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Sono presenti 75 poesie. Pagina 1 di 4: dalla 1a posizione alla 20a.
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categoria: Poesie
Albero
Tutto il cielo cammina come un fiume,
grandi blocchi traendo di fiamme e d'ombra.
Tutto il mare rompe, onda dietro onda,
splendido, alle fuggenti dune.
L'albero, chiuso nel puro contorno,
oscuro come uno che sta su la soglia,
muto guarda, senza battere foglia,
gli spazi agitati dal trapasso del giorno.
Diego Valeri - tratto da Terzo tempo
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categoria: Poesie
Che stai?
Che stai? già il secol l'orma ultima lascia;
dove del tempo son le leggi rotte
precipita, portando entro la notte
quattro tuoi lustri, e obblio freddo li fascia.
Che se vita è l'error, l'ira, e l'ambascia,
troppo hai del viver tuo l'ore prodotte;
or meglio vivi, e con fatiche dotte
a chi diratti antico esempi lascia.
Figlio infelice, e disperato amante,
e senza patria, a tutti aspro e a te stesso,
giovine d'anni e rugoso in sembiante,
che stai? breve è la vita, e lunga è l'arte;
a chi altamente oprar non è concesso
fama tentino almen libere carte.
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categoria: Poesie
Lavorare stanca
I due, stesi sull'erba, vestiti, si guardano in faccia
tra gli steli sottili: la donna gli morde i capelli
e poi morde nell'erba. Sorride scomposta, tra l'erba.
L'uomo afferra la mano sottile e la morde
e s'addossa col corpo. La donna gli rotola via.
Mezza l'erba del prato è così scompigliata.
La ragazza, seduta, s'aggiusta i capelli
e non guarda il compagno, occhi aperti, disteso.
Tutti e due, a un tavolino, si guardano in faccia
nella sera, e i passanti non cessano mai.
Ogni tanto un colore più gaio li distrae.
Ogni tanto lui pensa all'inutile giorno
di riposo, trascorso a inseguire costei,
che è felice di stargli vicina e guardarlo negli occhi.
Se le tocca col piede la gamba, sa bene
che si danno a vicenda uno sguardo sorpreso
e un sorriso, e la donna è felice. Altre donne che passano
non lo guardano in faccia, ma almeno si spogliano
con un uomo stanotte. O che forse ogni donna
ama solo chi perde il suo tempo per nulla.
Tutto il giorno si sono inseguiti e la donna è ancor rossa
alle guance, dal sole. Nel cuore ha per lui gratitudine.
Lei ricorda un baciozzo rabbioso scambiato in un bosco,
interrotto a un rumore di passi, e che ancora la brucia.
Stringe a sè il mazzo verde - raccolto sul sasso
di una grotta - di bel capevenere e volge al compagno
un'occhiata struggente. Lui fissa il groviglio
degli steli nericci tra il verde tremante
e ripensa alla voglia di un altro groviglio,
presentito nel grembo dell'abito chiaro,
che la donna gli ignora. Nemmeno la furia
non gli vale, perché la ragazza, che lo ama, riduce
ogni assalto in un bacio c gli prende le mani.
Ma stanotte, lasciatala, sa dove andrà:
tornerà a casa rotto di schiena e intontito,
ma assaporerà almeno nel corpo saziato
la dolcezza del sonno sul letto deserto.
Solamente, e quest'è la vendetta, s'immaginerà
che quel corpo di donna, che avrà come suo, sia,
senza pudori, in libidine, quello di lei.
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categoria: Poesie
Della testa di morto
L'Acherontia frequenta le campagne,
i giardini degli uomini, le ville;
di giorno giace contro i muri e i tronchi,
nei corridoi più cupi, nei solai
più desolati, sotto le grondaie,
dorme con l'ali ripiegate a tetto.
E n'esce a sera. Nelle sere illuni
fredde stellate di settembre, quando
il crepuscolo già cede alla notte
e le farfalle della luce sono
scomparse, l'Acherontia lamentosa
si libra solitaria nelle tenebre
tra i camerops, le tuje, sulle ajole
dove dianzi scherzavano i fanciulli,
le Vanesse, le Arginnidi, i Papili.
L'Acherontia s'aggira: il pipistrello
l'evita con un guizzo repentino.
L'Acherontia s'aggira. Alto è il silenzio
comentato, non rotto, dalle strigi,
dallo stridio monotono dei grilli.
