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stelline voti: 36; popolarità: 1; 0 commenti

categoria: Poesie

Pensieri di Deola


Deola passa il mattino seduta al caffè
e nessuno la guarda. A quest'ora in città corron tutti
sotto il sole ancor fresco dell'alba. Non cerca nessuno
neanche Deola, ma fuma pacata e respira il mattino.
Fin che è stata in pensione, ha dovuto dormire a quest'ora
per rifarsi le forze: la stuoia sul letto
la sporcavano con le scarpacce soldati e operai,
i clienti che fiaccan la schiena. Ma, sole, è diverso:
si può fare un lavoro più fine, con poca fatica.
Il signore di ieri, svegliandola presto,
l'ha baciata e condotta (mi fermerei, cara,
a Torino con te, se potessi) con sè alla stazione
a augurargli huon viaggio.

E' intontita ma fresca stavolta,
e le piace esser libera, Deola, e bere il suo latte
e mangiare brioches. Stamattina è una mezza signora
e, se guarda i passanti, fa solo per non annoiarsi.
A quesr'ora in pensione si dorme e c'è puzzo di chiuso
- la padrona va a spasso - è da stupide stare lì dentro.
Per girare la sera i locali, ci vuole presenza
e in pensione, a trent'anni, quel po' che ne resta, si è perso.

Deola siede mostrando il profilo a uno specchio
e si guarda nel fresco del vetro. Un po' pallida in faccia:
non è il fumo che stagni. Corruga le ciglia.
Ci vorrebbe la voglia che aveva Marì, per durare
in pensione (perché, cara donna, gli uomini
vengon qui per cavarsi capricci che non glieli toglie
nè la moglie nè l'innamorata) e Marì lavorava
instancabile, piena di brio e godeva salute.
I passanti davanti al caffè non distraggono Deola
che lavora soltanto la sera, con lente conquiste
nella musica del suo locale. Gettando le occhiate
a un cliente o cercandogli il piede, le piaccion le orchestre
che la fanno parere un'attrice alla scena d'amore
con un giovane ricco. Le basta un cliente
ogni sera e ha da vivere. (Forse il signore di ieri
mi portava davvero con sè). Stare sola, se vuole,
al mattino, e sedere al caffè. Non cercare nessuno.

Cesare Pavese

stelline voti: 13; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

CLOCHARD

Sotto i ponti conduce la vita

la sua speranza è ormai svanita..

Timoroso e vacillante

tende una mano ad un passante..

Non ha lavoro, nè pensione

chiede solo compassione..

Siede stanco ad una panchina

stringe forte la sua monetina...

Vive da lurido pezzente

nell'indifferenza della gente...

Occhi chiusi ed disillusi

ringhia tra i denti

rabbia amara a pugni chiusi ....

Dorme sotto a un cartone

affondando nella disperazione..

Questa vita lo digesta

mai nessuno che lo aspetta...

L'unico amico è un vecchio cane

che con lui divide un pezzo di pane.

Cosa ha reso mendicante

un gentiluomo benestante?

Degli eventi svantaggiosi

la frustrazione dei superstiziosi. ..

Ricordando un tempo passato

tutto pulito e ben rasato..

Guarda le vetrine con nostalgia

mentre il commesso lo caccia via....

Ignorando la sua storia vera

che lo ha ridotto in miseria ...

GIULIA GABBIA

segnalata da GIULIA GABBIA martedì 28 dicembre 2010

voti: 0; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Estate 2012

ESTATE 2012

Pure ‘o palummo
‘ ngoppa ‘a ringhiera
sente ‘nu cavere
ca chiamasse ‘e pumpiere.

Tutte ‘e fforze
ca’ teneve stanotte,
songo fernute,
ma chi se ne fotte.

Mo’ metto ‘a capa
sott’à funtana
e pe’ me rinfrescà
me sciacquo ca’ mano.

Cu’ l’auta mano
me tengo appuggiato
ca’ po’ calore
me sono stancato.

Fernesse ambresse
chesta staggione,
ca’ po’ cavere e ‘e tasse
s’è squagliata ‘a penziona!!!

Catello Nastro

TRADUZIONE
Anche il colombo sulla ringhiera del balcone sente un caldo che chiamerebbe i pompieri per farsi rinfrescare. Tutte le forze che tenevo stanotte, al fresco, sono terminate: ma non importa. Metto la testa nel lavandino sotto il rubinetto dell’acqua fredda e con una mano mi rinfresco e con l’altra mi tengo appoggiato, perché per il caldo mi sento frastornato. Finisse presto questa estate 2012, perché per il troppo caldo e le troppe tasse, si è squagliata pure la pensione.

Catello Nastro - tratto da Nuove poesie napoletane

segnalata da Catello Nastro giovedì 23 agosto 2012

stelline voti: 2; popolarità: 0; 0 commenti

categoria: Poesie

Il rumore del silenzio

IL RUMORE DEL SILENZIO

Attoniti, atterriti, sfiduciati, avviliti,
leggono notizie faziose sui giornali,
indipendenti, ma non si sa da che cosa,
non si capisce da chi non dipendono…
Forse dall’informazione tradizionale,
da quella faziosa o mercificata,
forse dall’asservimento per un tozzo di pane,
da un appalto fasullo, modificato o camuffato,
forse da un idealismo sballato dalle tangenti,
forse da un sistema radicato sulla corruzione.
Eppure si tira avanti, come se niente fosse,
ignorando i misfatti, nascondendo le tangenti,
abolendo i vecchi ideali dei padri traditi,
negando la storia che si confonde con la leggenda,
rendendo i ricchi più ricchi, con panfili e ville,
ed i poveri più poveri striminzendo le pensioni
di chi ha lavorato una vita intera,
onorando il lavoro, rispettando gli orari,
ubbidendo ai padroni, rispettando i doveri.

Il rumore del silenzio si accumula a montagne,
come avviene nella raccolta indifferenziata,
inquinante prati e boschi una volta verdeggianti,
ora ostello di zoccole e mosconi parassiti.
Il rumore del silenzio farà sentire la sua voce.
Stroncando il caporalato, il lavoro in nero,
il contrabbando, il traffico di droga,
la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, la malavita,
la sacra corona unita, i club di tutti i parassiti.

Solo allora sorgerà un nuovo giorno
quando i figli potranno guardare in faccia i genitori,
l’operaio saluterà con rispetto il datore di lavoro,
il giovane promettente, ma senza raccomandazioni,
verrà destinato a più importanti mansioni,
e la fabbrica fabbricherà manufatti solidali,
che onoreranno una nuova società finalmente civile!

Catello Nastro

segnalata da Catello Nastro martedì 17 luglio 2012


 


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