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categoria: Poesie

RICORDI D'INFANZIA

piccola e vivace, bambina con le trecce
così guardo se mi volto indietro
amavo correre nei prati, assolati di primavera
pieni di farfalle multicolori, sotto il sole scintillante
energia esplosiva, aveva il mio corpo
instancabile nel giocare ore e ore
guidavo la piccola banda, di bambini all'aria aperta
la mia curiosità era senza limiti, amavo esplorare
sempre cose nuove, avevo fame di conoscere e di vedere
così salimmo un muro di cinta, che tanto aveva incuriosito
tutti, volevamo sapere cosa c'era dietro.
Con nostra grande meraviglia, trovammo un giardino
pieno di alberi da frutta, una grande piscina vuota e tutto intorno
splendidi cespugli di fiori rosa, poco distante la grande villa disabitata.
Tutto questo sembrò meraviglioso e noi femmine,
coglievamo i fiori rosa da portare via.
sembrava così magico e irreale, stupefacente e incantevole
come le grandi statue romaniche, sparse per il giardino.
paesaggio incantato, dove ci divertivamo immensamente!
Ma, ero una bambina spericolata, correvo sempre sul bordo
di quella grande piscina vuota, per arrivare prima degli altri
e cogliere tutti fiori che desideravo....
un pomeriggio volai come un angelo, dentro la piscina, senza acqua
nella parte piu alta, dove un tempo qualcuno si divertiva a tuffarsi...
il mio urlo terrificante, spaventò tutti, ma ancora di piu il mio silenzio
non ero caduta sul duro fondale vuoto! Ma sopra una grande fascina di rami secchi,
mi sorreggeva come in un abbraccio!
il legno ha salvato me con grande amore...
ricordo la corsa in ospedale con l'ambulanza..
ma io stavo bene, forte, vigile, ero solo un poco spaventata.
Gli alberi mi hanno sempre detto:ti amo.

daniela cesta

segnalata da DANIELA CESTA mercoledì 8 febbraio 2017

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categoria: poesie

sul sentiero delle querce

il respiro dei giganti rugosi, arrivano fino a me,
sussurri da lontano, mormorano il mio nome,
chiamano, invocano, il mio spirito che dorme,

le querce sussurrano il mio nome,
sorridono, cantano, melodiose sinfonie di foresta
sul sentiero vivo e verde, dalla primavera

è tutto una immensa sinfonia magica,
i fiori ondeggiano, con la loro corolla,
i rami rinverditi, frusciano come impazziti

il vento scivola sul sentiero, come un grande maestro
gnomi, folletti, elfi, saltano e cantano a squarciagola
tra l'erba alta, con le rane accanto al ruscello

i riganti rugosi, gonfiano il loro tronco
mandano il loro alito di vita,
raggiungono la mia finestra

e io tra le lacrime, non ancora guarita,
sento il mio spirito che scalpita,
il mio nome trasportato dal vento

il sentiero delle querce è in festa
aspetta me, ha bisogno dei miei piedi
che calpestano la morbida terra,

il sentiero ha bisogno delle mie mani
che accarezzano tronchi, rami, foglie, fiori
ha bisogno dei miei occhi, del mio sguardo d'amore

il bosco canta il mio nome, con tutto l'ardore
sente la mia mancanza e io piango
fa festa per il mio ritorno..

ascolto la loro allegria potente
la felicità tra il cielo e la terra
l'amore incondizionato

arriva al mio cuore, lo circonda di calore
l'energia entra nel mio sangue
trasportandola, per tutto il mio corpo

le lacrime scendono turgide
sulle mie guancie, arrivano alle mie labbra
sento il salato del mare,

mentre la musica della foresta
lentamente calma tutto il mio essere
gli occhi si chiudono, umidi di lacrime.

