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Sono presenti 332 poesie. Pagina 1 di 17: dalla 1a posizione alla 20a.
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categoria: Poesie
Albero
Tutto il cielo cammina come un fiume,
grandi blocchi traendo di fiamme e d'ombra.
Tutto il mare rompe, onda dietro onda,
splendido, alle fuggenti dune.
L'albero, chiuso nel puro contorno,
oscuro come uno che sta su la soglia,
muto guarda, senza battere foglia,
gli spazi agitati dal trapasso del giorno.
Diego Valeri - tratto da Terzo tempo
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categoria: Poesie
Freddissima resurrezione
Freddissima resurrezione, da
anni non è cosi: sui bastioni stenta,
torna clandestina la novita'
delle gemme, un'immensa, macilenta
spoglia dilaga, copre la citta'
anche se già il crepuscolo s'inventa
con loschi bagliori un'eternita'
senza gloria. Non più della perenta
pelle in cui vive, da cui sguscera'
per vivere la serpe è questo niente
che ci separa, aria da foglie, gente
che aspetta pallidamente di qua
e di là d'una lapide, i non morti
ancora dai non ancora risorti.
Giovanni Raboni - tratto da Ogni terzo pensiero
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categoria: Poesie
La pioggia nel pineto
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove sui mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
sui ginestri folti
di coccole aulenti,
piove sui nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
l'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come un foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancora trema, si spegne,
risorge, treme, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontane,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i malleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione
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categoria: Poesie
Dove la luce
Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.
Ci scorderemo di quaggiù,
E del mare e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d'ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.
Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov'è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d'oro.
L'ora costante, liberi d'età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo
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categoria: Poesie
Quasi un madrigale
Il girasole piega a occidente
e già precipita il giorno nel suo
occhio in rovina e l'aria dell'estate
s'addensa e già curva le foglie e il fumo
dei cantieri. S'allontana con scorrere
secco di nubi e stridere di fulmini
quest'ultimo gioco del cielo. Ancora,
e da anni, cara, ci ferma il mutarsi
degli alberi stretti dentro la cerchia
dei Navigli. Ma è sempre il nostro giorno
e sempre quel sole che se ne va
con il filo del suo raggio affettuoso.
Non ho più ricordi, non voglio ricordare;
la memoria risale dalla morte,
la vita è senza fine. Ogni giorno
è nostro. Uno si fermerà per sempre,
e tu con me, quando ci sembri tardi.
Qui sull'argine del canale, i piedi
in altalena, come di fanciulli,
guardiamo l'acqua, i primi rami dentro
il suo colore verde che s'oscura.
E l'uomo che in silenzio s'avvicina
non nasconde un coltello fra le mani,
ma un fiore di geranio.
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categoria: Poesie
La sera fiesolana
Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s'attarda a l'opra lenta
su l'alta scala che s'annera
contro il fusto che s'inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a sè distenda un velo
ove il nostro sogno giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.
Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe'; tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l'acqua del cielo!
Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
tepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pinidai novelli rosei diti
che giocano con l'aura che si perde,
e su 'l grano che non è biondo ancora
e non è verde,
e su 'l fieno che già patì la falce
e trascolora,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.
Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!
Io ti dirò verso quali reami
d'amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l'ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s'incurvino come labbra che un divieto
chiuda, e perché la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l'anima le possa amare
d'amor più forte.
Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!
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categoria: Poesie
Colloquio
"Ora il sereno è ritornato
le campane suonano per il vespero
ed io le ascolto con grande dolcezza.
Gli ucelli cantano festosi nel cielo perché?
Tra poco è primavera
i prati meteranno il suo manto verde,
ed io come un fiore appasito
guardo tutte queste meraviglie."
Scritto su un muro in campagna
Per il deluso autunno,
per gli scolorenti
boschi vado apparendo, per la calma
profusa, lungi dal lavoro
e dal sudato male.
Teneramente
sento la dalia e il crisantemo
fruttificanti ovunque sulle spalle
del muschio, sul palpito sommerso
d'acque deboli e dolci.
