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categoria: frasi d'amore
...a tutti quelli che conoscono il sapore della Solitudine...
Sto seduta qui,gli occhi al tramonto... il sole in cielo è un grande soldo e cade come un'ostia luminosa giù in bocca al mondo e che cosa c'è,cosa non c'è... verrei veloce lì da te, se tu ci fossi,se tu esistessi dall'altra parte di me... seduta sul ciglio del mondo, sola su questo molo, la città in sottofondo....sentire battere il cuore di tutte le persone: le persone sole le vedi qui davanti al mare come tante linee parallele, come comete senza Natale, come coriandoli d'estate... sempre gli stessi foulard e le cravatte sbagliate ....sassi levigati dal fiume della vita, bambini coi capelli bianchi senza finestre, come le dita nel buio dei guanti.
L'infinito è finito dentro me, chissà se tu mi sta aspettando dall'altra parte di te....
...E ti manco, come mi manchi dentro al fiato e dentro ai fianchi mentre il sole va a finire in bocca al mondo... ma dove andranno a finire
tutte quelle persone sole?
Le persone sole le vedi qui davanti al mare come tante linee parallele con le loro impossibili storie d'amore... protagonisti senza essere visti,le persone sole sono le luci delle processioni, milioni di candele nelle tenebre con il loro bisogno di raccontare...
....e mi piace immaginarli danzare al ritmo di un...na...nananana......
segnalata da Aquila Nel Vento domenica 21 gennaio 2007
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categoria: Aforismi » cultura » arte
GLI ANTICHI LAVATORI
C'era una volta, nel cuore del mio paese, non una semplice fontana, ma un vero e proprio lavatoio incantato, un luogo dove l'acqua cantava e le risate delle donne tessevano fili invisibili nell'aria. Non era fatto di marmo lucido o di pietre preziose, ma di roccia antica e consumata, levigata da innumerevoli mani e da secoli di storie.
Immagina un grande bacino, sempre colmo di acqua cristallina che sgorgava incessantemente da una bocca di pietra, magari la testa di un leone benevolo o la bocca di un pesce sornione. L'acqua, oh, l'acqua era fresca come un mattino di primavera e limpida come un sogno appena fatto. Intorno al bacino, lastre di pietra inclinate invitavano le lavandaie a chinarvisi, quasi fossero gli altari di un antico rito.
Al mattino presto, quando la bruma si dissolveva pigramente tra le case, il lavatoio si animava. Non erano solo panni a essere lavati lì, ma anche segreti sussurrati, consigli scambiati e canti che si libravano leggeri nell'aria, mescolandosi al profumo del sapone di Marsiglia e dell'erba bagnata. Le donne, con le maniche rimboccate e i volti sorridenti, battevano i panni con un ritmo ipnotico, creando una sinfonia di sciabordii e battiti che era la colonna sonora della vita del paese.
Era lì che le mamme insegnavano alle figlie i segreti del bucato e della vita, dove le nonne raccontavano storie di tempi andati, e dove l'amicizia fioriva come i gerani sui davanzali. Il sole del pomeriggio, poi, baciava le pietre umide, facendole brillare, e il lavatoio diventava un luogo di quiete, in attesa del giorno dopo.
E così, questo magico lavatoio non era solo un punto d'acqua, ma il cuore pulsante del paese, un testimone silenzioso di generazioni, dove la fatica si trasformava in comunità e la semplice acqua in un elemento di pura, quotidiana poesia. Era un luogo dove ogni goccia d'acqua portava con sé un frammento di vita, un ricordo indelebile di un tempo che, pur lontano, continua a vivere nei racconti e nei cuor
segnalata da daniela cesta lunedì 21 luglio 2025
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categoria: Poesie
Aurora
La primavera raccolse
lacrime d'inverno
in un calice di rosa
levigando le sue spine
con la rugiada del mattino.
Vide la nebbia diradarsi
sotto un cielo scarlatto
quando le prime gemme
salutarono l'aurora.
Poi il sole si inoltrò
sui pendii del giorno
per colorarne le cime.
segnalata da Angela Randisi lunedì 31 ottobre 2022
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categoria: Frasi d'amore
Sere nere..
