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categoria: poesie
MARIA
Maria piccola e semplice ragazza,
giovane ebrea ultima figlia
di Gioacchino e Anna, genitori avanti con gli anni,
io penso che, era una bambina straordinaria,
con una dolcezza infinita, forse Dio ha creato
le bellezze della terra e dell'universo,
per rendere omaggio a questa creatura immacolata,
giglio della santa Trinità. Dio ha amato questo pensiero,
solo per lei, Maria nella culla brillava come le stelle,
gli angeli cantavano dolci ninne nanne, per non farla piangere
e il raggio della luna oltrepassava la piccola finestra,
raggiungeva i suoi piccoli occhi, rendendoli astri luminosi di bontà,
la piccola Maria con una madre anziana, imparò a fare
tutte le cose da sola, aiutava sua madre e suo padre,
ma presto capì l'importanza di Dio nel suo cuore,
durante il giorno, seduta sotto un albero,
o alla luce del tramonto, pregava molto il suo Signore,
innocente e pura, circondata dai cherubini e serafini,
e per la prima volta a quattordici anni, incontrò
lo sguardo di un giovane, di qualche anno più di lei,
il suo destino divino era arrivato...
il volto di Maria era pieno, della Grazia potente, del suo creatore.
segnalata da daniela cesta sabato 28 novembre 2015
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categoria: Poesie
Gli alberi
ascolto i sussurri degli alberi
il loro sonno invernale
è quasi finito, onde sonore
appena percettibili,
sussurri che passano sotto le nuvole
tra cielo e terra in tutta la foresta
con angeli invisibili sorridenti
nel tramonto silenzioso.
Speranza dell'amore sono gli alberi
maestosi, potenti, misteriosi
vogliono raggiungere il cielo azzurro
per adorare Dio, che li creò,
sottomessi all'uomo, pilastri verdi della terra
sono la nostra vita, senza di loro moriremmo tutti,
sono la poesia di Dio,
usciti dal suo cuore,
tra i suoi rami verdi di primavera
voglio ubriacarmi di ossigeno,
enzimi energici, vigorosi che donano
benessere, floridezza al corpo e alla mente
chi abbraccia un albero in cambio avrà
la sua possente vitalità, efficienza
consapevolezza, nel capire che cosa sono
questi giganti pieni di amore incondizionato.
segnalata da daniela cesta mercoledì 4 marzo 2020
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categoria: Poesie
tempo di virus
che strano tempo attanagliati
dalla morsa di un mostro
che oscura i nostri polmoni
e non ci fa respirare.
prigionieri in casa per difenderci
in una strana primavera
tra il sole, la pioggia e la neve
in un silenzio assordante, dal sapore di morte
migliaia e migliaia di persone
che non sono piu di questa umanità
all'improvviso è piombato su tutti noi
un killer lacerando la nostra vita.
Non ci sono farmaci ne un vaccino che
neutralizza il male, non ci resta che pregare
chiedendo aiuto al Signore, mentre il battito
del nostro cuore aumenta per la paura.
Abbiamo grandi timori e ci domandiamo
"perchè è successo?" una tragedia che
ha trascinato i popoli in un tunnel
dove ancor non si vede la luce.
Che ne sarà di noi? Dei nostri figli
dei nostri nipoti, del futuro e del mondo che verrà.
Di una cosa sono sicura, la natura sopravviverà
e vincerà nella sua sgargiante bellezza
Il creato è stato voluto dal Creatore
l'umanità lo ha violato.
segnalata da DANIELA CESTA sabato 28 marzo 2020
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categoria: Poesie
Febbraio
Febbraio è il mese
più corto dell'anno.
I paesaggi sono ancora freddi
e spogli mentre il sole
in cielo ha una luce
e un calore che accende
la vita.
A breve piante e animali
sì prepareranno al risveglio.
È anche il mese più allegro,
porta con sé il carnevale.
Ogni città è invasa
da maschere e coriandoli,
luci e colori che creano
un'atmosfera unica.
Sì festeggia il giorno
di San Valentino festa
degli innamorati
e dell'amore.
Un sentimento unico
e nobile, fusione
di tenerezza, baci
e coccole che uniscono
due cuori in una sola
anima.
segnalata da Ilari Luigia lunedì 22 gennaio 2024
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categoria: Poesie
Rimpianto.
Dolce amore mio
già lontano,
anzi, forse...
perduto per sempre!