Improbabile esistere di ora
in ora allinea me e le siepi
all'ultimo tremore
della diletta luna,
vocali foglie emana
l'intimo lume della valle. E tu
in un marzo perpetuo le campane
dei Vesperi, la meraviglia
delle gemme e dei selvosi uccelli
e del languore, nel ripido muro
nella strofe scalfita ansimando m'accenni;
nel muro aperto da piogge e da vermi
il fortunato marzo
mi spieghi tu con umili
lontanissimi errori, a me nel vivo
d'ottobre altrimenti annientato
ad altri affanni attento.
Sola sarai, calce sfinita e segno,
sola sarai fin che duri il letargo
o s'ecciti la vita.
Io come un fiore appassito
guardo tutte queste meraviglie
E marzo quasi verde quasi
meriggio acceso di domenica
marzo senza misteri
inebeti nel muro.
Andrea Zanzotto - tratto da Vocativo
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categoria: Poesie
Le ondine
D'un lago tacito
cinto di betule
sopra le immobili
onde turchine
ridde volubili
danzano, intrecciano
famiglie aeree
d'agili Ondine.
Volano, volano
in giro languide
coi bracci pendoli,
come chi dorme;
i veli nivei
tessuti d'alito
lasciano scorgere
le dive forme.
Le membra a'n gelide,
le labbra pallide,
il crin cinereo,
non a'nno il core.
Sono una nuvola
di fredde vergini,
che mai non seppero
che fosse amore.
Lieve uno strepito,
come per l'aride
foglie fa il zefiro,
danno i lor balli;
altere ammirano
le proprie immagini
pinte sui liquidi
cupi cristalli.
Quando la candida
luna le irradia,
sembrano un'orbita
d'iride stanca;
ombre di giovani,
larve di silfidi,
altro che l'anima
a lor non manca.
Con volo instabile
girano in garrulo
vortice assiduo
i tuoi pensieri,
Elisa, simili
ai fochi fatui,
che a notte danzano
pei cimiteri.
I tuoi sarebbero
baci adorabili,
se non sentissero
di labbra spente:
degne degli angeli
le tue blandizie,
s'elle non fossero
fatte di niente.
O sciolga il tenero
cinto di Venere,
o inesorabile
ricusi amore,
sereno, gelido
sempre ed immobile
in solitudine
stagna il tuo core.
Superba e vacua
divina statua
non a'i delizie,
non a'i tormenti;
l'inerzia vegeta
ne le tue viscere,
leggiadra sterile
di sentimenti.
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categoria: Poesie
Alla primavera
Perché i celesti danni
Ristori il sole, e perché l'aure inferme
Zefiro avvivi, onde fugata e sparta
Delle nubi la grave ombra s'avvalla;
Credano il petto inerme
Gli augelli al vento, e la diurna luce
Novo d'amor desio, nova speranza
Ne' penetrati boschi e fra le sciolte
Pruine induca alle commosse belve;
Forse alle stanche e nel dolor sepolte
Umane menti riede
La bella età, cui la sciagura e l'atra
Face del ver consunse
Innanzi tempo? Ottenebrati e spenti
Di febo i raggi al misero non sono
In sempiterno? ed anco,
Primavera odorata, inspiri e tenti
Questo gelido cor, questo ch'amara
Nel fior degli anni suoi vecchiezza impara?
Vivi tu, vivi, o santa
Natura? vivi e il dissueto orecchio
Della materna voce il suono accoglie?
Già di candide ninfe i rivi albergo,
Placido albergo e specchio
Furo i liquidi fonti. Arcane danze
D'immortal piede i ruinosi gioghi
Scossero e l'ardue selve (oggi romito
Nido de' venti): e il pastorel ch'all'ombre
Meridiane incerte ed al fiorito
Margo adducea de' fiumi
Le sitibonde agnelle, arguto carme
Sonar d'agresti Pani
Udì lungo le ripe; e tremar l'onda
Vide, e stupì, che non palese al guardo
La faretrata Diva
Scendea ne' caldi flutti, e dall'immonda
Polve tergea della sanguigna caccia
Il niveo lato e le verginee braccia.