Ho combattuto il silenzio parlandogli addosso
E levigato la tua assenza solo con le mie braccia
E più mi vorrai e meno mi vedrai
E meno mi vorrai e più sarò con te
E più mi vorrai e meno mi vedrai
E meno mi vorrai e più sarò con te
E più sarò con te, con te, con te
Lo giuro
Di sere nere
Che non c'è tempo
Non c'è spazio
E mai nessuno capirà
Puoi rimanere
Perché fa male male
Male da morire
Senza te
Senza te
Senza te
Senza te
T. Ferro - tratto da 111
segnalata da VoLaVeRuNt sabato 6 dicembre 2003
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categoria: Poesie
BOTTI DI CAPODANNO 2011
Giovani scapestrati
sparano botti di Capodanno
sotto le finestre del Centro storico
della città capoluogo del Cilento,
ancora abitato da antichi vecchietti
al piano terra perché non hanno la forza
di salire le ataviche scale
di pietra non levigata
ereditata da antichi avi
che videro i moti del Cilento.
Rimbombano i botti,
ed il vecchio che ricorda
ancora lo sbarco degli Alleati,
sussulta nel letto tremante.
E i giovani scapestrati gioiscono
della loro barbarie quasi auspicando
il ritorno ad un mondo violento.
Catello Nastro
segnalata da Catello Nastro giovedì 6 gennaio 2011
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categoria: Poesie
IO SONO L'ESTATE
io sono l'estate, brucio
avvolgo di caldo ogni cosa,
inaridisco la campagna, ingiallisco l'erba
faccio maturare il grano e i frutti succosi
la calura scorre dentro di me
le stelle brillano e lasciano scie lucenti
la luce è forte per tutto il giorno
durante il mio passaggio, i sogni riempiono gli occhi
gli amori si susseguono, amori estivi che palpitano nel cuore,
sorrisi di gioia, respiri eccitanti, libertà nel sangue,
l'aria avvolge occhi, spirito e mente, tempo di vivere
e godere appieno di questa vita, che inesorabile corre,
mentre le farfalle sfidano il vento caldo, che sbuffa e fa ondeggiare
le spighe di grano, nell'attesa della mietitura,
Ogni pelle è abbronzata e levigata,
si canta e si balla sotto le stelle, i giovani si innamorano..
io sono l'estate, la stagione di rosso fuoco,
che tutti rimpiangono in inverno.
segnalata da DANIELA CESTA giovedì 12 luglio 2018
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categoria: Poesie
CASCATA SMERALDO
?Tra rocce grigie, un balzo audace,
La cascata spumosa, un velo bianco.
L'acqua salta, non ha pace,
Un murmure costante, un dolce incanto.
?Verde smeraldo, vivo e profondo,
Tra muschio antico e pietra nuda.
Un vortice che gira nel profondo,
Ogni stilla è un'onda cruda.
?Schiuma bianca, come merletto,
Si posa lieve, poi si dissolve.
Un respiro fresco, un diletto,
Mentre il ruscello si risolve.
?Nelle fenditure, un bagliore,
Riflesso del sole, un gioiello.
L'acqua danza, pura, senza errore,
Un quadro dipinto, un bel ruscello.
?E ogni goccia, un nuovo canto,
Tra le rocce levigate dal tempo.
Un'energia che va, oltre ogni pianto,
Un ritmo eterno, senza scampo.(DANIELA CESTA)
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categoria: Aforismi » ricordo
ricordo, immagini, fantasia
Quando cominciai a capire
salivo le scale a quattro, zampe,
nella vecchia casa dei miei nonni,
tutto scricchiolava, e le pietre antiche erano fredde,
quando sono cresciuta, dall'alto scivolavo sulla lunga scalinata
partivo come un razzo per scivolare e le pietre erano diventate
lisce, levigate, lucide, ma nelle giornate di pioggia, non mi bastava piu
una intera casa per giocare, scendevo nelle cantine a guardare le botti
gli attrezzi di campagna, oggetti antichi, prosciutti appesi,
e un giorno cominciai a risalire le vecchie scale,
sempre piu su, fino all'ultima camera e capii che
la scala continuava a salire nel buio..
avevo tra le mani la mia piccola bambola
e una piccola porta scorticata, io vidi
diedi una leggera spinta e come per magia la porta si spalancò,
un bagliore giallo verde, arrivava da una piccola finestra,
una soffitta mai visitata, pensai, bauli vecchi di secoli
in un angolo, spalliere di un letto di ferro battuto,
una specchiera di, chissà, quale trisnonna
vecchie lettere con una calligrafia svolazzante ed elegante,
mi tolsi le scarpe e le poggiai sul davanzale della finestrella
gli ultimi raggi del sole scomparivano dietro la montagna
e la luna spuntava, sembrava cantare dolci armonie celestiali,
ascoltai il sussurro del vento, valutavo che chiamasse me,
sentii lo sgocciolare della rugiada sugli steli di erba, nel prato
e notai un sentiero verso il bosco, attraverso i vetri, lo reputavo cosi misterioso,
immaginai elfi, fate, gnomi, su quel viottolo erboso
immaginavo loro che danzavano sotto la luce della luna!
