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Sono presenti 63 poesie. Pagina 3 di 4: dalla 41a posizione alla 60a.
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categoria: poesie
Indovinello
Accecati dall'invidia ai divini
Volemmo al tempo finire i confini
Come uno stanco e lento progresso
Per dare alla vita un magico senso.
Così dalle paure di finire
Ciò di cui non prevediamo la fine,
la maschera comune ci difende
con l'oblio e la paura latente.
Il perfetto comunicare umano
Ci dovrebbe assicurare il riscatto.
Mentre la morte impietosa che viene
Promette all'eterno un pasto esauriente.
E il costante suicidio di chi trova
Gli impedisce trovare risposta.
E tu, bambino ignaro del lamento
Così sorridi di fronte al tormento
Giochi spensierato con le paure.
Ti accontenti anche del poco tempo
Senza curarti dell'ordine intatto,
sorridendo guardi
la vita che hai dentro.
Federico E. D'Angelo Di Paola
segnalata da Federico E.D'Angelo Di Paola giovedì 17 gennaio 2008
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categoria: Poesie
vuoti
Vuoti di memoria sulla terra
Intensi , attimi, dimenticati
Nell’oblio dei ricordi
Vuoti di parole sulla terra
Improvvisi , lunghi, silenzi
Irrompono tra di noi
Vuoti di rabbia sulla terra
Felici, attimi, disincantati
Accarezzano i nostri sorrisi
occorrete gente che la corsa sta per iniziare
venite ad ammirare l’attrazione speciale
Salite sulla giostra della vita
Il vuoto illude il nulla di esistere
È uno spazio senza tempo
Un sospiro mai dimenticato
Un opera mai composta
Vuoti di follia sulla terra
Delicati pensieri vergini
Fuoriescono dalla nostra bocca
segnalata da Marciano C domenica 20 gennaio 2008
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categoria: poesie
Ondeggiano...
Ondeggiano
sui muri sapidi
le ombre della sera.
Ormai aspro
e tremante d’agonia
si distrugge il volto
l’ennesimo tramonto
sulla riva.
E cadono
raggi di stelle
avvolti nel silenzio,
dal monte,
sul sentiero.
Scivolano meste
rondinelle di cielo
verso il loro destino.
La sera ambigua
avanza alle spalle,
lo so,
resteranno sepolti
nell’oblio
i cuori delle mie fate.
Lo so,
ne canzoni
ne grida
mi consoleranno
mai
di questo inutile
mistero.
IO - tratto da la mia mente
segnalata da Raptor giovedì 8 maggio 2008
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categoria: Poesie
disperazione
danzano i folletti
in questa notte buia
cantano la disperazione
di un'uomo triste
volano le emozioni
in questo giorno oscuro
sogni passati
che rivivono in lui
occhi bagnati
per un sogno perso
una donna amata
un'oblio senza uscita
corre dietro a qualcosa
che gli fa male
ma non molla
ma lei non perde occasione
per ferirlo con oscure parole
folletti portate via
questa disperazione
danzate in questa ballata
di tenebre oscure
portate via questa vita di dolore
cancellate questo nome
dal mio cuore
sentite il rintocco
delle campane
sono campane di lutto
in quella bara e' sepolto
il cuore di un uomo
ballate ballate
questa ultima suonata funebre
segnalata da kontezero martedì 22 giugno 2004
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categoria: Poesie
“Io fui ciò che tu sei e tu sarai ciò che io sono!
Io risiedo in cimiteri solitari,
in sepolcri pieni d'ossa e senza suono.
Il tuo cuore adesso attraversa un tunnel d’oblio:
come naufragando in una tempesta tuonante,
come annegando in un mare senza limiti,
come cadendo dalla pelle all'anima.
Vi sono cadaveri nella fredda terra,
v'è la morte ove risiede il silenzio,
quindi non rimanere muto
urla, piangi e disperati
scrivi la storia con il tuo sangue.
La fine è simile all’apatia,
la morte invece a un suono puro,
a un latrato senza cane,
che forse viene da campane.
Essa cresce fradicia nelle tombe,
come un viso rigato dal pianto
come la terra bagnata dalla pioggia.
