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categoria: Poesie

FIORE DI GHIANDA

Libera di volare nella luce...

attendono solo il soffiare del vento

che mi porta

nelle strade del silenzio...

Le ombre si allungano piano.. piano

circondate da oscure quercie.

Stanca, ad occhi chiusi

apro il mio cuore nei sentieri

verso un nuovo cammino..

Coperta da foglie morte,

la mia ombra,

leggera e soave ,

cerca riposo distesa sull'erba..

Aspetto con pazienza che

i colori si trasformino

e che scivoli un velo

sulle cose cadute..

Il cuore sussulta

di mille emozioni.....

Quando al tramonto

le loro braccia mi stringono

mi avvolgono..

trovo in loro la serenità,

addormentandomi dolcemente....

GIULIA GABBIA

segnalata da GIULIA GABBIA lunedì 20 dicembre 2010

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categoria: poesie

sogno

gli alberi cantavano all'arrivo
del sole del mattino ...
ero sulla strada delle montagne
ed erano così maestose
le loro voci risuonavano
in perfetto harmonia
I sapevo che non ero l'unico
delle creature di Dio che
ascoltava questo melodie silenziose
. gli uccelli accorrevano tutti
da ogni parte del cielo
mentre i colori autunnali
troneggiavano in ogni foresta,
gli scoiattoli occupati a
raccogliere ghiande per
conservare cibo
per l'inverno in anticipo
lasciarono il loro dafare
per ascoltare quel dolce richiamo
e all'improvviso anche le campane
della piccola chiesa
risuonarono per tutta la valle
il loro suono raggiunse le colline,
dove due innamorati
chiusi nella loro piccola casa
osservavano abbracciati le fiamme
del fuoco di un
romantico caminetto.

daniela cesta

segnalata da Daniela cesta venerdì 7 settembre 2012

stelline voti: 21; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: poesie

Occhi d'ambra

E’ vuota di silenzio
La piccola sala,
Solamente colori di voci
Insistenti
E intrighi d’occhiate
Sfuggenti.
Si animano lievi spire
Intoccabili come aria
Mentre tu mi guardi
Dallo specchio,
immobile
forte nel deserto.
Riesco ad annusare
Il tuo sguardo
Che profuma di petali d’ambra
Di ghiande
Di bosco ansioso di pioggia.
Disegno il tuo sospiro
Usando tutti i colori
D’arcobaleno
E mi domando
Se alla fine
Ci sarà l’oro
Anche per noi .

segnalata da michela giovedì 10 luglio 2008

stelline voti: 5; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

LI VECCHIARIEDDI

LI VECCHIARIEDDI

Li vecchiarieddi vuardano luntano.
A li vuerre, a la famma, a li stiendi,a
lu surore re la fronta pe’ affà esse
‘na vrancata re raurinio ra’ int’à la terra,
certi vvoti avara, certi vvoti pure matregna.
Vuardano a li figli crisciuti
‘ntiempi re’ vuerra cum’a li puorci
magnanno la farina re li gliandi,
li mmeli ancora acevere
ca cariano ‘nterra ra l’arbero
‘nzecculluto annanzi a lu purtone re la casa.
S’allicordano ca’ puri quanno murìa
‘na jaddina vicchiaredda
ca’ nun servìa mango a fare l’ ova la matina,
era ‘na festa pe’ tutta la casa.
Ardia lu’ ffuoco rint’à lu’ fucone
e se mettìa a volle pe’ tutta la jurnata.
La sera se facia festa.
‘Nu tuozzo re pane niuro,
‘nzuppato rint’à la vrora caura,
nu’ pezzettudo re carni tuosto cum’à na preta
e iddo ca’ se rusucava, chianu chiano,
cu’ chiri quatto rienti trumulianti,
li pieri arrappuliati re la jaddina.
Lu vecchiarieddo vuardava li niputi,
assettati a circhio annanzi a lu’ fucone,
aizava ll’uocchi a lu suffitto affummuchiati
e po’ ringrazziava a Dio!

Catello Nastro

TRADUZIONE
(dal dialetto cilentano)

I vecchi guardano lontano. Ricordano le guerre, la fame, gli stenti, il sudore della fronte per cavare dal terreno, certe volte avaro, certe volte addirittura malvagio, una manciata di granoturco. Guardano i figli cresciuti in tempo di guerra mangiando pane fatto con la farina con aggiunta di ghiande macinate, come i maiali, e le mele ancora acerbe cadute prematuramente da un albero poco produttivo davanti casa. Ricordano che quando moriva una gallina vecchia, che non serviva nemmeno a fare le uova ogni giorno, era gran festa. Si attizzava il fuoco nel camino, si poneva la carne con le ossa e le frattaglie in un paiolo di rame stagnato e si metteva a bollire per tutta la giornata. La sera era gran festa. Un tozzo di pane nero inzuppato nel brodo e qualche pezzo di carne duro come una pietra. Al nonni toccavano le zampe della gallina, la testa, il collo e le parti meno prelibate. Le parti migliori venivano date ai bambini. Il vecchietto guardava i nipoti che crescevano, alzava gli occhi al soffitto pieno di fumo e poi ringraziava Iddio.

Catello Nastro - tratto da POESIE CILENTANE

segnalata da Catello Nastro lunedì 30 marzo 2009


 


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