Vissero i fiori e l'erbe,
Vissero i boschi un dì. Conscie le molli
Aure, le nubi e la titania lampa
Fur dell'umana gente, allor che ignuda
Te per le piagge e i colli,
Ciprigna luce, alla deserta notte
Con gli occhi intenti il viator seguendo,
Te compagna alla via, te de' mortali
Pensosa immaginò. Che se gl'impuri
Cittadini consorzi e le fatali
Ire fuggendo e l'onte,
Gl'ispidi tronchi al petto altri nell'ime
Selve remoto accolse,
Viva fiamma agitar l'esangui vene,
Spirar le foglie, e palpitar segreta
Nel doloroso amplesso
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categoria: poesie
Foglia appassita
Ogni fiore vuol diventare frutto,
ogni mattino sera,
di eterno sulla terra non vi è
che il mutamento, che il transitorio.
Anche l'estate più bella vuole
sentire l'autunno e la sfioritura.
Foglia, fermati paziente,
quando il vento ti vuole rapire.
Fai la tua parte e non difenderti,
lascia che avvenga in silenzio.
Lascia che il vento ti spezza
ti sospinga verso casa.
segnalata da fanny venerdì 19 gennaio 2007
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categoria: Poesie
LA FOGLIA E IL VENTO
Ma tu che speravi ? Che una foglia non sventolasse al vento?
O che dando aria al fuoco esso si sarebbe spento?
Mentre siedi a mani vuote a contemplare cio che e' rimasto
io scrivo questi versi ad un cuore guasto.
E adesso ti alzi in piedi e sparisci all orizzonte.
Lo avessi fatto prima per non lasciare impronte.
Mentre siedo stanca ti vedo unirti al sole e penso che sempre si rivede,
colui che non muore.
TATIANA - tratto da DELUSIONI PERSONALI
segnalata da tatiana venerdì 4 aprile 2008
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categoria: Poesie
abito di foglie
con le foglie d'autunno
io ho fatto un vestito frusciante
un abito di sgargianti colori
il colore della terra che
si accinge al riposo
avvolge il mio corpo
delicatezza eterea
gli alberi sorridono
al mio passaggio, sussurrano:
"tra pochi giorni tu
cambierai abito
pieno di colori
come l'arcobaleno
noi stiamo per esplodere
nell'immensità della
nostra gioia"
segnalata da daniela cesta venerdì 1 marzo 2013
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categoria: Poesie
Vecchia foglia
Una foglia gialla
guarda il nudo ramo
sul punto più alto
della divina conoscenza.
In quella sua bella età
che di ansia si colora
Occhi stanchi si levano al cielo
colmandosi di lacrime
nel guardare la foglia al qual
un prodigio la tiene attaccata,
sperando che le plumbei nubi non facciano piovere,
pur sapendo che un giorno mai più la rivedrà.
segnalata da Giulia Gabbia mercoledì 10 settembre 2014
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categoria: Poesie
alberi senza foglie
brilla il crepuscolo autunnale
negli albori di questa epoca
è il nostro tempo per vivere,
tra la dura realtà di questo tempo,
le querce hanno lasciato cadere le loro foglie,
i rami intrecciati verso il cielo, sussurrano con l'emisfero,
bisbiglìo, mormorìo, nel vento, prima dell'arrivo dell'inverno,
le foglie sono tutte cadute, nel sottobosco e nei sentieri,
donando l'ultimo loro affascinante spettacolo,
frusciano sotto i piedi come un armoniosa musica soave,
insieme al soffio del vento, il cinguettio di un passero
e il gorgogliare di un piccolo ruscello,
nel silenzio di un cuore solitario.
segnalata da DANIELA CESTA martedì 24 novembre 2015
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categoria: Poesie
le foglie
Il vento fa vibrare le foglie
bagnate di pioggia
una danza di verdi, gialli e rossi
su di un cielo grigio
Si flettono i rami sottili
alla sua tenera carezza
e le foglie si lasciano docilmente
trasportare nell'aria sospinte
dal soffio amico
dolcemente si adagiano ai piedi
della loro madre
con immutato amore
ognuna ritrova il suo posto
in un variopinto tappeto
morbida coperta per le sue radici
amorevole riparo per la terra
sostegno per l'inverno che verrà
e tra stormi di uccelli
in cerca di altre mete
la natura si prepara al riposo
tra le calde sfumature dell'autunno.