Io da solo vedo bare
a vela salpare
con pallidi defunti, con donne dai capelli morti,
con giovani pensose sposate con grassi notai.
Esse sono navi luride risalenti il verticale fiume dei morti,
trasportati inesorabilmente dalla livida corrente,
sempre più addentro nell’Ade.
segnalata da andrea rossi venerdì 5 ottobre 2007
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categoria: Poesie
Vagavo
Vagavo, una sera
perso nella nebbia
lontano…troppo lontano da te
per un istante vidi il tuo volto
in un istante meraviglioso mi apparve
Cupi pensieri erano allora i miei padroni
ed io, prigioniero senza speranza
solo quell'oblio imploravo
che infine mi liberasse
Tornavi sempre nei miei sogni
ti vedevo, ti perdevo
ogni crudele mattino
malignamente mi sbeffeggiava
Ricordandomi chi ero
ricordandomi dov'ero
e i miei odiosi padroni
ricominciavano a torturarmi
Ora, dolce sogno,
sono tornato…
e sarò qui davanti a te
non vedo nebbia
ne abominevoli aguzzini
Ho chiuso gli occhi e li ho riaperti
e dolce amore
sei ancora qui con me
no, non scomparirai
E adesso vago sui sentieri
del sogno e dell'amore
non più pensieri cupi
solo la bellezza dei tuoi occhi...
segnalata da Vallant giovedì 14 gennaio 2010
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categoria: Poesie
UCCISO IL PESCATORE
HANNO UCCISO IL PESCATORE
Hanno ucciso il pescatore
che solcava le onde del mare
solcate da Ernest Emingway,
mentre tornava alla sua famiglia,
a notte fonda pregno di impegno civico.
I novelli saraceni,
contemporanei pirati
della Costa del Cilento,
autori di misfatti paesaggistici,
avidi divoratori del verde della terra
e dell’azzurro del mare,
nel grigiore di sete di denaro
spremuto dal sangue degli onesti,
hanno ammutolito con la morte
il novello Carlo Pisacane.
Anche San Francesco dal suo scoglio
da dove predicò ai pesci
bagna il mare con le sue lagrime.
Domani tornerà il silenzio
e se ne andrà con la barca dell’oblio.
Solo la voce del poeta,
- anche se senza lettori -
declamerà l’ultimo requiem.
Catello Nastro
AnonimoCatello Nastro - tratto da Versi Avversi
segnalata da Catello Nastro sabato 9 ottobre 2010
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categoria: Poesie
in morte di un poeta
Quando sara' notte
e un refolo di vento
soffiera' via la fiamma
di questa candela,
sorridero' al silenzio
e m' inchinero' alla tenebra
perche' sereno
prendero' il mare aperto del tempo.
Cosi' salpando verso remote isole
lasciando al porto il penoso onere dell' attesa
dedichero' ai miei scalmi la danza dei gabbiani
issando altrove i remi di un’ impassibile oblio
In amaro ostaggio di parole senza piu' ali
e sanguinari proclami
si levera' infine una voce
a cantare l' eco dell' immortale pietra
"Malgrado radici aggrappate agli abissi,
ad ogni passo strappandomi il cuore,
da Titano intrapresi
il cammino degli uomini.
Poesia furono le mie altezze;
all' indifferenza del cielo
risposi con l' insolenza delle nuvole”
segnalata da Sara giovedì 29 agosto 2019
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categoria: Poesie
PROFUMO DI CASTAGNE
profumo di castagne arrostite
sul crepitio delle fiamme del camino
brillante nel semibuio, tra la tenue luce
che entra dai vetri di un pomeriggio
piovoso e nebbioso di novembre.
Il chiarore sembra fuggire veloce
come le nostre vite terrene,
momenti, attimi, istanti, che passano
senza che ce ne accorgiamo, perchè
noi ci sentiamo sempre gli stessi di sempre,
mentre viaggiamo verso una eternità sconosciuta,
con un fascino misterioso e infinito.
Ogni nuovo autunno, ci costringe a meditare
nell'oblio delle foglie che cadono,
nella silenziosa ambiguità dei colori sgargianti,
della natura che cambia.