Tu eri mia,
nuda
irresistibilmente,
con l'emozione
di non dovere
mai perdere
questo Amore.
Invece...
io t'ho straziata!
Ed ora piango
la tua assenza,
con il rantolo
di un condannato
senza speranza.
Come
dimenticare
lo splendore
dei tuoi occhi,
o la meraviglia
di creare
un giorno nuovo
in Te?
Perché tutto
è svanito,
o non è mai
esistito...
se non nel Sogno,
o nell'Illusione
di poter chiedere
ancora
la sincerità
all'Amore...!?
Non sopporto
il silenzio,
e nemmeno
il castigo.
Anna,
se devi lasciarmi,
fallo, con un bacio...
infinito!
segnalata da FernyMax domenica 1 dicembre 2002
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categoria: Poesie
La mia unica Lei
La mia donna non è di questo mondo...
La mia Lei ha la mia anima nel sangue.
Ed io la sua... al di là di queste ombre
siamo l'un per l'altra solamente luce!
Soltanto ora la riconoscerei fra mille,
perché ho sofferto per la sua mancanza...
Ho amato tante donne nel frattempo
e anch'io da loro sono stato amato,
ma no allo scopo, che Dio le aveva dato
di starmi accanto, perché le stessi accanto.
La mia Lei non l'ho ancora conosciuta...
ne ho avute tante, ma come Lei nessuna.
E aspetto, aspetto in tutti i chiari di luna
che il mio Angelo si presenti immacolato
dopo un volo digradante dalle stelle...
e mi si posi a carezzar la pelle, il fiato
e il pigolìo di un cuore lancinato,
che invoca il Paradiso a noi creato...
Ma non m'importa ora Lei con chi sia,
con chi abbia condiviso questa vita...
La nostra vita è oltre mille anagrafi
ed oltre questo tempo così ingrato...
Non contano i suoi uomini, o i suoi figli,
le proprietà, o i suoi titoli di studio...
Conta invece che al di là di queste vite
ci ritroviamo tutt'e due nell'Assoluto...
In questa fede m'addormento la notte.
So che possiamo rinascere assieme,
riappartenerci l'un l'altra come è stato
quando ci conoscevamo già in passato,
perchè la Storia delle nostre anime
innamorate non debba aver mai fine.
Siamo le due metà di una stessa vita
e il nostro Amore oltre ogni vita vivrà...
Così è scritto, Amor mio... e così sarà!
FernyMax - tratto da una fantasia sotto il cielo stellato
segnalata da FernyMax giovedì 18 maggio 2006
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categoria: Poesie
La realtà dei sogni
Introduzione: E se la realtà fossero i sogni?
Ho conti in sospeso con mezzo mondo, poco a poco, in quel breve tempo che ho a disposizione risolvo problemi che mi tormentano da anni: mi immergo nel sogno che ho sempre sognato e risolvo tutto…
Che il mio sforzo non sia invano,
notte dopo notte ti cerco per
incontrarti un'altra volta
Dove sei?
Tu, che hai il potere
di creare sensazioni artificiali
in ambienti surreali
Cos’è?
Provo un emozione unica:
calore, attrazione, una leggera brezza
mi accarezza, qualcosa si avvicina,
mi fa sentir vivo….Ah!
Scusa, non ti ho visto passare.
Eccoti finalmente, benvenuta nel mio giardino,
sei più emozionante che nella realtà,
questo non è un sogno, è la mia visione:
ti vedo ad occhi chiusi
e mi ostino a non aprirli.
Ora devo andare, devo attenermi alle regole,
questa magia, sorseggiamola affinché
duri il più possibile,
memorizzo più che posso
per non dimenticare al mio risvegliar.
Ora, che ti vedo ad occhi aperti,
non è più la stessa cosa…
Ma come, non ricordi? C’eri anche tu…
Ci siamo conosciuti,
ma forse non ricorderai e,
anche se non ti interesso,
posso contare su di te
perché potrò rivederti
ogniqualvolta lo desidero
nei miei sogni più segreti.
Traditrice, questa notte,
vedrai,
te la farò pagare.
segnalata da purafollia sabato 2 settembre 2006
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categoria: poesie
Piccolo Uomo
Non so se sia fortuna o iella
ma hai visto la luce
in questo mondo a tinte cupe.
I tuoi, finora, hanno scansato spesso la dea bendata,
ma tu li aiuterai a riconsiderare il mondo.