daniela cesta

segnalata da daniela cesta martedì 6 maggio 2014

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categoria: Poesie

Mar Dell'Oblio

Oh mio orizzonte d'oceano
increspate e danzanti onde
son le tue schiume sepolte
nelle tue viscere.
Sei scompigliato tappeto
in andirivieni intessuto di seta
dall'alchimia dei fugaci venti,
e le tue mire si svelano
meraviglie nell'incredibile
tra la procella che scuote
le vele innocenti con ira,
la tua energia selvaggia
romba in oscuri crescendi
orchestra in tempesta
di fulmini e lampi tra nembi
in caterve di pioggia.
Oh mia battaglia dei cieli!
La luce languente si posa
sui freddi scogli
e sulla tua pelle, o mare mio,
come perlacee gemme
sparse come stelle cadenti,
sfiorandomi il viso.
E mentre io intensamente
ti penso, oh amor mio,
che oltre l'immenso azzurro
batte il tuo respiro,
rapita da questi frangenti
che s'infrangono
sul mio destino mugghiante,
affronto affranta
questa triste ballata dei sensi!
Fanno coro piccoli gabbiani
che impazienti risuonano
sinfonie nel reticolo dell'aria,
ancestrale lamento di sete
di pace di bel tempo,
mesto al mio laconico pianto.
Migrano lontano i miei sogni
verso quei rugghi silvestri
che alle mie spalle emettono
trilli disperati e contrastanti,
giungla interiore vittima
di violenza del soffrire
l'amore della vita,
che soffia via nell'impeto
di questa perturbazione
che percuote la mia anima.
Oh mio nubifragio del cuore!
Dio Giove ha scagliato
la sua furia in me,
piccola anima ora naufraga
nel mar dell'oblio.

©Laura Lapietra

Laura Lapietra

segnalata da Laura Lapietra lunedì 11 settembre 2023

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categoria: Poesie

A mio cugino fratello

Caro Paolo,
al di là di questa scrittura,
che forse nemmeno leggerai...

vale il mio pensiero,
che è energia e spero
ti aiuti a restare in vita

dopo due infarti.
Infatti non vorrei
perderti, mai e poi mai...

Grazie di esserci,
ho bisogno di saperti
ancora su questo mondo...

gli è che la vita
non riesco proprio
a immaginarla

neanche per un attimo
senza che tu ci sia...
Caro da sempre,

mio compagno
di giovinezza e di giochi.
Piccoli entrambi

a farci le scarpe
nella considerazione
di nonno Costantino,

che mi domandava...
perché mai
io mi lamentassi di te.

Poi piangemmo entrambi
su quelle care spoglie
morte, abbandonate

su quel letto,
ricomposte, ma prive
del respiro e della voce

del nostro caro nonno,
che ci aveva fatto
da padre adottivo

a entrambi... io questo,
mio cugino e amico
di giochi, non l’ho mai

dimenticato, grazie
Paolo, e... fammi il piacere
di vivere, ancora x molto.

Anzi, facciamo un patto...
nonostante i tuoi due
infarti... seppelliscimi tu!

Non sia mai che mi lasci
quaggiù da solo. Io, ormai
non ho più quasi

nessuno, della mia
epoca. Ci sei ancora tu,
invece. Quindi ti prego,

non te ne scordare,
perché mi faresti
solo male, se te ne andassi,

così, senza prevviso...
e senza poterti salutare.
Lascia che sia io,

invece, che non ho figli.
Tu potrai restare accanto
ai tuoi ancora a lungo.

Riguardati la salute
e fallo. Forse sei
migliore di me.

Ti voglio bene,
non sono generoso,
ma accompagnami tu,

lo preferisco, al...
grande addio, che
per me è un arrivederci...

Tu ancora non sei pronto,
non ci credi ancora
al Santo dei santi...

Io da lì ti prometto
di venirti a dare una voce,
in modo da farti persuaso.

Ti darò una mano,
perché so che te la meriti.
Hai molto sofferto...

per questo hai dubitato,
ma stai tranquillo,
che lo troverai anche tu,

nostro Signore, almeno
prima di concludere...
con l’ultimo afflato.

Da me con l’affetto
di sempre, caro Paolo,
che t’ho sempre amato...

Fernando

FernyMax - tratto da la sorgente profonda dell'amore

segnalata da FernyMax domenica 19 giugno 2005


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