Essenza di castagne che ricorda
la nostra infanzia accanto ai nostri cari
che non ci sono piu.
Sensazione, grazia, incanto di un tempo lontano
come attimo fuggente di luce prima della notte,
come momento brillante di un tempo che fù,
come emozione che avvinghia il cuore
riempiendoci di calore e amore.
segnalata da DANIELA CESTA venerdì 20 novembre 2020
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categoria: Poesie
Cuore Mio
Cuore Mio
Cuore mio tu quanto hai
ancora da soffrire?
Ne avrai ancora di tempo,
tempo che giungerà
lento e giudice
col suo sguardo fisso e freddo,
contando tutte le tue lacrime!
Piangi nella consapevolezza
che non si guarisce mai
dal profondo dolore,
poiché non ha fondali.
Piangi perché hai
quel sentimento incompreso!
Abbandonato nel lenzuolo
tinto di duolo e unto di tribolo,
sei avvolto nelle sue perle
non sagge e confortevoli
che assillano il tuo cuor affranto.
Se puoi ascoltali
ma non accettarli,
per sentirli nell'essere
infierire contro il cuor ammalato. Oh cuor malato,
non si è mai convalescenti
dalla sua essenza amara
mentre muta nelle sue forme
più originali per far male dentro.
Povero cuor mio rialzati dall'oblio
e da quel che ha in serbo per te, ma vivilo, vivilo ma con dignità!
segnalata da Laura Lapietra domenica 27 febbraio 2022
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categoria: Poesie
Acre Guerra
Acre Guerra
Si erge austera e inflessibile l'acre guerra
col suo scettro di morte
in mano superba
e il suo urlo furente contro
nazioni da conquistare,
frantumando i frutti
del sudore e operato altrui!
Oh guerra se solo i tuoi
carri armati sparassero
sui palazzi e sulle case
non più colpi d'orrore
nelle impietose esplosioni
di morte e terrore, ma solo
e solamente petali di fiori multicolori in un effluvio
di puro gaudio e giubilo diverrebbe un gran campo
di allegria sul selciato dimenticato dall'oblio!
O se soltanto i tuoi missili intrisi di sangue innocente non seminassero più
semi di stragi folli inaudite,
ma si tramutassero in fuochi d'artificio a festa
il cielo si ricolmerebbe
di esplosioni di emozioni scintillanti in quei
coriandoli di luce
per i nostri occhi non spenti
dal tuo pugno di fuoco!
Se soltanto o guerra
i tuoi soldati non fossero più tuoi burattini programmati
al male del potere ma fossero bianche colombe
portatori di parole di pace cinte d'amore avremmo
più sorelle e fratelli
da abbracciare,
a cui inarcare sorrisi sinceri!
Guerra, guerra antica
quanto presente ancora oggi, se solo ti spogliassi
dalle tue tetre vesti fatte
di acre atro che ottenebra
le tue vie sin dai tempi
dei nostri avi,
non propineresti più il veleno delle tue macerie
sui nostri morti,
non esisteresti più nei libri delle nostre vite,
non piangeremmo più
l'amaro della tua pazzia!
Ma respireremmo solo
e solamente
la pace del cuore
la pace nel mondo!
segnalata da Laura Lapietra giovedì 10 marzo 2022
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categoria: Poesie
Ti Attendo
Ti Attendo
Ti attendo, o dolce speme,
ti attendo disincantata
nel fondo buio,
tra le briciole
delle reminiscenze,
dove una volta, tinta di pace,
eri gemma splendente
ad agghindare i miei giorni
in fiore, con gli olezzi
dei tuoi sorrisi inarcati
con clemenza per me.
Ti attendo, non saprai mai
quanto io ti attendo
ai bordi dell'oblio,
tra le lacrime che
come caterve si originano
come stelle cadenti,
a farmi sperare la felicità
or celata in qualche angolo di un incanto smarrito
nel flusso della mia vita!
Ti attendo o dolce
e anelata speme,
come un raggio di sole
tra nemici nembi
che ilare accarezza
e scalda l’anima mia
spenta alla realtà,
Oh, ti prego mia speme
come una farfalla senza ali
che io possa giuliva
volare finalmente felice,
oltre l'arcobaleno dopo
la furia della tempesta,
lascia che nel cuore
tu come regina rinasca,
affinché nella tua luce
dalla torbida tomba
della disperazione,
io sia salvata per mezzo tuo.
