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UNA PIANISTA NEL LAVANDETO

Nel cuore della Marsica, dove i campi di lavanda di Collelongo si stendevano come un mare viola sotto un cielo di velluto, è arrivata una pianista. Le sue dita, lunghe e agili, erano nate per danzare sui tasti d'avorio, ma il suo spirito, più di ogni altra cosa, anelava alla natura.
Un giorno, vide il Lavandeto di Collelongo, un luogo così intriso di profumo e magia da sembrare un sogno. Ebbe un'idea audace, quasi folle: portare il suo pianoforte, un compagno fedele e l'anima risonante, proprio lì, in mezzo a quel mare viola.
Fu una fatica immane, ma con l'aiuto di qualche amico e di un carro traballante, il pianoforte fu posizionato al centro del lavandeto, proprio sotto lo sguardo benevolo della grande Quercia Custode. Al tramonto, quando il sole tingeva il cielo di rosa e arancio e l'aria si faceva più fresca, si sedette. Le sue dita esitarono un istante, poi toccarono i tasti.
Non suonò una melodia già scritta, ma lasciò che il profumo intenso della lavanda, il sussurro del vento tra i fiori e il silenzio sacro del crepuscolo guidassero le sue mani. Le note si librarono nell'aria, limpide e pure, mescolandosi all'aroma inebriante, come se la musica stessa fosse distillata dai fiori. Era una melodia che parlava di pace, di bellezza effimera e di sogni che si avverano.
Le api, che di giorno danzavano tra i petali, sembrarono fermarsi ad ascoltare, e persino le farfalle notturne, con le ali baciate di luna, danzarono al ritmo di quella sinfonia inaspettata. Gli animali del bosco, curiosi e incantati, si avvicinarono in silenzio, e le stelle, una dopo l'altra, si accesero nel cielo, come piccole luci che applaudivano.
Suonò fino a quando la luna non fu alta nel cielo, e l'ultima nota si spense nel profondo silenzio della notte. Non c'era pubblico, se non la natura stessa, ma mai prima d'allora si era sentita così in armonia con la sua musica, con il mondo, e con se stessa.
Da quel giorno, si dice che nelle notti d'estate, quando il profumo della lavanda è più intenso e la luna piena illumina il campo, si possa ancora sentire un'eco lontana di quella melodia. È la musica della pianista del cuore, che continua a danzare tra i filari viola, unendo per sempre il suono e il profumo, in una fiaba che il vento sussurra a chi sa ascoltare.

DANIELA CESTA

segnalata da daniela cesta sabato 26 luglio 2025

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LA QUERCIA CUSTODE DELLA LAVANDA

All'alba nel Lavandeto, un sacro silenzio,
rotto dal vento, un lieve, dolce incenso.
La lavanda infinita, promessa di bellezza,
avvolge l'anima in pura dolcezza.

Lì, tra il viola accennato dei primi boccioli,
si erge la Quercia, regina di suoli.
Non solo albero, ma guardiano potente,
radici nella storia, rami al firmamento.

Non con severità, ma antica saggezza,
vigila sui fiori, fragile tenerezza.
Un controllore muto, un occhio benigno,
che nulla turbi il loro delicato disegno.

I primi fiori viola, promesse nascenti,
danzano leggeri sotto sguardi benedicenti.
Lei è la forza, la storia immutabile e vera,
essi la rinascita, nuova vita che spera.

Armonia perfetta, un quadro di pace,
solidità e freschezza che mai si disface.
Il passato e il futuro in un unico istante,
mozzafiato e silenzioso, un profumo costante.

La Quercia aggiunge gravità e tempo,
contrasto affascinante, un sublime tempio.
Mentre enzimi brillanti dai fiori son sparsi,
che donano pace all'anima, e mai son dispersi.

DANIELA CESTA

segnalata da daniela cesta venerdì 25 luglio 2025

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IL CANTO DELL'ANTICO LAVATOIO

Nel cuore del paese, un tempo fu,
non sol fontana, ma magia che fluì.
Un lavatoio, dove l'acqua cantava,
e risa di donne, trame invisibili creava.
Non marmo lucido, né pietre preziose,
ma roccia antica, di storie copiose.
Levigata da mani, da secoli in poi,
testimone silente, di innumerevoli eroi.
Un grande bacino, sempre colmo e puro,
da bocca di pietra, un getto sicuro.
Forse un leone, o un pesce sornione,
l'acqua sorgiva, fresca emozione.
Limpida e chiara, come un sogno appena nato,
su lastre inclinate, un invito velato.
All'alba, quando la bruma si scioglieva,
il lavatoio in vita si volgeva.
Non solo panni, ma segreti svelati,
consigli e canti, nell'aria librati.
Profumo di sapone, d'erba bagnata,
una sinfonia di vita, mai dimenticata.
Donne coi volti al sole, e maniche alzate,
battevano i panni, ritmiche battute.
Un suono ipnotico, di sciabordii e colpi,
colonna sonora di giorni, non di pochi.
Qui madri alle figlie, i segreti svelavano,
nonne di tempi andati, narravano.
Amicizia fioriva, come gerani al sole,
tra gocce d'acqua, e limpide parole.
Il pomeriggio, un bacio sulle pietre,
splendeva il lavatoio, tra mille offerte.
Un luogo di quiete, in attesa del giorno,
un cuore pulsante, che faceva ritorno.
Non solo acqua, ma l'anima del luogo,
testimone di generazioni, in un eterno giuoco.
La fatica in comunità si mutava,
l'acqua semplice, poesia diventava.
Ogni goccia un frammento, un ricordo profondo,
di un tempo lontano, che vive nel mondo,
nei racconti sussurrati, nei cuori di chi,
ancora ricorda quel magico dì.

DANIELA CESTA

segnalata da daniela cesta venerdì 25 luglio 2025

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LA TERRA DELL'ANIMA

Un luogo esiste, nell'anima celato,
dove il sorriso è un dono, non un fiato,
e la quiete dimora, il tempo è incantato.

Natura e cultura, in armonia si fondono,
ogni volto è specchio di pace profonda,
mentre i profumi, suo respiro, si innalzano e inondano.

L'aroma dei fiori all'alba, delicato e puro,
il pane sfornato, un dolce sussurro,
la terra falciata, un richiamo futuro.

Non meta segnata, ma stato d'essere vero,
un rifugio cercato, un desiderio intero,
nel borgo nascosto, nel sentiero più austero.

O in un giardino segreto, in città che non dorme,
le preoccupazioni dissolte, leggere le forme,
una gioia semplice, che l'anima riconferma.

DANIELA CESTA

segnalata da daniela cesta venerdì 25 luglio 2025

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Lungo le strade che portano al mare

Se tutto è parola
e tu passi la mia vita
a farti mancare
spezzerò questa voce
di terra promessa
per dare il tuo nome
al mare.
Ti perderò nel vento
dopo averti insegnato a restare
e nessuno saprà mai di che colore
avevamo il cuore.

Un passo, l’onda.
Mi allontana e mi riporta.

Ma se tutto è silenzio
dall’altra parte
se tace il fuoco
e non dicono gli occhi
spegnerò questa tiepida eco
per poterti salvare.
Fermo al respiro di luoghi
dove ancora non siamo
pregherò le tue rive
di non farmi tornare

Michele Gentile

segnalata da Sara venerdì 25 luglio 2025

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