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categoria: Poesie

La vigna dei cojoni

"Era tanto che ste parole me giravano n’ testa
Era tanto che volevo scrive na protesta.
Nun lo so quello che resta de ste cantilene
Magara ce serviranno tra de noi
a volesse n’ po’ più bene"

Bianchi, rossi o neri nun fa davvero nisuna differenza
paremo tanti grappoli d’uva appesi all’indecenza,
in attesa dell’iva che aumenta o der Contadino che ce levi puro la speranza.
C’ho messo un po’ de tempo a capì sta cosa
che l’indignazione con l’azione nun se sposa,
che litigamo e s’ammazzamo e ce bestemmiamo pè na palla
ma quanno che se tratta de facce rispettà da chi comanna
aritornammo zitti zitti in vigna a fa la lagna
a rifacce trattà da mentecatti da chi alle nostre spalle
s’è magnato puro i piatti.
E me pare de sentilli che ridacchiano a tavola tra loro…
“vedi a spremerli, a calpestarli per bene, assaggia che buono questo vino d’oro”
Allora damose na mossa che er tempo passa
che sta catena che portamo con disinvortura
equivale sempre più a n’ principio de seportura.
Non vojo da consigli o fare er moralista, vojo aprì na pista e fa scappà conigli
Si nun ce và de fallo pè noi armeno famolo pè i nostri figli,
che nell’anno der Signore duemilaediciannove
nun ce sò più parole pè spiegà perché nun ce se move
e quanno fori piove odio e indifferenza
nun tornamo ad abbassà la cresta, a lassà tutto fori dalla finestra
che allora c’avrebbero ragione Targhini e Montanari da quer purpito così scomodo
a ripete all’infinito e sottovoce…” Bonanotte popolo “
Bonanotte popolo
Bonanotte

Michele Gentile

segnalata da Sara sabato 23 novembre 2019

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categoria: Poesie

FELICITà

FELICITÀ

Stage di 6 mesi, dopo colloqui:
colloquio tecnico, conoscitivo, test di logica e cultura generale, colloquio motivazionale, prova di inglese, colloqui online,
intanto fai altri colloqui per altre aziende, cerchi di apparire interessato anche se sai che il tuo sogno è ancora lì, a portata di mano e stai facendo di tutto per raggiungerlo.

Poi agosto di mezzo, le aziende chiudono, e tu sei li, in attesa, intanto cerchi di trovarti un lavoretto, per tirare avanti, intanto il tempo passa, i soldi sempre meno, l’ansia aumenta, intanto altri colloqui ma la tua mente è sempre li.

Poi un giorno, fine agosto, arriva una telefonata, quella che hai sperato per troppe notti,
le risorse umane, sempre vaghe, cominciano a parlare di contratto, di lavoro, la tua voce perde tonalità, non hai nemmeno il fiato per respirare ma ti sforzi comunque di rimanere normale.

L’ultimo step, ti dicono: “Le visite mediche sono domani mattina presto nel paese xxx” (ebbene si, anche le visite mediche),
tu sei al verde, ma con gli ultimi euri prendi il primo treno per raggiungere il posto,
lo studio di medicina del lavoro è lontanissimo dalla stazione ma non ti importa,
3 chilometri forse 4 a piedi alle 7 di mattina per le analisi mediche,
sei stanco ma sai in cuor tuo che non sarà di certo questo che ti fermerà dall’obiettivo.

Finalmente dopo qualche giorno sei li, in azienda,
senza neanche una moneta in tasca, la notte prima hai ricucito con ago e filo lo strappo al pantalone elegante, l’unico che hai, comprato per la laurea;

stai per firmare il contratto, dentro di te piangi dalla felicità,
poco prima di poggiare la penna sul foglio ti fermi, un sospiro,
e ti passano davanti gli ultimi 5/6 anni della tua vita,
le giornate sui libri, gli esami, quelli andati bene quelli no,
i sacrifici per arrivare a fine mese, i sacrifici dei tuoi genitori per permetterti di continuare a sognare,
tutto insieme, un treno di ricordi, in un attimo.

Firmi, incontenibile una lacrima viene fuori dai tuoi occhi,
la asciughi immediatamente per non farla notare.
Alla fine i saluti: “Comincerà tra una settimana”.

Sinceramente è strano che in un periodo come questo trovare un lavoro sia quasi un punto di arrivo che di partenza, farò comunque in modo che sia un punto di partenza;

ad ogni modo posso dire che in quell’attimo,
in quell’infinitesimo istante prima di poggiare la penna e firmare,
ho sentito qualcosa, un brivido, un lampo:
FELICITÀ.