La villa è immersa nella notte. Solo
spiccano le finestre della sala
da pranzo dove la famiglia cena.
L'Acherontia s'appressa esita spia
numera i commensali ad uno ad uno,
sibila un nome, cozza contro i vetri
tre quattro volte come nocca ossuta.
La giovinetta più pallida s'alza
con un sussulto, come ad un richiamo.
"Chi c'e'?" Socchiude la finestra, esplora
il giardino invisibile, protende
il capo d'oro nella notte illune.
"Chi c'e'? Chi c'e'?" "Non c'è nessuno, Mamma!"
Richiude i vetri, con un primo brivido,
risiede a mensa, tra le sue sorelle.
Ma già s'ode il garrito dei fanciulli
giubilanti per l'ospite improvvisa,
per l'ospite guizzata non veduta.
Intorno al lume turbina ronzando
la cupa messaggiera funeraria.
Guido Gozzano - tratto da Le farfalle. Epistole entomologiche
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categoria: Poesie
La quiete dopo la tempesta
assata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passeggier che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo à suoi studi intende?
O torna all'opre? o cosa nova imprende?
Quando de' mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.
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categoria: Poesie
Fumatori di carta
Mi ha condotto a sentir la sua banda. Si siede in un angolo
e imbocca il clarino. Comincia un baccano d'inferno.
Fuori, un vento furioso e gli schiaffi, tra i lampi,
della pioggia fan si che la luce vien tolta,
ogni cinque minuti. Nel buio, le facce
danno dentro stravolte, a suonare a memoria
un ballabile. Energico, il povero amico
tiene tutti, dal fondo. E il clarino si torce,
rompe il chiasso sonoro, s'inoltra, si sfoga
come un'anima sola, in un secco silenzio.
Questi poveri ottoni son troppo sovente ammaccati:
contadine le mani che stringono i tasti,
e le fronti, caparbie, che guardano appena da terra.
Miserabile sangue fiaccato, estenuato
dalle troppe fatiche, si sente muggire
nelle note e l'amico li guida a fatica,
lui che ha mani indurite a picchiare una mazza,
a menare una pialla, a strapparsi la vita.
Li ebbe un tempo i compagni e non ha che trent'anni.
Fu di quelli di dopo la guerra, cresciuti alla fame.
Venne anch'egli a Torino, cercando una vita,
e trovò le ingiustizie. Imparò a lavorare
nelle fabbriche senza un sorriso. Imparò a misurare
sulla propria fatica la fame degli altri,
e trovò dappertutto ingiustizie. Tentò darsi pace
camminando, assonnato, le vie interminabili
nella notte, ma vide soltanto a migliaia i lampioni
lucidissimi, su iniquità: donne rauche, ubriachi,
traballanti fantocci sperduti. Era giunto a Torino
un inverno, tra lampi di fabbriche e scone di fumo;
e sapeva cos'era lavoro. Accettava il lavoro
come un duro destino dell'uomo. Ma tutti gli uomini
lo accertassero e al mondo ci fosse giustizia.
Ma si fece i compagni. Soffriva le lunghe parole
e dovette ascoltarne, aspettando la fine.
Se li fece i compagni. Ogni casa ne aveva famiglie.
La città ne era tutta accerchiata. E la faccia del mondo
ne era tutta coperta. Sentivano in sè
tanta disperazione da vincere il mondo.
Suona secco stasera, malgrado la banda
che ha istruito a uno a uno. Non bada al frastuono
della pioggia e alla luce. La faccia severa
fissa attenta un dolore, mordendo il clarino.
Gli ho veduto questi occhi una sera, che soli,
col fratello, più triste di lui di dieci anni,
vegliavamo a una luce mancante. Ii fratello studiava
su un inutile tornio costruito da lui.
E il mio povero amico accusava il destino
che li tiene inchiodati alla pialla e alla mazza
a nutrire due vecchi, non chiesti.
D'un tratto gridò
che non era il destino se il mondo soffriva,
se la luce del sole strappava bestemmie:
era l'uomo, colpevole. Almeno potercene andare,
far la libera fame, rispondere no
a una vita che adopera amore e pietà,
la famiglia, il pezzetto di terra, a legarci le mani.
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categoria: poesie
Infinite rotte
Talvolta rimescolo il vento
frugando con gli occhi il cielo.
Vibrano corde stonate
riverberi e specchi di stelle
annegano nel mare.
Schiantano sui miei occhi
stanchi bagliori nuovi
antichi suoni
nell'infinito oceano
mi mostrano le infinite rotte.