Laura Lapietra ©
segnalata da Laura Lapietra martedì 16 aprile 2024
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categoria: Poesie
Melanconia Pioggia
Melanconica Pioggia
Nel giorno cupo
la pioggia forte scroscia,
tra le strade deserte
e i vetri oscuri.
Un'anima solitaria soffre,
nel suo cuore solo ombre!
Sotto il cielo grigio,
triste patema!
Gocce come lacrime
dal cielo cadono,
come pensieri affranti
che nel cuore affondano,
e il freddo umido nell'animo
si aggrovigliata nei respiri.
E l'ombra della solitudine
si espande come bomba d'acqua.
L' anima si fa lago,
ristagna il dolore,
soffre supplizio,
si arrende all'oblio!
Tra i riflessi d'argento
dell'acqua che scorre,
è la melanconia
che avvolge come un velo,
nella pioggia che ancora cade
senza un compenso.
Ma allo schiarire dei nembi,
una stella di sera brilla,
guidando il cammino
con dolcezza e scintilla,
a rischiarare speranze,
in un nuovo giorno sereno,
ove ogni palpito di vita
sia essenza d'amore
nella calda gioia di sapersi amare.
Laura Lapietra
segnalata da Laura Lapietra giovedì 16 maggio 2024
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categoria: Poesie
Un Padre
Quando un Padre muore
il tuo cuore scoppia,
non hai più parole.
Ti senti inerme e svuotato dentro,
il filing che ti univa
si recide in un momento.
Lui che ti ha protetto sempre dalle insidie quotidiane,
ora ti costringe ad affrontarle tutte...
anche quelle più dolorose e strane.
Se sei cresciuto, fai finta di accettare questo evento naturale,
ma poi, quando sei solo con te stesso, provi tanto male.
Hai dentro un buco nero e profondo,
che non si riempirà mai del tutto...
neanche se ti aggrapperai alle gioie del mondo.
Non potrai più parlargli o farci questione,
non vedrai più il suo sguardo allegro
o i suoi muscoli in tensione.
Non ti urlerà più:- Falla finita!
Ma ti farà venir voglia di seguirlo nell'altra vita.
Un Padre che se ne va per sempre,
è un tarlo che hai nel cervello,
un tarlo che pian piano ti rosicchia la mente.
Andrai avanti aggrappandoti ad altri affetti,
ad altre emozioni,
ma lui sarà sempre dentro di te
a controllare le tue travolgenti passioni.
Vorrai sognarlo e vedere il suo viso ogni giorno della vita,
ma lui per non farti soffrire si nasconderà...
e tu berrai una dose d'oblio,
per ricominciare la giornata in salita.
Un Padre è una figura strana ed affascinante,
quando ce l'hai, lo accusi sempre...
quando lo perderai non potrai che camminare con le tue sole gambe.
Ed allora recandoti a trovarlo in una tomba bianca,
dentro di te avrai voglia di urlare...
ti sentirai solo e stanco.
segnalata da Vallant giovedì 14 gennaio 2010
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categoria: Poesie
Vaga lenta,nel suo immenso cammino,
la carovana di chi è solo
e beffeggiato dal destino.
Di chi dopo il più bel volo,
dalla più alta vetta,
cade giù nell’oscurità.
Vaga lenta,senza fretta,
col suo carico d’umiltà,
col suo carico di tristezza,
che tormenta chi viaggia,
riempie il cuor d’amarezza
e gioia infrange come onda sulla spiaggia.
Vaga lenta,senza sosta,
senza guida,senza destinazione,
sempre in cerca di un passeggero.
Vaga lenta,ma mai frena
E di anime come la mia…
…ne è sempre piena.
E poi,per della sorte ironia,
chi sale non scende mai,
non conosce la sua fermata.
Scendi solo quando lei
cinica come non mai,
stanca di te,ti abbandona
in mezzo alle strade dell’oblio.