Firmato
Un lavoratore

Un lavoratore

segnalata da Un lavoratore domenica 12 luglio 2015

stelline voti: 1; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: poesie

sogno

correvo nel bosco umido,
frusciando su foglie morte e fango,
sentivo il freddo, penetrare, dentro le mie ossa

folletti e gnomi incuriositi guardavano me,
il lupo seguiva le mie orme, e la volpe
era attaccata alla mia lunga gonna, svolazzante,

sussurrava l'intera foresta, al mio passaggio,
quando stanca gridai:"dove sta il fiume?"
il piccolo gnomo alzò la sua mano e fece un cenno,

corsi con tutte le mie forze, fino a quando sentii
lo scorrere pigro e rilassante dell'acqua del fiume,
mentre iniziò a piovere, ascoltai il tintinnio, della pioggia sulle foglie morte,

rilassava la mia mente e il mio spirito, in quell'ora crepuscolare,
continuai a camminare lungo la sponda, osservando le anatre,
scivolare leggere, ignorando la pioggia, felici della loro libertà,

i folletti, gli elfi e piccoli spiriti della foresta, seguivano me taciti
e le volpi, gli uccellini colorati, scoiattoli dispettosi,
qualche farfalla infreddolita, lepri, un piccolo orsacchiotto,

aleggiava nell'aria una luce brillante, la luce della semplicità,
che arricchisce ogni animo, dona letizia, pace, serenità,
e io iniziai cantare una melodia armoniosa e allegra,

quando finalmente io vidi il bellissimo ponte,
di pietra, formato da piccoli archi massicci, reso spento
dal grigiore del cielo, ma vivo dalla semplice luce d'amore

al di la del ponte c'era il paese delle fiabe antiche,
e sul ponte il principe guerriero che attendeva me!
leoche starnazzavano forte, e tutti gli animali erano gioiosi,

io corsi sul ponte e tutto era così familiare,
il guerriero prese la mia mano sorridendo
e insieme ci allontanammo verso il regno delle fiabe,

dietro di noi gli animali, elfi, gnomi, piccoli spiriti della foresta
cantavano la mia melodiosa musica del cuore.

Daniela Cesta

segnalata da DANIELA CESTA sabato 3 gennaio 2015

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categoria: Poesie

Sei nella psiche

Sei nella psiche,
quando torno indietro nel tempo.
Sei nella psiche,
quando vorrei rimuovere tutto
quel che mi hai fatto nel male,
poiché il bene, per te,
 era soltanto una mela proibita.
Sei nella psiche,
quando vorrei giocare ancora
 a far la carnefice
vittima del tuo male,
per riprendermi ciò ch’era mio:
il cuore in attesa delle tue lodi.
Sei nella psiche,
quando penso che tal mio gioco
sia finito troppo presto
 e che avrei giocato meglio,
se non avessi avuto
 il mio sposo da amare.
 Sei nella psiche,
quando credo che non potrò mai
dimenticare le tue mani
che solcano il mio corpo
 nudo e immaturo,
e quando ho la certezza che
 tuoi occhi non hanno avuto pietà
 dei miei lacrimanti d’innato dolor.
Sei nella psiche,
 quando penso che avrei potuto
amarti,
 vivendo insieme nell’Inferno,
 ma tu conosci solo il Paradiso
 derubato e comprato.
Sei nella psiche,
 quando credo che non sconterai mai
le tue pene,
perché sei bravo a scappare
 creando le tue scorciatoie d’ipocrisia.
Sei nella psiche,
quando credo che potrei
far parte della tua vita,
per proteggerti dal tuo supplizio
 che grava da sempre sulle tue spalle,
l’ugual supplizio nascosto
 nel tuo nome.
Sei nella psiche,
quando vorrei starti vicino
 per lenire le tue sofferenze,
solamente per alleggerire
 la mia empatia.
 Sei nella psiche,
quando il tempo sosta
 sotto quelle gocce
profumate di passione
e quando avrei voluto che
questo tempo fosse stato
l’Infinito noviziato
dal nostro amore mai nato.

Cassandra - tratto da La mia follia tra Tenebra e Luce

segnalata da Cassandra venerdì 11 ottobre 2019

stelline voti: 19; popolarità: 4; 0 commenti

categoria: Poesie

Se tu mi dimentichi

Voglio che sappia
una cosa.

Tu sai com'è questo:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l'impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m'attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d'amarti a poco a poco.
Se d'improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata.

Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi alla riva
del cuore in cui affondo le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell'ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne n‚ si oblia,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscir dalle mie.

Pablo Neruda

segnalata da Marco giovedì 9 ottobre 2003


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