Lacero in brandelli di seta e pianto
il pensiero fugace.
Non odo alcun suono
se non il pensiero
d'un uomo che si pente
d'aver intessuto di passato
il suo presente.
Guardo il suo sguardo
che nell'infinito oceano
mi mostra le infinite rotte.
Sono solo io
questa notte
e mille altre.
Spigoli ruvidi di stelle
di sensi alterati
finge calma la notte
fitta di gridi spenti di gioia.
Ascolto solo l'urlo
che mi accompagna
mi consola
questa notte sola
o mille altre
e altre ancora.
segnalata da fanny venerdì 30 novembre 2007
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categoria: Poesie
PENSIERI IN ROTTA
Languidi e feroci
indolenti e trasognati.
Lasciti di brezza
vie di mare
occhi di rena.
Ricordi
a fior di labbra
sussurrati
nel vuoto
come anemoni
distesi
lungo fondali di cuore.
segnalata da shantaram giovedì 5 novembre 2009
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categoria: Poesie
Brevità
L'oblio è rotto dalle grida gioiose del bambino, si desta la mia mente assorta nel proprio silenzio, gli occhi cercano invano il venire festoso di quelle grida, come nave in attesa di entrare in porto sicuro al riparo dalle onde del mare in tempesta. Ritorna il silenzio, la voce dell'innocenza cessa, gli occhi miei si abbassano sommessi ; acquiescenti testimoni di un intenso,immenso e breve momento, al cui epilogo il sipario la vita chiude.
Marcello Civale - tratto da mie
segnalata da Marcello Civale sabato 7 novembre 2009
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categoria: Poesie
Quando ti sentirai sola a camminare nel sentiero buio della sofferenza e della solitudine, mille lanterne ti verranno incontro per darti forza e coraggio, e per farti proseguire sulla giusta rotta, io sarò una di quelle. Ti voglio bene amica mia
segnalata da JOLE lunedì 23 agosto 2010
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categoria: Poesie
oltre i confini dello spazio siderale
attraversammo le tempeste di sabbia,navigammo i sette mari su una zattera d'avorio,poco mondo ci rimase inesplorato,decidemmo d'emigrar per stelle e galassie, balzammo sulla valle marineris,soggiornammo su ganimede e superammo le rotte transvenusiane...per anni luce girammo l'universo in lungo e in largo e mai smettemmo d'amarci,io e te oltre i confini dello spazio siderale
Luca Renzo Marafioti - tratto da Psiche & Delìa
segnalata da Dragon Izolde mercoledì 22 dicembre 2010
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categoria: Poesie
non ci sei
sei solo acqua
ma io bevo caffè
è la mia rabbia
che irrompe
e rompe
le pareti di questa stanza,
fiancheggia la paura, si arrampica sul soffitto, cammina in equilibrio lungo la ringhiera
e non cadrà mai!
ti chiamo da tempo
e tu sembri non ascoltare il mio canto
che si è fatto urlo,
che si è fatto pianto,
che si è rotto
ora non ci sei, e ti odio,
ma poi ti amo,
e il mio cuore dov'è?
ascoltami, ti prego!
non scrivevo da tempo,
questo vuol dire tanto,
non lasciarmi andare!
o un giorno avrai paura!
SonoComeMe - tratto da canto di sirena
segnalata da SonoComeMe venerdì 22 aprile 2005
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categoria: poesie
mentivo
Stridule trombe destarono il tuo torpor,
maledetto sia il tutùno che il tuo sonno ruppe
e il coraggio ebbe di chiedermi l'obolo.
Rammento il dì in cui dichiarai d'averti amata....mentivo!
Frank Brewstel - tratto da decadente
segnalata da Romualdo Pasternak martedì 4 gennaio 2011
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categoria: poesie
Mi hai mandata tu via,con i tuoi dubbi e le tue ansie
sono un frammento di fragile vetro rotto, non sfioratemi, vi fareste male
© G.10.11.12
segnalata da grazia sabato 10 novembre 2012
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categoria: Poesie
A luna china
U lobbiru abbaia alla luna
e io mi toccu i cugghiuna,
mi toccu i cugghiuna e
mi tegnu arrassu
picchi u lobbiru porta attassu,
porta attassu e malanova
u lobbiru scassa l’ova,
scassa l’ova ‘no panaro,
ammazza u lobbiru
e portati a paro.
Il loppide abbaia alla luna
ed io mi palpo le gonadi,
mi palpo le gonadi
e mi tengo lontano
perchè il loppide porta sfortuna,
porta sfortuna e brutte notizie
e rompe le uova,
rompe le uova nel paniere
uccidi il loppide
e rendigli la pariglia.
segnalata da Zìula lunedì 25 gennaio 2016
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categoria: Poesie
il dolore di donna
il dolore di donna ,,, lo sfregio in faccia... le mani strette,, il dolore di donna.. e le violenze di domestiche serate.. pugni e calci.. e stupri di palestina.... il cuore che soffre da dolori di donne.. pugni in faccia e umiliazioni di un tempo maschile moderno.. il femminicidio dei codardi uomini... il femminicidio di donne mute.. urli e dolori interiori... il dolore di donne e il silenzio assenso.. il femminicidio di giulia... il femminicidio di vanessa... il femminicidio del non perdono... cicatrici.. di uomini cicatrici.. di donne... il dolore di donna.. la rosa che si rompe.. il cuore che diventa pietra e smette di amare... il dolore di donne.. che rimangono derise... per un loro gesto di ribellione
segnalata da guido arci camalli sabato 28 febbraio 2026
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categoria: Poesie
Assenza Di Te
Stringimi forte al tuo fiato,
ultimo mio ricordo svanito,
affinché accarezzi ancora il suo viso.
La sua assenza è disco che piange
negli angoli del mio cielo, squarciato
dal rancore senza luce che m’illumini.
Il suo silenzio è sciabordio di colpe
che si infrangono nelle mie vene,
senza darmi spiegazioni
per riaprire le porte dei miei occhi.
Il suo abbandono è condanna
che scava vane lettere d’amore
senza voce che risorgono.
Affonda il vestito bianco del perdono,
che guarisce ogni asma di onta.
Vorrei tornare indietro, in ginocchio,
per tenerti saldo sempre per mano,
quando non l’ho fatto, per egoismo.
Vorrei essere più indietro nel tempo
e rompere lame di silenzi di ghiaccio
con l’amore che pulsava, urlandotelo.
Vorrei trasportarmi nei lassi di tempo
che erano stati tempesta in flagranza,
per tesserli di voluttà d’amore per te.
Ma sono qui, solo, tra le lacrime,
sull’innocenza della tua scomparsa,
di cui siamo vittime nella confessione
salpata verso il mare aperto
della vita, che ci separa
senza “ma” e senza un “se”,
riparandoci sotto l’ombrello rotto
del destino afono che ignora,
per farci guardare ancora una volta
negli occhi e nel cuore,
per dirci ancora
ti amo ancora, ti amo amore.
Laura Lapietra ©
segnalata da Laura Lapietra giovedì 31 luglio 2025
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categoria: Poesie
I respiri profondi del buio
Niente di piu' bello e' ammirare i giochi del cielo, quando l'imbrunir porta via lucentezza e a tatto si risveglia la notte,
impalpabile ad orecchio umano i suoni notturni giocano, vivono e accompagnano il triste cammino del sonno.
In attesa di un nuovo giorno si fluttua con la mente,
i lenti silenzi notturni
i respiri profondi del buio,
quell’ultimo raggio di luna indica la rotta di quel piccolo momento che intercorre tra la vita lucente e il buio eterno.
segnalata da niko lunedì 31 ottobre 2005
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categoria: Poesie
L'amico
Al tuo cospetto sciolgo tutti miei pensieri.
A te consegno tutti i miei segreti, le mie ansie, le mie paure; a te affido la verità.
Paziente e rispettoso, tolleri ogni mia collera, ogni mio sfogo; puntuale panacèa dei miei travagli.
L'ira e la malinconia rompono gli equilibri; i ricordi lacerano il presente, il dirotto pianto ti sgualcisce un pò.
Tu, che non conosci il tradimento e l'ambiguità, custodirai per sempre i miei segreti, confidandoli solo a chi saprà comprenderli; insostituibile amico di carta.
nicolamerico - tratto da me medesimo
segnalata da nicola merico domenica 25 febbraio 2007
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categoria: Poesie
I bugiardi
" i bugiardi di una mafia esistente
i bugiardi di buche rotte
i bugiardi di cuore senza urlo
i bugiardi di razzismi sulle idee
i bugiardi dei baci muti... alla spiaggia
i bugiardi son seduti al bar a parlati dietro"
segnalata da guido arci camalli mercoledì 1 giugno 2022
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