E se non sei ancor perito,
non esser grato di tal dono…
…tanto tornerai a cercarla,
guidato da malinconici pensieri.
E la troverai sempre lì
ad aspettarti,sempre lenta
nel suo percorso infinito.
E vi troverai tutti lì,prima o poi,
perché questa è la carovana della vita.
segnalata da powerzot giovedì 28 giugno 2007
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categoria: Poesie
Posso scrivere i versi più tristi questa notte (lei non è con me)
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Scrivere, ad esempio : La notte è stellata,
e tremolano, azzurri, gli astri in lontananza.
Il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Io l'amai , e a volte anche lei mi amò .
Nelle notti come questa la tenni tra le mie braccia.
La baciai tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi amò, a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
Pensare che non l'ho. Sentire che l'ho perduta.
Udire la notte immensa, più immensa senza lei.
E il verso cade sull'anima come sull'erba in rugiada.
Che importa che il mio amore non potesse conservarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
E' tutto. In lontananza qualcuno canta. In lontananza.
La mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca. Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.
Noi quelli di allora, più non siamo gli stessi.
Più non l'amo, è certo, ma quanto l'amai.
La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.
D'altro. Sarà d'altro. Come prima dei suoi baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro . I suoi occhi infiniti.
Più non l'amo, è certo, ma forse l'amo .
E' così breve l'amore, ed è sì lungo l'oblio.
Perché in notti come questa la tenni tra le mie braccia,
la mia anima non si rassegna ad averla perduta.
Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.
segnalata da Marco sabato 11 ottobre 2003
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categoria: Poesie
la cantina della sora Rosa.
Ei passo'
per quella cantina
fredda e buia.
E stappo' tutte le bottiglie
che poteva,
finche' l'oblio dell'ubriacatura,
non lo cinse tra le braccia di
Dionisio,
a cantar di malinconia.
Poi si assise su quella sedia di vimini
polverosa,
e si addormiede.
Era la cantina della sora Rosa
che al mattino quando lo troviede
barcollante,
gli fece sputare a mazzate
tutte le bottiglie che ingollato
avea nella notte brava.
Lui era Anselmo,
picaro e scontento,
sempre m'briaco di nostalgia.
Quando la sua Pina era andata via,
d'amor inappagato
era impazzito.
Allora andava per locande
a vino e lacrime bagnate,
e quando i soldi evea terminati,
fece il pirata per affogare
nell'alcol forte d'annata,
la sua nostagica mente
malata.
Perche' l'amore uccide
quanto la spada,
e la morte e' una lenta sensazione,
di aria che manca,
finche' i polmoni affogano
d'inedia.
Anselmo lo trovorno
nella cambusera una mattina.
Aveva un fiasco in mano,
e sulla faccia una smorfia
malandrina.
Era come se dicesse: "ti ho fregato
brutta befana!
Ora non potrai farmi piu' nulla.
Ho raggiunto la pace,
quella eterna.
co' un fiasco de vin.
Ora a te tocca...."
Occam
segnalata da occam lunedì 19 gennaio 2004
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categoria: Poesie
CHIARE FRESCHE E DOLCI ACQUE
Chiare fresche e dolci acque
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo, ove piacque,
(con sospir mi rimembra)
a lei di fare al bel fianco colonna;
erba e fior che la gonna
leggiadra ricoverse con l'angelico seno;
aere sacro sereno
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse:
date udienza insieme
a le dolenti mie parole estreme.
S'egli è pur mio destino,
e 'l cielo in ciò s'adopra,
ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda,
qualche grazia il meschino
corpo fra voi ricopra,
e torni l'alma al proprio albergo ignuda;
la morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo,
ché lo spirito lasso
non poria mai più riposato porto
né in più tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata e l'ossa.
Tempo verrà ancor forse
ch'a l'usato soggiorno
torni la fera bella e mansueta,
e là 'v'ella mi scorse
nel benedetto giorno,
volga la vista disiosa e lieta,
cercandomi; ed o pietà!
già terra infra le pietre
vedendo, Amor l'inspiri
in guisa che sospiri
sì dolcemente che mercé m'impetre,
e faccia forza al cielo
asciugandosi gli occhi col bel velo.
