Tu sei come una terra che nessuno ha mai detto. Tu non attendi nulla se non la parola che sgorgherà dal fondo come un frutto tra i rami. C'è un vento che ti giunge. Cose secche e rimorte t'ingombrano e vanno nel vento Membra e parole antiche. Tu tremi nell'estate
Cerchi chi vuol le pompe e gli alti onori, le piazze, i templi e gli edifizi magni, le delizie e il tesor, quale accompagni mille duri pensier, mille dolori.
Un verde praticel pien di be' fiori, un rivo che l'erbetta intorno bagni, un augelletto che d'amor si lagni, acqueta molto meglio i nostri ardori;
l'ombrose selve, i sassi e gli alti monti, gli antri oscuri e le fere fuggitive, qualche leggiadra ninfa paurosa:
quivi vegg'io con pensier vaghi e pronti le belle luci come fussin vive, qui me le toglie or una or altra cosa.
Erano i capei d'oro a l'aura sparsi, che 'n mille dolci nodi gli avolgea; e 'l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi, ch'or ne son sì scarsi; e 'l viso di pietosi color farsi, non so se vero o falso, mi parea: i' che l'ésca amorosa al petto avea, qual meraviglia se di sùbito arsi? Non era l'andar suo cosa mortale, ma d'angelica forma; e le parole sonavan altro che pur voce umana: uno spirto celeste, un vivo sole fu quel ch'i' vidi; e se non fosse or tale, piaga per allentar d'arco non sana.
Amore, mio giovine emblema, Tornato a dorare la terra, Diffuso entro il giorno rupestre, E' l'ultima volta che miro (Appie' del botro, d'irruenti Acque sontuoso, d'antri Funesto) la scia di luce Che pari alla tortora lamentosa Sull'erba svagata si turba.
Amore, salute lucente, Mi pesano gli anni venturi.
Abbandonata la mazza fedele, Scivolero' nell'acqua buia Senza rimpianto.
Morte, arido fiume...
Immemore sorella, morte, L'uguale mi farai del sogno Baciandomi.
Avro' il tuo passo, Andro' senza lasciare impronta.
Mi darai il cuore immobile D'un iddio, saro' innocente, Non avro' più pensieri ne' bonta'.
Colla mente murata, Cogli occhi caduti in oblio, Faro' da guida alla felicita'.
De gli occhi de la mia donna si move un lume sì gentil che, dove appare, si veggion cose ch'uom non pò ritrare per loro altezza e per lor esser nove: e de' suoi razzi sovra 'l meo cor piove tanta paura, che mi fa tremare e dicer: "Qui non voglio mai tornare"; ma poscia perdo tutte le mie prove: e tornomi colà dov'io son vinto, riconfortando gli occhi paurusi, che sentier prima questo gran valore. Quando son giunto, lasso!, ed è son chiusi; lo disio che li mena quivi è stinto: però proveggia a lo mio stato Amore.
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