distesi
lungo fondali di cuore.
segnalata da shantaram giovedì 5 novembre 2009
voti: 3; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Palindromi
roTTe seTTori
A, te matto.
Ride.
Mai sole,
galee tra dotti.
L’eremo,
come relitto d’arte.
e la' gelosia
, me, dirotta
meta.
segnalata da SolitAria sabato 19 giugno 2010
voti: 0; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Aforismi » comportamento
gamba rotta
l'ottimista che cade rompendosi una gamba dice: sono contento di non avermele rotte tutte e due.
segnalata da pasquale giovedì 7 marzo 2013
voti: 54; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Barzellette » mamma
.. " cosa hai rotto..? " ..
.. La nonna si trova in cucina e sta pelando le patate..,
.. ad un certo punto sente un botto arrivare
.. dalla cameretta di Pierino e preoccupata gli chiede .. :
- Pierino.., cos'hai rotto questa volta..? . . .
- Niente nonna..,
.. ho solo fatto una " puzzetta a scoppio "..!! . . . .
Ugo Bischero - tratto da umorismomio di Ugo Bischero
segnalata da Paolo Festa giovedì 3 agosto 2017
voti: 0; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Aforismi » comportamento
PRIMA DI ROMPERE IL GHIACCIO
candidamente, prima di rompere il GHIACCIO; mi ASSICURO DI AVERE UN SALVAGENTE(è un attimo FINIRE NELL'ABISSO)
candida riva - tratto da candida riva
segnalata da candida riva mercoledì 4 gennaio 2023
voti: 2; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Aforismi
La vita è come un albero di Natale; c’è sempre qualcuno che rompe le palle !
segnalata da Gianni domenica 3 giugno 2001
voti: 9; popolarità: 3; 0 commenti
categoria: Leggi di Murphy
Le auto si rompono sempre di domenica e/o dopo l'orario di chiusura delle officine
segnalata da Simona sabato 20 aprile 2002
voti: 4; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Frasi d'amore
Vorrei sentire il battito del tuo cuore per rompere il silenzio di questa notte!
segnalata da Gianluca martedì 17 dicembre 2002
voti: 8; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Palindromi
Ettore evitava le madame lavative e rotte
segnalata da Tommaso mercoledì 25 giugno 2003
voti: 9; popolarità: 0; 0 commenti
categoria: Palindromi
Eppure le ruppe
segnalata da Matteo Giovannetti lunedì 13 ottobre 2003
| ◄ indietro |
| avanti ► |
Puoi eseguire la ricerca nel sito anche tramite Google: