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categoria: Aforismi
C'era una stella che danzava e sotto quella sono nata
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categoria: Aforismi » vita
L'arte di vivere assomiglia più alla lotta che alla danza
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categoria: Aforismi
Il congresso non cammina, danza
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categoria: SMS pronti » amici
...l'amicizia è guardare mille angeli che danzano sulla punta di uno spillo...
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categoria: Aforismi » cultura » arte
La danza è un'espressione verticale di un desiderio orizzontale.
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categoria: Aforismi » cultura » arte
La danza è una poesia in cui ogni parola è un movimento.
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categoria: SMS pronti » fidanzato-a
Dovunque saremo le nostre anime si troveranno in un eterna danza al ritmo dei nostri cuori ed incontrandosi accenderanno di nuovo il sole
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categoria: Frasi d'amore
Nella danza della festa delle luci il mio cuore palpiterà e la mia vita sarà una cosa sola con il tuo sorriso
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categoria: Aforismi
Il mondo non è più stato un luogo felice da quando le fate hanno smesso le loro danze, e il prete i suoi incantesimi
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categoria: Aforismi » stati d`animo
Cantate e danzate insieme e siate felici, ma fate in modo che ognuno di voi sia anche solo, come sono sole le corde di un liuto, sebbene vibrino alla stessa musica
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categoria: Biglietti » auguri » matrimonio
Un turbinio di emozioni, una giostra, un giro di danza, un palpitare di cuori. Che la vita sia tutto questo sempre, sempre, sempre.
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categoria: Biglietti » auguri » matrimonio
Una giostra un giro di danza, un'emozione...che la vostra vita sia tutto questo per sempre.
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categoria: Poesie
Le ondine
D'un lago tacito
cinto di betule
sopra le immobili
onde turchine
ridde volubili
danzano, intrecciano
famiglie aeree
d'agili Ondine.
Volano, volano
in giro languide
coi bracci pendoli,
come chi dorme;
i veli nivei
tessuti d'alito
lasciano scorgere
le dive forme.
Le membra a'n gelide,
le labbra pallide,
il crin cinereo,
non a'nno il core.
Sono una nuvola
di fredde vergini,
che mai non seppero
che fosse amore.
Lieve uno strepito,
come per l'aride
foglie fa il zefiro,
danno i lor balli;
altere ammirano
le proprie immagini
pinte sui liquidi
cupi cristalli.
Quando la candida
luna le irradia,
sembrano un'orbita
d'iride stanca;
ombre di giovani,
larve di silfidi,
altro che l'anima
a lor non manca.
Con volo instabile
girano in garrulo
vortice assiduo
i tuoi pensieri,
Elisa, simili
ai fochi fatui,
che a notte danzano
pei cimiteri.
I tuoi sarebbero
baci adorabili,
se non sentissero
di labbra spente:
degne degli angeli
le tue blandizie,
s'elle non fossero
fatte di niente.
O sciolga il tenero
cinto di Venere,
o inesorabile
ricusi amore,
sereno, gelido
sempre ed immobile
in solitudine
stagna il tuo core.
Superba e vacua
divina statua
non a'i delizie,
non a'i tormenti;
l'inerzia vegeta
ne le tue viscere,
leggiadra sterile
di sentimenti.
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categoria: Poesie
All’Automobile da corsa
Veemente dio d’una razza d’acciaio,
Automobile ebbra di spazio,
che scalpiti e fremi d’angoscia
rodendo il morso con striduli denti
Formidabile mostro giapponese,
dagli occhi di fucina,
nutrito di fiamma
e d’olî minerali,
avido d’orizzonti, di prede siderali
Io scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente,
scateno i tuoi giganteschi pneumatici,
per la danza che tu sai danzare
via per le bianche strade di tutto il mondo!
Allento finalmente
le tue metalliche redini,
e tu con voluttà ti slanci
nell’Infinito liberatore!
All’abbaiare della tua grande voce
ecco il sol che tramonta inseguirti veloce
accelerando il suo sanguinolento
palpito, all’orizzonte
Guarda, come galoppa, in fondo ai boschi, laggiù!
Che importa, mio dèmone bello?
Io sono in tua balìa! Prendimi! Prendimi!
Sulla terra assordata, benché tutta vibri
d’echi loquaci;
sotto il cielo accecato, benché folto di stelle,
io vado esasperando la mia febbre
ed il mio desiderio,
scudisciandoli a gran colpi di spada.
E a quando a quando alzo il capo
per sentirmi sul collo
in soffice stretta le braccia
folli del vento, vellutate e freschissime
Sono tue quelle braccia ammalianti e lontane
che mi attirano, e il vento
non è che il tuo alito d’abisso,
o Infinito senza fondo che con gioia m’assorbi!
Ah! ah! vedo a un tratto mulini
neri, dinoccolati,
che sembran correr su l’ali
di tela vertebrata
come su gambe prolisse
Ora le montagne già stanno per gettare
sulla mia fuga mantelli di sonnolenta frescura,
là, a quel sinistro svolto
Montagne! Mammut in mostruosa mandra,
che pesanti trottate, inarcando
le vostre immense groppe,
eccovi superate, eccovi avvolte
dalla grigia matassa delle nebbie!
E odo il vago echeggiante rumore
che sulle strade stampano
i favolosi stivali da sette leghe
dei vostri piedi colossali
O montagne dai freschi mantelli turchini!
O bei fiumi che respirate
beatamente al chiaro di luna!
O tenebrose pianure! Io vi sorpasso a galoppo!
Su questo mio mostro impazzito!
Stelle! mie stelle! l’udite
il precipitar dei suoi passi?
Udite voi la sua voce, cui la collera spacca
la sua voce scoppiante, che abbaia, che abbaia
e il tuonar de’ suoi ferrei polmoni
crrrrollanti a prrrrecipizio
interrrrrminabilmente?
Accetto la sfida, o mie stelle!
Più presto! Ancora più presto!
E senza posa, né riposo!
Molla i freni! Non puoi?
Schiàntali, dunque,
che il polso del motore centuplichi i suoi slanci!
Urrà! Non più contatti con questa terra immonda!
Io me ne stacco alfine, ed agilmente volo
sull’inebbriante fiume degli astri
che si gonfia in piena nel gran letto celeste!
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categoria: Aforismi
La televisione educativa dovrebbe essere abolita nel modo più assoluto. Vostro figlio proverà una comprensibile delusione scoprendo che le lettere dell'alfabeto non saltano fuori dai libri e non si mettono a danzare in tutù azzurro.
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categoria: Poesie
Ora che sei venuta
Ora che sei venuta,
che con passo di danza sei entrata
nella mia vita
quasi folata in una stanza chiusa -
a festeggiarti, bene tanto atteso,
le parole mi mancano e la voce
e tacerti vicino già mi basta.
Il pigolio cosi che assorda il bosco
al nascere dell'alba, ammutolisce
quando sull'orizzonte balza il sole.
Ma te la mia inquietudine cercava
quando ragazzo
nella notte d'estate mi facevo
alla finestra come soffocato:
che non sapevo, m'affannava il cuore.
E tutte tue sono le parole
che, come l'acqua all'orlo che trabocca,
alla bocca venivano da sole,
l'ore deserte, quando s'avanzavan
puerilmente le mie labbra d'uomo
da se', per desiderio di baciare...
Camillo Sbarbaro - tratto da Versi a Dina
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categoria: Poesie
Alla primavera
Perché i celesti danni
Ristori il sole, e perché l'aure inferme
Zefiro avvivi, onde fugata e sparta
Delle nubi la grave ombra s'avvalla;
Credano il petto inerme
Gli augelli al vento, e la diurna luce
Novo d'amor desio, nova speranza
Ne' penetrati boschi e fra le sciolte
Pruine induca alle commosse belve;
Forse alle stanche e nel dolor sepolte
Umane menti riede
La bella età, cui la sciagura e l'atra
Face del ver consunse
Innanzi tempo? Ottenebrati e spenti
Di febo i raggi al misero non sono
In sempiterno? ed anco,
Primavera odorata, inspiri e tenti
Questo gelido cor, questo ch'amara
Nel fior degli anni suoi vecchiezza impara?
Vivi tu, vivi, o santa
Natura? vivi e il dissueto orecchio
Della materna voce il suono accoglie?
Già di candide ninfe i rivi albergo,
Placido albergo e specchio
Furo i liquidi fonti. Arcane danze
D'immortal piede i ruinosi gioghi
Scossero e l'ardue selve (oggi romito
Nido de' venti): e il pastorel ch'all'ombre
Meridiane incerte ed al fiorito
Margo adducea de' fiumi
Le sitibonde agnelle, arguto carme
Sonar d'agresti Pani
Udì lungo le ripe; e tremar l'onda
Vide, e stupì, che non palese al guardo
La faretrata Diva
Scendea ne' caldi flutti, e dall'immonda
Polve tergea della sanguigna caccia
Il niveo lato e le verginee braccia.