Da' be' rami scendea,
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior sovra 'l suo grembo;
ed ella si sedea
umile in tanta gloria,
coverta già de l'amoroso nembo;
qual fior cadea sul lembo,
qual su le treccie bionde,
ch'oro forbito e perle
eran quel dì a vederle;
qual si posava in terra e qual su l'onde,
qual con un vago errore
girando perea dir: "Qui regna Amore".
Quante volte diss'io
allor pien di spavento:
"Costei per fermo nacque in paradiso!".
Così carco d'oblio
il divin portamento
e 'l volto e le parole e'l dolce riso
m'aveano, e sì diviso
da l'imagine vera,
ch'i' dicea sospirando:
"Qui come venn'io o quando?"
credendo esser in ciel, non là dov'era.
Da indi in qua mi piace
quest'erba sì ch'altrove non ho pace.
segnalata da basilicom martedì 13 aprile 2004
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categoria: Poesie
Respiri
Respiri
Fioca tremula etra in cuore
sei germe regresso
nel tuo accennato chetarti,
ti sottrai dalle mie narici
a piccoli dosi
e in piccole dosi adagi
fronzoli schegge di paturnie
in bagliori di stizza
sull'erba sciatta
dell'anima mia,
come stelle cadute
arse di sogni in fiore
nel balsamo della giocondità
che ansimano chiarori d'albe
in quei miei respiri
appesi a filaccia
consunta d'amore!
Possa io respirare
nuove stagioni
a pieni polmoni
senza velata morte!
Possa io bagnarmi
il viso di lacrime di luce. Possa io essere
un flusso di vita rigenerato.
Il kalipè veste di speme
e avanza verso le cime
più alte della mia anima
quelle liete aspettative
che sorridono al sole alto.
Amo quei stormi di pennuti
assomigliano a gocce
di coriandoli dispersi
nel loro canto antico,
alleviano grezzi torpori
inermi della stracca
mia nuda essenza
in sospiri tonfi
nel mar dell'oblio!
Possa io lesta riabbracciarmi
ritemprata in germogli d'aliti
con ali boreali
turgidi di verde fiducia
protese in quel destino
che or il suo sguardo amico
dissimula meticolosamente,
inabissandomi nello sconforto dei respiri sospesi
tra il sudore dell'inferno
e il refrigerio del paradiso.
©Laura Lapietra
segnalata da Laura Lapietra martedì 28 giugno 2022
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categoria: Poesie
Mar Dell'Oblio
Oh mio orizzonte d'oceano
increspate e danzanti onde
son le tue schiume sepolte
nelle tue viscere.
Sei scompigliato tappeto
in andirivieni intessuto di seta
dall'alchimia dei fugaci venti,
e le tue mire si svelano
meraviglie nell'incredibile
tra la procella che scuote
le vele innocenti con ira,
la tua energia selvaggia
romba in oscuri crescendi
orchestra in tempesta
di fulmini e lampi tra nembi
in caterve di pioggia.
Oh mia battaglia dei cieli!
La luce languente si posa
sui freddi scogli
e sulla tua pelle, o mare mio,
come perlacee gemme
sparse come stelle cadenti,
sfiorandomi il viso.
E mentre io intensamente
ti penso, oh amor mio,
che oltre l'immenso azzurro
batte il tuo respiro,
rapita da questi frangenti
che s'infrangono
sul mio destino mugghiante,
affronto affranta
questa triste ballata dei sensi!
Fanno coro piccoli gabbiani
che impazienti risuonano
sinfonie nel reticolo dell'aria,
ancestrale lamento di sete
di pace di bel tempo,
mesto al mio laconico pianto.
Migrano lontano i miei sogni
verso quei rugghi silvestri
che alle mie spalle emettono
trilli disperati e contrastanti,
giungla interiore vittima
di violenza del soffrire
l'amore della vita,
che soffia via nell'impeto
di questa perturbazione
che percuote la mia anima.
Oh mio nubifragio del cuore!
Dio Giove ha scagliato
la sua furia in me,
piccola anima ora naufraga
nel mar dell'oblio.
©Laura Lapietra
segnalata da Laura Lapietra lunedì 11 settembre 2023
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