Volevamo costruire assieme una casa bella e tutta nostra alta come un castello per guardare oltre i fiumi e i prati su boschi silenti.
Tutto volevamo disimparare ciò che era piccolo e brutto, volevamo decorare con canti di gioia vicinanze e lontananze, le corone di felicità nei capelli.
Ora ho costruito un castello su un'estrema e silenziosa altura; la mia nostalgia sta là e guarda fin alla noia, ed il giorno si fa grigio - principessa, dove sei rimasta?
Ora affido a tutti i venti i miei canti arditi. Loro devono cercarti e trovarti e svelarti il dolore di cui soffre il mio cuore.
Devono anche raccontarti di una seducente infinita felicità, devono baciarti e tormentarti e devono rubarti il sonno - principessa, quando tornerai?
Angelo mio sei caduto dal cielo e non hai più la forza di rialzarti. Non piangere, non sei solo. Ti aiuterò a ritrovare te stesso, la persona meravigliosa che eri tanto tempo fa. Ti aiuterò in questo lungo cammino, perchè ci sarò sempre per te. Ti farò riacquistare fiducia verso gli altri. Ma tu dovrai essere coraggioso. Angelo mio non arrenderti proprio ora. Questo calvario non è ancora finito, ma con la forza della nostra amicizia e con il nostro amore fraterno che ci unisce sconfiggeremo tutti questi incubi che ti assillano. Angelo mio non disperare, ci sarò io con te, perchè venderei la mia anima pur di farti star bene, pur di farti sorridere. Angelo mio è finita...Tutta questa tristezza vedrai che svanirà...domani E ci rialzeremo insieme, come due bei cigni inizieremo a volare di nuovo a testa alta, e con coraggio. Angelo mio non avere paura non cadrai mai più.
Dovrei paragonarti ad un giorno d'estate? Tu sei ben più raggiante e mite: venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio e il corso dell'estate ha vita troppo breve: talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo e spesso il suo volto d'oro si rabbuia e ogni bello talvolta da beltà si stacca, spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura. Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire nè perdere possesso del bello che tu hai; nè morte vantarsi che vaghi nella sua ombra, perchè al tempo contrasterai la tua eternità: finchè ci sarà un respiro od occhi per vedere questi versi avranno luce e ti daranno vita.
Sempre caro mi fu quest'ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo; ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: e il naufragar m'è dolce in questo mare.
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