Gente onesta, semplice, capace di tanto,
di dare più che di ricevere.
Paiono ingenui, e forse talvolta lo sono, ma di sicuro schietti,
trasparenti come l'acqua di fonte,
abituati a sopportare le angherie del vivere,
ma felici nel godere il bene che si vogliono.
Non sono più ragazzi e, in un sussulto di amore,
ti hanno generato, convinti e consapevoli del miracolo che andavano creando.
E così è stato, e si vede.
Pronti a cullarti e proteggerti,
fin d'ora rappresenti il faro per il marinaio nella nebbia,
lo spiraglio di luce nelle tenebre di una grotta.
Con te si risveglieranno le emozioni del vivere quotidiano,
imporrai nuove scosse irridendo la monotonia, e ritmi finora sconosciuti.
Un augurio a te, piccolo uomo,
che tu possa diventare degno figlio di tali genitori,
tenendo fede a quanto ti verrà insegnato,
ma non dimenticare,
l'importante è la stima in sé stessi e in chi ti sta intorno,
professando onestà e modestia.
Voglio sperare, per il tuo bene, che il cuoricino dentro di te
sia un clone di quello di babbo e mamma.
Per il giorno che ti aspetta a breve
aspettati confusione, complimenti a iosa, risate e tante,tante parole,
ma non ci badare, è normale, non saremmo umani.
Tu pensa solo a puppare, per ora, e crescere sano e forte.
Avrai tempo per imparare a dimenarti in questo pazzo mondo,
e con l’aiuto della tua buona stella saprai riconoscere il giusto e lo sbagliato,
il bello e il brutto, il bianco e il nero,
ma dammi retta
tieni un angolo del tuo cuore disposto ad accettare anche il grigio.
Che tu possa diventare umile, tollerante e generoso come tuo padre
e gentile, educato e disponibile come tua madre.
Nonostante tutto sono straordinari
e il loro pupo non potrà certo essere da meno.
bigbruno - tratto da Pensieri
segnalata da bigbruno domenica 10 giugno 2007
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categoria: aforismi » amore » bacio
lungo viali di stelle nel cosmo del cuore
sopiti richiami ancestrali mi scossero tumultuosi
illusioni di certezze inossidabili erano già alla porta
mentre la ragione invocava tranquillizzanti banalità.
intuii nel silenzio dell'anima, nelle corde più intime dell'io
quel richiamo....
raziocinio volgare che mi tolse ogni sfumatura di colore
ridusse tutto all'apatico fluttuare costante di bianco e di nero
eppur qualcosa prepotentemente insita in ogni cosmo umano
mi risvegliò come furia degli elementi
ed esigente si insinuò in ogni anfratto,
in ogni piccolo attimo, nel mio piccolo universo.
giunto come meteorite messaggero di distruzione
su un indomito destriero come colpo di spugna annientò ogni difesa
lungo viali di stelle passò un guerriero e in frazione inesistente di tempo
fu stravolto il mio vecchio mondo
come turbine inafferrabile ruotò la realtà di una falsa perfezione
e scosse implacabili crearono il caos
a tale spettacolo di vita e principio archetipo
si sedette la mia anima e ammirò....
e all'improvviso come foglia d'autunno
le si chiusero gli occhi e i pensieri
e vortice di vita afferrò ciò che era restato della razionalità
imbrigliata in quello straordinario stravolgimento
che a tutte le certezze fece eco col cuore...
assaporò una lacrima come goccia di sole
e come schiaffo in pieno viso tutto passò inesorabile
ma al risveglio era meravigliosamente e ardentemente
luce e amore!
nuova vita, nuova anima, nuovo cuore
un pianeta che tu mi hai mostrato
io sono vita, la tua e la mia vita
segnalata da deneb venerdì 16 gennaio 2009
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categoria: poesie
Quanta vita
Quanta vita mi hai preso,
quanti giorni vissuti nell'assurdo,
quante notti insonni e minacciose,
quanti suoni martellanti
e parole versate addosso
come piene di fiumi violenti.
Raffiche di parole orribili
per ricordarmi che eri sempre lì,
che mai avresti mollato,
anche a costo di vedermi morire,
vedermi morire dentro
o morire del tutto.
Io che mi sento
e sempre mi sono sentita
come albero dritto e fiero,
che si fa spezzare dalla tormenta
ma non si china al suolo.
No, non mi chino alla tua furia,
alla tua volontà pazza e meschina,
preferisco ferirmi e spezzarmi.
E questo ti accresce ancor di più
la rabbia e l'ostinazione di volere
qualcosa che non ti è dovuto,
e ancor meno ti è dovuto quel rispetto
di cui tanto vorresti riempirti.
Non hai dignità di persona,
strisciante sei, come verde serpe,
preda di mostruosità di pensieri
che creano violenze e soprusi,
un agire cieco, sordo, folle...
Quanta vita mi hai tolto,
quanti segreti rubati e mortificati,
quante pressanti minacce, e ricatti,
quanti bui momenti e giornate buttate,
tutta vita percossa, sprecata.
Un abisso, sì, un abisso,
si schiuda improvviso sotto il tuo passo.
Quanta vita mi hai preso...
e quanta ancora potrai?
segnalata da RitaS domenica 27 dicembre 2009
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categoria: poesie
Viaggio
Ho cavalcato la sera, soave,
verso un richiamo di luce
per le parole già dette
e per quelle che sono nell'aria.
E' l'aria che assorbe i colori,
io la respiro... come una brezza
in un giorno stagnante,
carezza sul collo,
gaio sollievo sulla mia pelle.
Rincorro l'arcobaleno,
sfuggente fantasma notturno,
con l'indaco intenso e sublime
che abbaglia i miei occhi rapiti.
E, ancora, l'oceano immenso
a regalarmi le onde,
acqua che vive, che pulsa,
che inonda e poi affonda...
le onde, e correnti infinite
che spingono i sogni
al di là del respiro.
Le mani che creano, tese,
morbide pieghe,
dove riporre i segreti,
velluti soavi e suadenti,
tessuti di trame sottili e possenti.
Si librano in volo le mani...
e foggiano, ancora,
impavidi gesti e densa poesia.
Raccolgo opaline conchiglie
con l'eco dei grandi misteri,
suoni incantati, note vibranti,
e collane di gemme pregiate
...forti riflessi dai vivi colori.
Mi perdo e mi trovo,
al di là dei vasti confini,
oltre ogni stagione,
ogni giorno qualunque,
e cerco le orme leggere,
i segni lasciati al suo passo
da splendida e indomita fiera.
segnalata da RitaS domenica 27 dicembre 2009
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categoria: Poesie
Tu, sei la mia poesia
Istanti, che ci tengono
spesso distanti,
in mente mia
riaffiora
la tua immagine,
come miraggio,
in astinenza di te,
il mio cuore
dimenticarti
non ha coraggio.
Versi inutili,
scritti per te,
gridano per riaverti.
Di te parlano,
mentre li scrivo,
alla mia anima,
e nel rileggerli,
come acido, l'inchiostro
in essa penetra,
procurandomi
solo dolore e sofferenza.
In te, avevo riposto,
amore e ispirazione,
che più non trovo,
istanti ormai svaniti,
su bianchi fogli,
solo da lacrime
inumiditi.
Nostalgia
vorrei provare,
di ricordi non vissuti,
di una poesia,
creata per me,
dai versi
dolci e belli,
dall'inizio a fine
in modo sublime.
tu.
Antonio de Lieto Vollaro - tratto da 3 raccolta di poesie
segnalata da wolf23 lunedì 21 marzo 2011
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categoria: Poesie
La zoria virgina e la jaddina
LA ZORIA VIRGINA E LA JADDINA
Era usanza, ne li tiempi antichi,
aroppa la primma notte re li sposi,
appenne lu lenzulo janco
annanti a lu balcone re la casa,
cu’ a lu centro re lu llino,
‘na bedda macchia rosa.
Era la mamma re la zita,
pe’ affà vvedé ca’ la figghia
sova grazzie a edda era arrivata
nnanti all’artare re’ la chiesa
virginedda e ancora ‘libata.
Lu’ lenzulo cu’ la macchia
a lu centro rossa re sango,
l’aviano verè la matina tutte quante,
cumm’esempio all’autri zuriedde,
ca’ primma re arrivà ra’ lu preveto,
n’aviano tuccà lu maneco re lu mbreddo.
Ma si la sposa già l’avìa ‘ngingata,
e primma re lu matrimonio
già a quarcuno l’avìa rata,
s’acceria ‘na vecchia jaddina,
e lu sango suovo stia appiso la matina.
A lu pranzo re li ziti se facia la vrora,
ca’ purtava figghi masculi alla bon’ora,
e si lu ninno nassìa primma ‘nu’ beddo matino,
la mamma e la gnora riciano a la chiazza
ca’ era la natura ca’ era sciuta pazza,
e si sulo aroppa sette misi era nato lu’ bambino,
vuleva sulamente significà ca’ era sittimino!!!
TRADUZIONE
Era consuetudine anticamente, nei paesini dell’alto Cilento, dopo la prima notte di matrimonio, appendere al balcone della camera da letto, il lenzuolo sporco di sangue della sposa vergine. A quel tempo arrivare alle nozze ancora “cumme l’avìa fatti la mamma” era quasi un obbligo oltre che un motivo di onore e di orgoglio per la famiglia della sposa. Quando la mamma della sposa veniva a conoscenza che la figlia non era più illibata, la mattina dopo la prima notte di nozze, avendo provveduto a sgozzare una gallina vecchia ( che da anche buon brodo ma che non faceva più le uova) cosparge il sangue al centro del lenzuolo, nel punto strategico, creando una macchia adeguata e di poi il lenzuolo viene esposto al balcone per l’intera giornata. Tutti dovevano sapere che la ragazza (zuriedda) era arrivata ancora vergine alle nozze, proprio come mamma l’aveva fatta. La gallina non veniva buttata, ma il giorno veniva usata per fare un buon brodo per la sposa. Tradizione voleva che il brodo di gallina propiziava alla sposa figli maschi, allora importanti per i lavori nei campi. E se il bambino nasceva due mesi prima? Era semplicemente nato settimino!!!
Catello Nastro - tratto da Poesie Cilentane
segnalata da Catello Nastro lunedì 4 aprile 2011
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categoria: Poesie
Cantico d'amore
Quando t'incontrai...fosti come il sole che sorse all'orizzonte!
La luce mi avvolse e inabissai in quell'oceano di chiarore,
tra quei flutti profumati capii l'essenza della mia vita. Così debole, così fragile.
Dove l'aquila forma il suo nido, il capriolo salta su rupi e precipizi,
nel ripido burrone solcato da un torrente spumoso
che scende leggero tra i sassi.
Il volto accarezzato dall'aria frizzante in quel dì così terso,
scosse l'animo da indistinta commozioni, profonde,durature,
aiutando il lume e la ragione nel distinguere il bene dal male.
Fosti come un vulcano in eruzione la lava mi raggiunse e fu salutare,
mi sfiorò il respiro e capii il significato di cibo e bevanda.
Un vago spavento trasparì in quella gioia.
Come un onda improvvisa del mare in burrasca
che coglie di sorpresa, mi trascinò con la sua forza
nel turbinio, rombando e spumeggiando verso riva.
Il canto dell'allodola salutò il nuovo giorno
mentre la luccicante brina scivolò lentamente,
come un vezzo, per strappare baci e carezze.
Un vento impetuoso scosse i rami delle quercie secolari e i faggi
gli occhi tuoi mi coprirono con la sua dorata e trasparente luce,
tra il mormorio del torrente nascosto nell'umbratile bosco romito.
Con sguardi d'amore e cantici di gioiarispecchiavi l'infinito firmamento.
Una grande e malinconica solitudine mi assalì, sforzò l'anima mia immergendola nella tua,
rivelò misteri e l'aprì ad aspirazioni sante.
Nel silenzio della notte ti chiamavo, rispondevi colmando il mio cuore di te.
Discreto e silenzioso, mi raccogliesti dal nulla.
E le gioie della creazione si riflessero come in una sorgente.
Il dolce tocco di una campana pareva scendere dall'alto, come un celeste prodigio abbracciò cielo e terra.
Mentre nell'empireo con festa solenne, gli angeli con tranquilla ebbrezza, contemplavano
l'ente supremo, che alitava su di loro la sua splendente intelligenza.
Quando tutto pare grave e misterioso è tenero osservare la neve che cade a larghe falde,
fiocchi candidi e puri, coprono ogni cosa, nascondendo i peccati di tutti.
Non senti più opprimere il cuore da una mano di ghiaccio.
Mio soccorso, mio rifugio, fascino dolce, penetrante, sfibrante,
più dell'incanto di un tramonto d'autunno, virtù eletta dello spirito,
immacolato velo che avvlge il creato: Jesus.
segnalata da Daniela cesta venerdì 28 ottobre 2011
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categoria: Poesie
bambini
io rabbrividisco
alle violenze di questo mondo,
questa terra alle volte è un inferno!
e tutto è dovuto alla
crudeltà dell'uomo,
avidità e lussuria
la principale causa,
questo nostro pianeta è
schiavo del denaro,
degli interessi finanziari,
tutto ruota intorno al Dio denaro.
ma, le azioni peggiori di
questo mondo sono
le torture inflitte ai bambini,
rapiti,
violentati,
massacrati,
usati per il sesso,
usati per il mercato
degli organi,
usati come schiavi sul lavoro,
i bambini che muoiono di fame,
bambini abbandonati che
nessuno cerca e vuole.
i BAMBINI.
Il paradiso appartiene ai bambini,
Dio ama i bambini perchè
il suo cuore è come
quello dei bambini.
Io sono sicura che la
pazienza di Dio è infinita,
ma, adesso è rimasta
molto poca.
Gloria a lui e all'universo che
ha creato.
segnalata da Daniela cesta martedì 2 ottobre 2012
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categoria: Poesie
Anima In Rinascita
Si innalzeranno
come colombe
gaie e gioconde
nel ciel del serafico
dopo la guerra
del tempo,
le nostre emozioni
di vittoria
sul nemico invisibile
dal volto senza indulgenza,
quando la speranza
di una nuova
rifioritura interiore
ci aizza
a spiccar in volo
per riconquistare
la vita.
Orsù prima
che la tua vita muoia,
ricorda di nascere
nei tuoi sogni
ogniqualvolta
il tuo cuore
crea le sue opere
sulla tela
della vita,
senza scordar mai
il peso del fardello
che in un eterno momento
imprigionando la libertà,
in realtà
la riformava
più audace di prima.
segnalata da Laura Lapietra martedì 16 marzo 2021
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categoria: Poesie
BOSCO AUTUNNALE
come è bella la solitudine
nel bosco autunnale, inimitabile
e stupefacente! Io l'amo,
il mio animo inquieto si acquieta
mentre ascolto il respiro della natura,
che si prepara al sonno profondo
dell'inverno che arriva.
Lo scoiattolo nasconde i suoi noccioli
dopo averli cosparsi della sua saliva
sotto terra, per poterli riconoscere,
ha una grande memoria e un
sorprendente olfatto, non morirà di fame.
Foreste irradiate d'oro, autunno silente
bellezza apparente, tra la foschia e
una pioggerella malinconica..
passeggiare nel bosco autunnale
è come poter leggere un antico passato
spirito pulsante del mondo,
nel cuore selvaggio della terra.
Paradiso di giorni contati, le
giovani aquile conquistano il cielo
nel mezzo di raffiche di vento,
non hanno paura delle future avversità.
Luoghi preziosi sotto questo
leggendario cielo, sottigliezze che
non sfuggono a chi ama osservare la natura.
Molte ricchezze vegetali sono andate
perdute con l'andar del tempo,
la causa è l'uomo e la deforestazione,
la grande ferita della terra!
In un tacito momento, posate i
vostri occhi su una montagna,
tutto diventa potente e commovente
crea pensieri positivi che partono dagli occhi
alla mente e raggiungono il cuore,
il sole scende dietro la cima lentamente
e tutta la natura si prepara al cielo notturno.
segnalata da DANIELA CESTA venerdì 18 novembre 2022
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categoria: Poesie
Autentico Letterato
Autentico Letterato
Un autentico letterato,
tesse parole come pregiati fili d’oro, imprimendo il suo ingegno
sulle nivee pagine del tempo,
creando, con rinvigorente acume, trame che sfociano dalla mente, riflettendo l’essenza stessa dell’esistenza, in tutte le sue epoche, vissuta con sapidità di cuore!
Ogni frase è un soffio di vita
che accarezza l’anima,
nel brivido che avvolge e travolge. Ogni metafora è un battito universale del cuore, pregno di raffinata sensibilità, che attraversa
la fantasia nella realtà.
Ogni storia è fragranza d’emozione nei sospiri di lacrime e sorrisi,
nei quadrivi che originano
nuovi intriganti grovigli da districare.
Il suo naturale bernoccolo
è un inestimabile diadema che,
come una gemma rara,
brilla di luce propria!
Ad un autentico letterato,
alcuna importanza pone
sotto ai riflettori del giudizio altrui,
il frutto della sua passione,
spesso ruvidamente offuscato
da ispidi occhi incapaci
di vedere oltre la superficie,
incapaci di tuffarsi nella profondità delle sue percezioni!
Il suo forbito stile
è un universo inesplorato,
un cosmo di significati
che attende solo di essere scoperto!
Valorizzare uno scrittore
significa riconoscere la sacralità
del suo atto creativo e baldanzoso,
in tutte le sue sfumature,
un gesto che approda
nel coraggio che sfida il tempo
e le convenzioni,
portando armoniosamente
alla luce, dolci lodi,
ornate verità fiorite, da celebrare, cogliendo bellezze nascoste
da esaltare e sfoggiare
con blando orgoglio,
quella avvincente miscellanea
da onorare con propensione.
Laura Lapietra ©
segnalata da Laura Lapietra lunedì 18 marzo 2024
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categoria: Poesie
IL CANTO DELL'ANTICO LAVATOIO
Nel cuore del paese, un tempo fu,
non sol fontana, ma magia che fluì.
Un lavatoio, dove l'acqua cantava,
e risa di donne, trame invisibili creava.
Non marmo lucido, né pietre preziose,
ma roccia antica, di storie copiose.
Levigata da mani, da secoli in poi,
testimone silente, di innumerevoli eroi.
Un grande bacino, sempre colmo e puro,
da bocca di pietra, un getto sicuro.
Forse un leone, o un pesce sornione,
l'acqua sorgiva, fresca emozione.
Limpida e chiara, come un sogno appena nato,
su lastre inclinate, un invito velato.
All'alba, quando la bruma si scioglieva,
il lavatoio in vita si volgeva.
Non solo panni, ma segreti svelati,
consigli e canti, nell'aria librati.
Profumo di sapone, d'erba bagnata,
una sinfonia di vita, mai dimenticata.
Donne coi volti al sole, e maniche alzate,
battevano i panni, ritmiche battute.
Un suono ipnotico, di sciabordii e colpi,
colonna sonora di giorni, non di pochi.
Qui madri alle figlie, i segreti svelavano,
nonne di tempi andati, narravano.
Amicizia fioriva, come gerani al sole,
tra gocce d'acqua, e limpide parole.
Il pomeriggio, un bacio sulle pietre,
splendeva il lavatoio, tra mille offerte.
Un luogo di quiete, in attesa del giorno,
un cuore pulsante, che faceva ritorno.
Non solo acqua, ma l'anima del luogo,
testimone di generazioni, in un eterno giuoco.
La fatica in comunità si mutava,
l'acqua semplice, poesia diventava.
Ogni goccia un frammento, un ricordo profondo,
di un tempo lontano, che vive nel mondo,
nei racconti sussurrati, nei cuori di chi,
ancora ricorda quel magico dì.
segnalata da daniela cesta venerdì 25 luglio 2025
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categoria: Frasi d'amore
La stanza buia
Una stanza buia,
un soffice tappeto,
due corpi mascherati
di notte fonda, si cercano.
Non c'è timore,
vergogna dell’attimo seguente.
Mai si vedrà l'emozione,
il rossore di un volto.
La vergogna è seppellita
sotto petali di rosa.
Si sentono, si cercano
in questa stanza
in cui la notte è di casa.
Si stringono e abbracciano
nel desiderio di ascoltare
le parole dei loro corpi.
Labbra giocherellone
si posano, s’incontrano.
Diventano delle rotaie
per delle amanti
che si cercano.
Delle amanti divertite,
scherzose, con tanta
voglia di giocare,
con tanto desiderio
di portare emozioni in dono.
Il nascondino, il salto,
gli strusci, sono i giochi
di cui vanno pazze.
Una gioia da condividere,
da rinnovare, ad ogni anniversario,
ora dopo ora.
Mani vagano su linee tonde,
colorate dal calore del cielo,
delicate e sensibili.
Sfiorano i confini,
per l'amore del rischio,
corrono al centro
di grandi piaceri,
di piccoli pericoli.
Alla ricerca di una fonte,
una sorgente, una picca di piacere,
profumata di cielo.
La libertà del buio,
senza spazi, senza limiti,
vivere ciò che non si vede,
creare quello che non c’è.
In quella stanza dai mille peccati
manca una parola sola: proibito.
C’è una sola regola: vola con le ali
della tua fantasia.
segnalata da Gianluca mercoledì 15 settembre 2004
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