E il bosco che sorrideva e tutti gli animali che facevano festa,
lasciai la mia bambola e chiusi gli occhi mentre dentro le mie piccole narici
entravano aromi e profumi di fiori ed erbe aromatiche
farfalle che svolazzavano sopra la mia testa, e i folletti che
chiamavano il mio nome....
la mia immaginazione non aveva limite,
abbandonai la mia bambola alla soffitta....per sempre,
il bosco aspettava me, per ogni avventura nella natura.
segnalata da daniela cesta lunedì 9 novembre 2015
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categoria: Poesie
IL CANTO DELL'ANTICO LAVATOIO
Nel cuore del paese, un tempo fu,
non sol fontana, ma magia che fluì.
Un lavatoio, dove l'acqua cantava,
e risa di donne, trame invisibili creava.
Non marmo lucido, né pietre preziose,
ma roccia antica, di storie copiose.
Levigata da mani, da secoli in poi,
testimone silente, di innumerevoli eroi.
Un grande bacino, sempre colmo e puro,
da bocca di pietra, un getto sicuro.
Forse un leone, o un pesce sornione,
l'acqua sorgiva, fresca emozione.
Limpida e chiara, come un sogno appena nato,
su lastre inclinate, un invito velato.
All'alba, quando la bruma si scioglieva,
il lavatoio in vita si volgeva.
Non solo panni, ma segreti svelati,
consigli e canti, nell'aria librati.
Profumo di sapone, d'erba bagnata,
una sinfonia di vita, mai dimenticata.
Donne coi volti al sole, e maniche alzate,
battevano i panni, ritmiche battute.
Un suono ipnotico, di sciabordii e colpi,
colonna sonora di giorni, non di pochi.
Qui madri alle figlie, i segreti svelavano,
nonne di tempi andati, narravano.
Amicizia fioriva, come gerani al sole,
tra gocce d'acqua, e limpide parole.
Il pomeriggio, un bacio sulle pietre,
splendeva il lavatoio, tra mille offerte.
Un luogo di quiete, in attesa del giorno,
un cuore pulsante, che faceva ritorno.
Non solo acqua, ma l'anima del luogo,
testimone di generazioni, in un eterno giuoco.
La fatica in comunità si mutava,
l'acqua semplice, poesia diventava.
Ogni goccia un frammento, un ricordo profondo,
di un tempo lontano, che vive nel mondo,
nei racconti sussurrati, nei cuori di chi,
ancora ricorda quel magico dì.
segnalata da daniela cesta venerdì 25 luglio 2025
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categoria: Poesie
Cartometraggio Di Solitudine
Nella culla d’ombre,
la solitudine s’adagia,
tra veli di silenzio
e sospiri che non trovano casa,
come eco lontano
su scogli di desiderio,
levigati dal tempo
e dalla sete di ciò che non fu.
S’inarca l’anima in spire di vetro,
fragile architettura
di sogni spezzati,
mentre galassie d’inquietudine brillano fievoli,
come occhi di stelle
che piangono nel vuoto.
Custode di silenzi,
il cuore anela,
tra battiti incerti
e memorie che graffiano,
cercando tra miraggi
un balsamo di luce,
una carezza che spezzi
il gelo dell’attesa.
Mentre il tempo,
pittore di nostalgie,
con dita d’oro e polvere d’oblio,
disegna universi
di eterno smarrimento,
dove ogni istante
è un frammento che si dissolve.
Ma nell’abisso,
un sussurro si leva non voce,
ma vertigine che incendia il vuoto,
una scintilla che sfida l’oblio.
E l’ombra,
stanca di essere ombra,
diventa sogno
che osa farsi carne,
e nel suo battito
nasce un dio dimenticato.
Laura Lapietra ©
segnalata da Laura Lapietra martedì 26 agosto 2025
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categoria: Poesie
Radice Dello Stesso Albero
Nati come semi del miracolo
sotto lo stesso contado,
abbiamo spinto le nostre radici
nella stessa calda terra fertile.