Vissero i fiori e l'erbe,
Vissero i boschi un dì. Conscie le molli
Aure, le nubi e la titania lampa
Fur dell'umana gente, allor che ignuda
Te per le piagge e i colli,
Ciprigna luce, alla deserta notte
Con gli occhi intenti il viator seguendo,
Te compagna alla via, te de' mortali
Pensosa immaginò. Che se gl'impuri
Cittadini consorzi e le fatali
Ire fuggendo e l'onte,
Gl'ispidi tronchi al petto altri nell'ime
Selve remoto accolse,
Viva fiamma agitar l'esangui vene,
Spirar le foglie, e palpitar segreta
Nel doloroso amplesso
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categoria: Barzellette
Domande esistenziali
- Perché "separato" si scrive tutto insieme quando "tutto insieme" si scrive separato?
- Perché "abbreviazione" è una parola cosi lunga?
- Perché i Kamikaze portano un casco?
- Da dove viene l'idea di sterilizzare l'ago della siringa che serve per l'iniezione fatale ad un condannato a morte?
- Perché i virus, che non hanno sesso, ci fottono così tanto?
- Come fanno i ciechi a sapere quando hanno finito di pulirsi quando vanno in bagno?
- In caso di guerra nucleare, l'elettromagnetismo prodotto dalle bombe termonucleari potrebbe rovinare le mie cassette video?
- Qual è il sinonimo di sinonimo?
- Perché non c'è un alimento per gatti al gusto di topo?
- Se niente si incolla al Teflon, come si è riusciti ad incollare questo alla padella?
- Perché le ballerine danzano sempre sulla punta dei piedi? Non sarebbe più semplice scritturare ballerine più alte?
- Voglio comprare un boomerang nuovo. Come faccio a sbazzarmi di quello vecchio?
- Perché i negozi aperti 24 ore su 24 hanno la serratura?
- Perché gli aeroplani non vengono fatti con lo stesso materiale delle scatole nere degli aeroplani?
- Come si fa a sapere se una parola nel dizionario è scritta sbagliata?
- Come può avere dei nipoti Paperino se non ha né fratelli né sorelle?
- Adamo aveva l'ombelico?
- Se Superman è cosi furbo, perché si mette gli slip sopra i pantaloni?
- In un'automobile e in moto, l'aria all'interno dei pneumatici gira anch'essa?
- Se un gatto cade sempre dritto sulle proprie zampe, e una tartina imburrata cade sempre dalla parte del burro, cosa succede quando si incolla una tartina imburrata sulla schiena di un gatto e si lancia questo dalla finestra?
- Di che colore è un camaleonte quando si guarda nel ghiaccio?
- Se una navetta spaziale viaggia alla velocità della luce, i fari funzionano?
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categoria: Barzellette
Tre italiani, un milanese, un siciliano e un romano, se ne vanno in vacanza nel Mato Grosso dove vengono rapiti dagli indigeni. Si svegliano tutti e tre nudi e legati a dei pali con tutta la tribù che danza intorno. Ad un certo punto arriva lo stregone: "Tu! (rivolto al siciliano). Adesso ti scorticheremo vivo e poi faremo di tua pelle canoa per tribu'! Prima pero' noi esaudire ultimo desiderio. Dimmi". E il siciliano: "Voglio mangiare una cassata!". Parte uno, ritorna con la cassata, il siciliano la mangia, lo spellano vivo, e con la pelle fanno una canoa. La stessa scena si ripete con il romano che chiede come ultimo desiderio degli spaghetti all' amatriciana. Nuova canoa per la tribu'. Arriva il turno del milanese. "Tu!". "Sa voet? Negher!". E lo stregone: "Tu scherzare, ma noi fare di te canoa! Dire desiderio!". Il milanese chiede una forchetta che subito gli viene portata, guarda le canoe fatte con la pelle degli amici e poi: "Ue' negher! (bucandosi con la forchetta), col casu che fai una canoa!".
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categoria: Poesie
la danza del cuore
...dimenticarti...
come si dimentica il primo amore?!
se lo si riesce a dimenticare non si è amato davvero...
l'amore vero è quando dal primo sguardo il cuore inizia a scatenarsi in una delle danze più belle che si sia mai vista...
è quando lo incontri e il tuo viso si arrossa...
è quando tu sei convinta che stai bene col tuo nuovo ragazzo quando invece..ti capita di pensare ancora a lui..
il tuo primo amore!
è assurdo...ed è tremendo che sia accaduto proprio a me...!
segnalata da simona giovedì 25 luglio 2002
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