segnalata da neris domenica 22 ottobre 2017
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categoria: Poesie
foglie
le foglie cadono nel silenzio assordante
frusciano sotto i piedi, si spezzettano
diverranno briciole per la terra,
la loro meravigliosa e breve vita verde
come angeli nel vento di primavera
sotto il sole cocente, in estate, ma sempre felici
su quei rami verso il cielo, che sanno di libertà
guardano il mondo dall'alto, nel bosco o sui sentieri
respirano e sorridono gioiose, amano il loro albero
il lavoro della foglia è dare ossigeno
dona aria frizzante, instancabile attaccata al suo ramo
e non vorrebbe staccarsene mai...
quando dolcemente se ne distacca,
noi non sentiamo il suo grido,
ma l'intero universo lo sente.
segnalata da DANIELA CESTA domenica 22 ottobre 2017
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categoria: Poesie
le foglie
scivolano le foglie dai rami,
nel silenzio avvolgente, del bosco autunnale
lievi si posano in terra
come un estremo addio
come batuffoli leggeri
o piccoli baci soffici,
sensazione di pace malinconica
tranquillità armoniosa nello spirito
brezza d'autunno, che stacca le foglie gialle e rosse
le trascina, alzandole in aria con forza
sussurrano gli alberi il loro amore
l'addio piangente, che, si adagia sulla terra
spettacolo impressionante del cambiamento
tempo profondo di meditazione
magico e tacito che entra nel cuore.
segnalata da DANIELA CESTA mercoledì 17 ottobre 2018
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categoria: Poesie
le foglie
Le foglie di ottobre caldi
Illumina il viso con un bacio
Trova le foto di una donna allegra
Le foglie di un viso che va in fretta
Illumina il viso con le pietre della galeazza
Trova le foto di un vecchio che gioca a bocce
Illumina il viso con una carezza
Trova le parole sincere e ad un urlo tra vicini
segnalata da guido arci camalli mercoledì 4 ottobre 2023
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categoria: Poesie
la magia delle foglie
la magia delle foglie
io e te a mani strette
e lassù il parasio…
la magia delle foglie
io e te e un bacio solo
solo uno
e in lontanaza si vede il parasio…
la magia delle foglie
e il vento sui tuoi capelli
e il bacio con la foglia in mezzo
e il mare in lontanza
la magia d'una foglia
immezzo a tante coccole mancate
segnalata da guido arci camalli lunedì 13 gennaio 2025
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categoria: Poesie
IL FRUSCIO DELLE FOGLIE IN AUTUNNO
Il fruscio non è un semplice rumore. È la voce stessa dell'autunno, il suo respiro più intimo e riconoscibile. Quando i nostri passi incontrano il tappeto dorato e rugginoso che la natura ha steso per noi, quel suono è una sinfonia antica.
È il canto della memoria, ogni foglia secca che si sgretola sussurra storie di estati passate, di venti leggeri e piogge gentili. È il ritmo della terra che si prepara al riposo, un crepitio leggero che annuncia il silenzio imminente dell'inverno, eppure è pieno di una vitalità fragile.
Questo fruscio è anche un dialogo: tra noi e la natura, tra il presente e il passato. Ci connette a un'esperienza universale, quella di camminare tra i cicli della vita, di sentire il cambiamento non solo intorno a noi, ma sotto i nostri stessi piedi. È un suono che invita alla riflessione, alla lentezza, a godere di ogni singolo passo.
Ed è un suono che si modella: leggero e quasi timido quando le foglie sono ancora umide dalla rugiada, più secco e squillante quando sono perfettamente asciutte e fragili, quasi a rompersi in mille piccoli cristalli sonori.
È la melodia segreta delle passeggiate autunnali, un invito a rallentare, ad ascoltare, a sentire con tutto il corpo la magia discreta di questa stagione.(Danielacesta@copyright)
segnalata da DANIELA CESTA giovedì 4 dicembre 2025
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