Tu cercavi il calore del sole,
io l’ombra del sollievo,
ma la gemma della linfa
era la stessa,
e ci parlava nel silenzio delle stagioni.
Ogni litigio era un pugno di vento
che spiegava i nostri rami,
disperdendo le nostre foglie colorate,
strappando i nostri frutti
maturi alla comprensione
del perdono,
ma non spezzava il tronco
che ci legava uniti, più forti,
contro le intemperie che ci sfidavano.
Ho imparato il tuo passo
nel buio dei giorni senza raccolto,
tu hai ascoltato il mio respiro
quando tacevo nel canto della vita.
Le nostre parole, pietre nel fiume,
hanno levigato il tempo
fino a diventare carezze
nella gioventù che ci abbozzava
fratelli per la vita che disegnava
pian piano le nostre rughe
tra i capelli bianchi degli anni.
Siamo stati tempesta e rifugio,
due fari che si cercano nella nebbia.
Ti porto addosso scolpito
come un odore d’infanzia,
invisibile ma eterno
come la pioggia sulla pelle.
Quando cadi, io tremo,
quando rido, tu mi abbracci
col calore dei tuoi occhi,
perché il legame di sangue
non conosce distanza che separa.
Crescere insieme è solo
un allontanarsi per ritrovarsi
con nuove vite al proprio fianco
senza spezzare mai
l’origine del cuore che pulsa affetto.
Siamo due rive che si guardano
nello stesso specchio d’acqua,
e quando il mondo farà silenzio,
resterà la nostra voce, sottovoce,
una radice che muore l’uno per l’altro.
Laura Lapietra ©
segnalata da Laura Lapietra sabato 25 ottobre 2025
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categoria: Poesie
Al mio amore campobassano
<Rita Rosanna,
sei tutta panna!>,
io ti dicevo,
ed aprivo il forziere
di quel tuo corpo
fatto di burro,
ma levigato
come il marmo,
e caldo... e caldo
di quella passione
che sconvolgeva,
e ci divorava
fino al mattino
i corpi assetati...
Ma un giorno d'Agosto...
un ciclone di rabbia
e di sbagli!
O forse no?
Il nostro Destino
era già segnato,
solo che noi
non lo sapevamo!...
E' così, non è vero?
Caro amore lontano,
sai, a volte, il pensiero
ritorna…
fra i luoghi e le ore,
che furono nostri:
a perdermi l'anima,
ripensando
a quanta gioia
ho lasciato nel passato,
e non tornerà...
mai più!
Un solo rimpianto,
al ricordo impossibile:
quello del male,
che io, sciagurato,
non seppi evitare!
E così tu
te ne sei andata via…
senza voltarti indietro,
perché non potevi capire,
povero amore
pieno di sgomento,
il nostro dolore
e quel mio
disperato pianto,
soffocato dentro.
segnalata da FernyMax lunedì 27 maggio 2002
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categoria: Frasi d'amore
luca ti amo
Ripenserai agli angeli
Al caffè caldo svegliandoti
Mentre passa distratta la notizia di noi due
Dicono che mi servirà
Se non uccide fortifica
Mentre passa distratta la tua voce alla tv
Tra la radio e il telefono risuonerà il tuo addio
Di sere nere
Che non c'è tempo
Non c'è spazio
E mai nessuno capirà
Puoi rimanere
Perché fa male male
Male da morire
Senza te
Ripenserei che non sei qua
Ma mi distrae la pubblicità
Tra gli orari ed il traffico lavoro e tu ci sei
Tra il balcone e il citofono ti dedico i miei guai
Di sere nere
Che non c'è tempo
Non c'è spazio
E mai nessuno capirà
Puoi rimanere
Perché fa male male
Male da morire
Senza te
Ho combattuto il silenzio parlandogli addosso
E levigato la tua assenza solo con le mie braccia
E più mi vorrai e meno mi vedrai
E meno mi vorrai e più sarò con te
E più mi vorrai e meno mi vedrai
E meno mi vorrai e più sarò con te
E più sarò con te, con te, con te
Lo giuro
Di sere nere
Che non c'è tempo
Non c'è spazio
E mai nessuno capirà
Puoi rimanere
Perché fa male male
Male da morire
Senza te
Senza te
Senza te
Senza te
danny... - tratto da sere nere tzn ferro
segnalata da danny... venerdì 3 marzo 2006
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